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Февраль
2016

Renzi sfida il Family Day: No ai veti sulle riforme

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"Che c'entra la difesa della famiglia con la riforma del Senato?". Matteo Renzi ha paura e rischia di pagare grosso il sì a tutti i costi alle unioni civili. Al punto che cerca il più possibile di tenere separati il dibattito sulle nozze gay e quello che riguarda le riforme costituzionali oggetto di referendum a ottobre.A lanciare l'hashtag #renziciricorderemo era stato a fine gennaio il popolo del Family Day, che ha riconfermato la sua "minaccia" nei giorni scorsi per tramite dell'organizzatore Massimo Gandolfini. E ora il premier tenta di scindere i due temi: "Che c'entrano le coppie omosessuali con la cancellazione del Cnel?", replica nella sua enews, "Che c'entrano i movimenti religiosi con le competenze regionali su energia e turismo? Nulla. E io con un sorriso accetto la sfida e se mi inviteranno andrò nelle parrocchie, come nelle realtà del volontariato, a dire il perché - a mio giudizio - è giusto che la riforma passi. Purtroppo è una caratteristica ormai consueta di molti della cosiddetta società civile (e anche qualche sindacalista): una manifestazione, tre telecamere, due talk e zac, la politica politicante li ingloba subito nel sistema. Se qualcuno vorrà mandarci a casa per questo andremo a casa. Ma fino a quel momento, ostinati e sorridenti, continueremo a fare le cose che per noi servono all'Italia. Agli opposti estremismi, voglio dire che è finito il tempo in cui in Italia qualcuno aveva un diritto di veto, di blocco". Anzi, Renzi è così sicuro della bontà dell'Italicum che si dice sicuro che verrà copiato in Europa.E il premier raccoglie subito le simpatie del mondo omosessuale: "Matteo Renzi strapazza il portavoce del Family Day, Gandolfini. Fa bene. Gandolfini si rassegni", dice Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay center, "Nella maggioranza di italiani favorevoli alle unioni civili ci sono anche molti cattolici. Non tutti sono per le sue prediche e quelle di Adinolfi. Le famiglie italiane non vanno tutte al suo Family Day. E non ci vanno nemmeno molti politici, se non quelli in cerca di piazze che non hanno più da soli".