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Così la legge delega del governo sul nucleare spinge la deregulation nell’autorizzazione di nuove centrali

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di Mario Agostinelli e Giorgio Ferrari

La Convenzione sulla sicurezza nucleare (Cns) stabilita in ambito Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica), obbliga gli stati membri ad adottare un quadro legislativo e normativo in materia di sicurezza nucleare che deve riguardare anche la progettazione, la localizzazione, la costruzione, la messa in servizio e l’esercizio di nuove centrali nucleari.

In Italia questo complesso di norme e regolamenti riguardanti eventuali nuove centrali nucleari risulta del tutto inadeguato, dato che la normativa esistente (le Guide Tecniche dell’Enea-Disp) risalgono a prima dell’entrata in vigore della Cns e le attuali competenze dell’Isin non sono in grado di assolvere pienamente a questo compito, come riconosce la stessa Isin nel suo “Decimo rapporto sulla Convenzione per la sicurezza nucleare” pubblicato nel 2025.

La legge delega 2669 del governo Meloni tenta di aggirare questo ostacolo con un pericoloso escamotage che consiste nello stabilire “corsie preferenziali” all’autorizzazione in Italia di nuove centrali nucleari, se queste sono dello stesso tipo di quelle approvate dalle autorità di sicurezza di altri stati. Si tratta di una tendenziale deregulation nelle procedure di licencing (autorizzazione) che ha preso piede a livello internazionale a partire dagli Stati Uniti.

Già sotto la prima presidenza Trump, con voto unanime del Congresso Usa, furono varate le nuove linee guida per il rilancio del nucleare americano, le quali hanno trovato concreta applicazione nel 2025 con l’emanazione di tre ordini esecutivi del presidente Trump. Questi ordini mirano a ristrutturare l’intero settore nucleare, investendo il Dipartimento dell’energia (Doe), il Dipartimento della Difesa (Dod), l’Epa (ente di protezione ambientale) e soprattutto la Nrc (l’agenzia per la sicurezza nucleare).

Il Doe deve sviluppare al massimo “i reattori di prova qualificati”. Per reattore di prova qualificato si intende un reattore avanzato che soddisfa i criteri stabiliti dal Dipartimento, sufficienti a dimostrare che, dal punto di vista dello sviluppo tecnico e del supporto finanziario, il reattore può essere operativo entro due anni dalla data di presentazione di una domanda di esercizio. Il Doe, quindi, dovrà rivedere tutte le norme in materia di prescrizioni ambientali con l’obiettivo di accelerare e semplificare l’iter autorizzativo. Ma l’aspetto più preoccupante riguarda la Nrc a cui, senza mezzi termini, viene rimproverato di aver ostacolato la realizzazione di nuovi impianti nucleari applicando una eccessiva rigidità dei criteri di sicurezza che avrebbe scoraggiato gli investitori. La Nrc, dice Trump, deve promuovere l’energia nucleare, non ostacolarla: di qui una serie di indirizzi che minano nelle fondamenta gli standard di sicurezza finora applicati.

Le nuove autorizzazioni (cioè il licencing), che riguardino reattori sperimentali o di tecnologia consolidata, devono avere una prassi semplificata e accelerata. Semplificata riguardo alle prescrizioni e/o vincoli di natura ambientale che sono di competenza dell’Epa, accelerata perché si impone alla Nrc di rilasciare la licenza di esercizio entro 18 mesi dalla presentazione della domanda (precedentemente non esisteva vincolo temporale) e di 12 mesi nel caso di rinnovo della licenza richiesto dall’esercente. Inoltre, la Nrc dovrà adottare limiti di radiazioni diversi dagli attuali, riconsiderando la dipendenza dal modello lineare di no-threshold per l’esposizione alle radiazioni e da quello Alara (As Low As Reasonably Achievable, cioè quanto più basso ragionevolmente raggiungibile), considerati troppo restrittivi.

Lo scopo di questa imponente ristrutturazione è quello di ripristinare il primato mondiale degli Usa nella tecnologia nucleare attraverso una politica aggressiva che sul piano interno prevede di passare dagli attuali 100 Gw di potenza nucleare installata a 400 GW entro il 2050, mentre sul piano internazionale si punta ad esportare la tecnologia nucleare statunitense incentivando le società nucleari americane a diventare partner privilegiati nelle scelte nucleari dei paesi alleati – come l’Italia – degli Stati Uniti.

Questi aspetti trovano un preciso riscontro nel disegno di legge delega del governo Meloni e precisamente al paragrafo l dell’Art. 3, dove è scritto: “previsione di specifici regimi amministrativi per il riconoscimento di titoli abilitativi già rilasciati dalle competenti autorità di uno Stato membro dell’Agenzia per l’energia nucleare (Nea) dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico o di uno Stato con il quale sono stati stipulati accordi bilaterali di cooperazione tecnologica e industriale nel settore nucleare e ferme restando le competenze dell’Autorità di cui alla lettera dd)”. In pratica qualora un progetto di reattore venga licenziato in un paese membro della Nea (Agenzia per l’energia nucleare) di cui fanno parte sia Italia che gli Stati Uniti, questo progetto potrebbe beneficiare in Italia di un iter autorizzativo semplificato.

Tenuto conto che la Nea (a differenza della Aiea) è un organismo politico creato in sede Ocse dai governi che vi aderiscono, si comprende come la legge delega del governo Meloni contenga in sé i presupposti per una deregolamentazione delle procedure e degli standard di sicurezza da applicare alle future centrali nucleari previste dalla legge delega 2669, le quali, peraltro, essendo soggette ad autorizzazione unica in quanto opere di pubblica utilità, già godono di un iter autorizzativo semplificato. Una ragione in più per contrastare un ritorno del nucleare nel nostro Paese, che sarebbe affidato oltre ogni prudenza alle dipendenze di Meloni da Trump e dalla sua inusitata e perversa smania di deregolamentazione.

L'articolo Così la legge delega del governo sul nucleare spinge la deregulation nell’autorizzazione di nuove centrali proviene da Il Fatto Quotidiano.