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“Cara bugiarda…”, la risposta di Marco Travaglio all’intervista di Giorgia Meloni da Mentana

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Giorgia Meloni è una bugiarda. Non che sia una novità, ma l’altra sera, approfittando del non avere l’ultima parola prima del silenzio elettorale da Mentana, ha esagerato. Oltre alle varie balle sulla riforma della giustizia, tirato dentro anche me e Il Fatto Quotidiano nella sua indecente campagna elettorale. Ha detto “molti di quelli oggi schierati per il NO in passato sostenevano questa riforma”. Non ha spiegato come facevamo in passato a sostenere una riforma che lei ha fatto in fretta e furia l’anno scorso e che quindi prima dell’anno scorso nessuno poteva avere letto né condiviso né osteggiato. E poi “il Pd era per la separazione delle carriere”. È vero. “I Cinque Stelle e Gratteri sostenevano il sorteggio”. Vedremo se è vero. “Marco Travaglio sosteneva tutti e due, cioè sia il sorteggio sia la separazione delle cariche. Adesso sono tutti per il no”. Ora, io capisco che chi è abituato a mentire ogni volta che respira (accise, blocco navale, tagli alle tasse, legge Fornero asili nido gratis, rete Tim in Italia, ITA in Italia, governo in Europa con i socialisti, mai patto di stabilità, spese militari, Putin, sanzioni alla Russia, vittorie militari dell’Ucraina, Usa, Gaza, Israele, Arabia Saudita, Qatar, Cina, Pnrr, dimissioni dei ministri degli altri, dazi zero, superbonus, chiusure per il webtax, agenzie di rating, tasse sugli extraprofitti, trivelle in mare, regioni, elezione diretta del Capo dello Stato, legge elettorale con le preferenze e così via) ci prenda gusto e non capisca più la differenza fra la verità e la menzogna. Ma finché i suoi elettori glielo permettono, meglio per lei e peggio per noi.

Però Giorgia Meloni si rassegni. Noi non siamo bugiardi come lei, non sono tutti bugiardi come lei e rarissime volte in cui le è capitato di avere ragione, gliel’abbiamo data perché non siamo nemmeno in malafede e quindi non giudichiamo le persone. I politici dalle appartenenze, li giudichiamo dai fatti. Però non si deve permettere di dire che abbiamo cambiato idea sulla sua riforma, chiamiamola così, solo perché l’ha proposta lei tanto Perché è falso e poi perché noi non ci comportiamo così. I suoi e lei si comportano così. Il Fatto, da quando è nato, nel 2019, è sempre stato contrario alla separazione delle carriere.Ogni volta che ricevo articoli di collaboratori favorevoli lo precisano. In fondo, oltre ad averlo scritto in decine e decine di pezzi, abbiamo proposto e continuiamo a sostenere il sorteggio per i membri del Csm, a una condizione che valga per tutti membri togati e membri laici o meglio ancora che si aboliscano i laici, cioè gli emissari dei partiti, per fare un vero organo di autogoverno formato solo da magistrati. E a quel punto sì, li si può sorteggiare.

Invece che cosa fa la riforma, lo sapete? Io non so più come spiegarlo. Sorteggio vero per i togati magistrati estratti a sorte da un bussolotto dove ci sono i nomi di tutti e 9400 gli attuali magistrati in servizio. Sorteggio truffa per i politici. Il Parlamento si fa una lista di amici dei partiti della maggioranza in gran parte o in toto vedremo dalla legge attuativa che farà la Meloni e tra quelli estrae chi? Tutti amici dei partiti in gran parte o in toto della maggioranza, possono fare anche una lista di 300 nomi, ma se sono tutti amici loro chiunque tirino su sarà un amico. Loro. Quindi questo non è il sorteggio che abbiamo proposto noi non è nemmeno quello dei cinque Stelle e nemmeno quello di Gratteri, anche perché non ne avevamo quando parlavamo letto questo finto sorteggio truffa che hanno inventato questi signori ma ancora di più la Meloni mente sul fatto che io fossi favorevole alla separazione delle carriere è sempre stato contrarissimo cominciato a scrivere contro questa idea sciagurata di Gelli, Craxi e Berlusconi nel 94 sulla voce di Montanelli quando lei era appena entrata in politica al seguito delle idee di Borsellino salvo poi passare a quelle di Berlusconi di Gelli e scambiare e barattare Borsellino con Nordio su Micromega, di Paolo Flores d’Arcais quando è nata la Bicamerale. E la separazione non delle carriere ma delle funzioni. L’ha proposta il centrosinistra insieme a Forza Italia 1997-98. Presidente D’Alema. Io ho demolito la bozza che prevedeva la separazione delle funzioni tra pm, giudici e un solo Csm, ma biforca in due sezioni per il Csm, per i pm, per i giudici.

Perché? Perché io sono per rendere obbligatori i passaggi fra pm e giudici quindi è sempre stato contrario anche quando lo proponeva la sinistra insieme al centrodestra se la Meloni vuole documentarsi c’è un. Tra i vari articoli che ho scritto nella mia lunga carriera ce n’è uno intitolato la bozza Boato tradotta in italiano che può trovare sul numero cinque di Micromega del 1997 così capisce che sono sempre stato contrario alla separazione delle carriere chi era contrario come me alla separazione delle carriere Gianfranco Fini il leader del partito in cui la Meloni all’epoca militava. Che fu l’artefice della esplosione della Bicamerale perché Berlusconi ha detto di trasformare la separazione delle funzioni in separazione delle carriere e fu stoppato dal Presidente Scalfaro dalla NM da Mattarella che all’epoca era capogruppo del PP e da Gianfranco Fini, affiancato da Larussa e da Mantovano, che gli scrisse il discorso contro la separazione delle carriere. Persino Delmastro è sempre stato contrario, come tutti gli attuali separazione delle carriere, a cominciare da Nordio e da Di Pietro. Quindi io, diversamente da tutti questi voltagabbana, non ho mai cambiato idea.

Se la Meloni cerca dei voltagabbana prenda uno specchio, ci si guardi dentro e poi guardi tutti quelli che la circondano. Quelli sono i voltagabbana. Sulla separazione delle carriere, non Travaglio e non il Fatto, qui non ce ne sono. Ma l’altra sera, sempre approfittando del fatto che aveva l’ultima parola prima del silenzio elettorale, la signora Meloni ha sparato un’altra menzogna e cioè che lo scandalo del suo amico e sottosegretario alla Giustizia del Delmastro, socio della figlia del prestanome del clan camorristico senese, sia uscito sul nostro giornale per una manina che dice tiriamo fuori la cosa peggiore sul governo. Negli ultimi giorni di campagna sul Referendum. Qui l’unica manina, a parte quella di Delmastro che ha firmato la società con la figlia del prestanome dei Senese, è la firma di Alberto Nerazzini, giornalista investigativo che lavora a un libro sui clan e la politica a Roma, e ha scoperto la società Delmastro-Caroccia, i prestanome dei Senese. E la fuga un mese fa di Delmastro da quella società fuori tempo massimo. Ha verificato la notizia ce l’ha proposta, noi l’abbiamo pubblicata quando l’abbiamo avuta quindi noi non teniamo dossier nei cassetti come fanno i giornalisti amici della Meloni, e soprattutto pubblichiamo le notizie vere tant’è che questa notizia non ha avuto una virgola di smentita. Ma la Meloni dice “i fatti che conosciamo ora io li conosco dalla stampa”. Dal Fatto! Quindi dovrebbe ringraziare il Fatto e Nerazzini di averli raccontati anche perché Delmastro non le aveva mica raccontato niente, non aveva nemmeno segnalato nella dichiarazione delle proprietà che i parlamentari – e tanto più i membri del Governo, tanto più se stanno alla giustizia, devono depositare alla Camera e al Senato – quella società, quella figlia del prestanome dei Senese. Quindi se la Meloni l’ha saputo è grazie a noi, e adesso spetterebbe a lei prendere decisioni. Invece lei lascia Delmastro al suo posto e ci fa la lezioncina di deontologia professionale. Forse ci dovremmo interrogare su un certo modo di fare giornalismo atteso che io l’ho appreso dalla stampa.

Cioè siamo noi che dobbiamo spiegare a lei perché abbiamo pubblicato una notizia vera anziché lei spiegare a noi perché Delmastro continua a stare al ministero della Giustizia, con la Bartolozzi e con altri cinque dirigenti del ministero della Giustizia che banchettano nel ristorante di Delmastro e della figlia del prestanome dei Senesie Almeno fino a quando il prestanome dei Senese non è stato condannato in Cassazione e l’hanno portato via. Dove adesso risiede, cioè nelle carceri gestite da quei dirigenti del ministero della Giustizia che parcheggiavano nel suo ristorante. Allora presto o tardi, anche in Italia i bugiardi e i voltagabbana fanno una brutta fine. Comprereste una riforma usata da gente così? Ecco, noi abbiamo un’ottima occasione per rispondere di No al Referendum di domenica e lunedì. Andiamoci in massa a votare NO. Convinciamo più gente possibile a votare no anche per dire no a chi prende, a chi pensa di prenderci in giro con menzogne di questo livello dozzinale. Buon voto a tutti.

L'articolo “Cara bugiarda…”, la risposta di Marco Travaglio all’intervista di Giorgia Meloni da Mentana proviene da Il Fatto Quotidiano.