Rassegna stampa – Berrettini, altra vittoria
Berrettini, arrivano nuove conferme (Marco Di Nardo, Corriere dello Sport)
«Ho giocato piuttosto bene. Con Monfils bisogna sempre stare lì, io conoscevo i suoi punti di forza e lui i miei». Non sarà ancora la miglior versione di se stesso, ma la capacità di vincere le partite è sempre quella del campione che ha concluso tre stagioni consecutive in top 10. Dopo un avvio di stagione incerto, Matteo Berrettini ha preso il via e l`esordio positivo nel torneo di Dubai dà seguito alle ottime prestazioni messe in mostra la scorsa settimana a Doha. Nel suo match d`esordio nell`ATP 500 degli Emirati Arabi, l`azzurro ha eliminato Gael Monfils con lo score di 7-5 6-4, riuscendo a emergere nei momenti cruciali della sfida. Nonostante i suoi 38 anni d`età, Monfils è ancora uno dei primi 40 giocatori del mondo e sta giocando un ottimo tennis, come aveva dimostrato in avvio di stagione, vincendo il torneo di Auckland. Dall`altra parte, Berrettini aveva iniziato il 2025 perdendo tre delle prime quattro partite disputate e con qualche dubbio sul suo stato di forma. Ecco perché questa vittoria rappresenta una conferma importante, soprattutto dal punto di vista della continuità, dopo l`exploit contro Novak Djokovic di una settimana fa: «Doha è stato un grande torneo – ha ammesso l`azzurro a fine partita – ho avuto grandi lotte che mi hanno dato grande fiducia e ora è bellissimo giocare qui a Dubai». Dopo aver ottenuto il primo break nel terzo gioco, Berrettini si è complicato la vita in una parte finale del primo set in cui ha perso per due volte un turno di battuta di vantaggio (subendo il contro-break sul 4-3 e sul 5-4). Matteo è comunque rimasto positivo, e l`ennesimo break piazzato nell`undicesimo game è stato quello decisivo: «Sono orgoglioso per il modo in cui ho vinto il primo set. Mentalmente è stato molto duro». Più regolare il secondo parziale, deciso dal turno di battuta ceduto da Monfils nel settimo gioco. Una vittoria che permette all`azzurro di salire al numero 29 nel Ranking ATP live, confermando quel posto nei primi 32 che consente di essere testa di serie negli Slam. Ad attendere il tennista romano al secondo turno c`è il qualificato australiano Christopher O`Connell, che Matteo ha sconfitto nell`unico precedente, giocato lo scorso anno a Shanghai. […] Dopo il brutto spavento dell`infortunio alla caviglia di Dubai, Jasmine Paolini è tornata ad allenarsi, come lei stessa ha mostrato attraverso le immagini pubblicate sui suoi profili social, in cui si allena sia sulla sabbia che sul campo da tennis: «Mi sono presa alcuni giorni per riposare e verificare le condizioni del mio piede – ha scritto l`azzurra – Ora mi sento molto meglio. Ricomincio ad allenarmi in vista dei prossimi tornei negli Stati Uniti».
Berrettini, spettacolo d’orgoglio e di fiducia (Roberto Bertellino, Tuttosport)
Sfoggia il sorriso dei giorni migliori, il volto disteso per la prima vittoria nel Dubai Duty Free Tennis Championships. Matteo Berrettini ha ottenuto la quarta vittoria in altrettante sfide contro Gael Monfils, attuale numero 40 Atp e come lui già numero 6 del mondo. Il romano si è imposto 7-5 6-3 e non al termine di una passeggiata di salute, soprattutto nella prima frazione. Matteo è stato avanti di un break in tre occasioni, ma in due è stato ripreso. Bravo l`azzurro a ritrovare la giusta concentrazione nel momento delicato del set e a veicolare le forze per chiudere al 12° gioco. Meno tortuoso il percorso nel secondo set in chiave italiana Tutto in equilibrio fino al sesto game (3-3). Poi Matteo ha preso il sopravvento grazie a un diritto in contropiede che ha costretto Monfils a un cambio di direzione repentino con tanto di piede destro impuntato. Il francese si è seduto, ha riallacciato le stringhe facendo segno che tutto era ok, ma da quel momento i suoi appoggi non sono più stati gli stessi e diversi errori hanno segnato gli ultimi scambi. Matteo è stato cinico e ha fatto suo l`incontro con il 6-3 di sigillo. «Una grande partita, ho giocato davvero bene – dice Matteo -. Con Gael devi sempre rimanere concentrato perché io conosco i suoi punti di forza e lui conosce i miei. […] Sono orgoglioso per come ho portato a casa il primo set. Mentalmente è stata dura. Per due volte sono stato un break avanti. La verità è che sono felice perché mi sento in salute e sto giocando bene. Doha mi ha trasmesso grande fiducia. Nei quarti avrei forse potuto anche vincere ma in ogni caso quel tabellone mi ha dato molta fiducia. Era tanto tempo che non giocavo qui a Dubai. E stato bellissimo tornare su questo campo con tante persone che hanno fatto il tifo per me. Spero che anche questa settimana sia lunga». Grazie ai quarti raggiunti la scorsa settimana in Qatar l`azzurro è nuovamente in top 30 Atp: «Per me vuol dire tanto. L’anno scorso in questo periodo non giocavo nemmeno, mi stavo allenando con tanti punti di domanda. Il nostro è uno sport che va veloce e non si può dare nulla per scontato. Ci ho messo tanto impegno con il mio team e le persone che mi vogliono bene. Sono orgoglioso di quello che sto facendo ma voglio fare ancora di più». Oggi troverà l`australiano O`Connell, in chiusura di programma, battuto nell`unico precedente e in due tie-break lo scorso anno a Shanghai nel 1° turno del Masters 1000. […]
Anche Ruud dalla parte di Sinner (Roberto Bertellino, Tuttosport)
Casper Ruud, uno dei signori del circuito in campo e fuori, ha difeso apertamente Jannik Sinner nel podcast “Bounces” di Ben Rothenberg. Il norvegese, già numero 2 del mondo e questa settimana numero 5 Atp, ha espresso stima e rispetto per Jannik spiegando anche per quale ragione, a suo parere, ha deciso di scendere a patti con la Wada. «Mi dispiace per Jannik. Lui, secondo me, non ha fatto nulla intenzionalmente. Non è la prima volta che accade che si giunga a un accordo per una questione doping, il che probabilmente ha sorpreso qualcuno. Quando si guarda al sistema legale non è insolito che accada quando si sta per andare a processo. Voglio dire, ci sono molti altri casi in cui gli accordi sono avvenuti appena prima di un processo. Se fossi stato nei panni di Jannik, ovviamente mi sarebbe piaciuto difendermi in un processo pubblico, cosa che sono sicuro lui stesse cercando. Ma quando vai a processo c`è sempre il rischio che tu possa essere dichiarato colpevole, se le giurie o i giudici vedono le cose in modo diverso. Basti pensare in quanti casi nel mondo qualcuno è andato in prigione pur non essendo reo. Esiste sempre il rischio di poter essere dichiarato colpevole anche se non lo sei». […] «Spero che vada a testa alta, io sarò sempre dalla sua parte. È una gioia vederlo giocare, spero che 3 mesi passino in fretta. E triste che sia stato coinvolto in una simile storia». […]
Le cento telefonate per tornare insieme. La relazione tossica tra la tennista e il coach (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)
«Il tuo problema è che non sei intelligente: devo dirti le cose cinquanta volte perché tu le faccia…». Il primo ad intercettare l`aggressività denigratoria dell`allenatore croato Stefano Vukov, 37 anni, contro la numero 7 della classifica mondiale del tennis Elena Rybakina, regina di Wimbledon 2022, moscovita naturalizzata kazaka, 25 anni, è un coach che assiste al confronto tra i due a Miami nel 2022 e poi manda una mail di denuncia a Steve Simon, all`epoca amministratore delegato della Wta, il tour professionistico femminile. Le voci sul comportamento inappropriato di Vukov s`inseguono da tempo, molte colleghe hanno notato il dito spesso puntato contro la faccia di Elena e la cattiva abitudine dell`uomo di mettere in dub- bio la sua intelligenza ma è quella mail ad aprire ufficialmente il caso Rybakina. Che ancora una volta sottolinea la fragilità delle atlete esposte alla condotta inappropriata degli adulti. L`inchiesta della Wta parte e strada facendo, rivela The Athletic, emergono episodi che fanno pensare a una relazione di dipendenza di Rybakina da Vukov. Il rimprovero pubblico durante la finale dell`Australian Open 2023 che lascia la giocatrice mortificata, le volte in cui lui ha dato a lei della «stupida» e della «ritardata», quando l`ha presa a paliate per gli errori commessi in allenamento e poi le ha urlato contro: «Senza di me saresti ancora in Russia a raccogliere patate». Prima che si attivi un cordone sanitario intorno a Rybakina (la madre scrive al coach chiedendo, per favore, di «non farla più piangere»), passano mesi. Intanto i risultati di Elena peggiorano, esplodono problemi di insonnia, si moltiplicano gli infortuni e i ritiri last minute dai tornei. Il rapporto della Wta definisce i contorni di un «legame tossico, che compromette il benessere psicofisico della tennista», parla di «abuso di autorità» e «vessazioni mentali» però Elena continua a difendere Stefano («Lui mi conosce, non mi ha mai maltrattata, sa come tirare fuori il meglio da me») e Stefano si giustifica accusando di pigrizia l`atleta: «La spingo anche quando non vuole essere spinta, so perfettamente quali tasti toccare per farla arrabbiare». L`allarme sale, gli altri membri dello staff di Rybakina, che intanto dal n.3 scende in classifica, intervengono. Gli chiedono di lasciarla in pace. Ma Vukov non molla. A New York, vigilia dell`Open Usa 2024, l`ultimo Slam della stagione dove Elena arriva sfinita da notti senza sonno (uscirà al secondo turno), si presenta in albergo, fa il pazzo nella hall, la bombarda di messaggi, la chiama al telefono un centinaio di volte, sperando di essere perdonato come già successo in passato. Interviene a gamba tesa la Wta, che prima lo sospende provvisionalmente e poi, ravvisando una violazione del codice di condotta del tour, lo squalifica per un anno (decisione appellabile), con l`obbligo di frequentare lezioni di comportamento. Con il cuore
spezzato e l`anima in frantumi, sembra arrendersi anche Elena. «Stefano non è più il mio coach – scrive in un post -. Lo ringrazio di tutto ciò che ha fatto per me». In Australia, lo scorso gennaio, Rybakina si è presentata con Goran Ivanisevic, ex allenatore di Djokovic, vincitore di Wimbledon 2001. Elena ha perso negli ottavi, Ivanisevic ha rinunciato al mandato dopo il mese di prova. E dopo aver scoperto che Vukov era a Melbourne, ospite nella stanza d`albergo di Rybakina, «ennesimo segnale di una relazione romantica in corso» sottolinea una fonte di The Athletic. Lei nel pugno del suo allenatore-ombra, insomma, prigioniera della sindrome di Stoccolma, incapace di ribellarsi. […]