Carlos Alcaraz: “C’è un motivo per cui sto vincendo, non vedo l’ora di iniziare a Indian Wells”
Arriva nel deserto californiano con la leggerezza di chi vince e la consapevolezza di chi sa perché lo fa. Carlos Alcaraz si presenta al Masters 1000 di Indian Wells con una fiducia costruita sul campo: dodici vittorie consecutive in questo avvio di 2026, un filotto che certifica non solo la qualità del suo tennis, ma anche un salto di maturità evidente.
L’obiettivo è chiaro: prendersi per la terza volta la corona nel deserto. Ma più che i proclami, a parlare sono le sensazioni. “Sta andando davvero bene, a essere sincero“, ha spiegato durante il Media Day, soffermandosi sull’adattamento alle condizioni di gioco. “Mi sento un po’ diverso rispetto agli altri anni, ma ho fatto un paio di ottimi allenamenti. Sono tornato e sono pronto, sono entusiasta di iniziare“.
Parole che raccontano uno stato di forma pieno, ma anche una rinnovata consapevolezza. Il numero uno del mondo non nasconde l’orgoglio per quanto costruito nelle prime settimane dell’anno: “Sono davvero orgoglioso di questo inizio di stagione. Spero che la striscia continui“. Dodici successi in fila non sono un dettaglio nel tennis contemporaneo, dove ogni torneo è un campo minato e la profondità del circuito impone standard altissimi.
Il paragone con le grandi strisce della storia è inevitabile, come le 41 vittorie consecutive firmate da Novak Djokovic nel 2011. Alcaraz, però, mantiene i piedi per terra: “Non ti rendi conto di quanto sia difficile finché non inizi a inseguire qualcosa del genere. Quando arrivi a 12 vittorie pensi: ‘ok, ma servono ancora quattro o cinque tornei dei più grandi del mondo’“. Una riflessione lucida, che tradisce fame e ambizione, ma anche rispetto per la storia e per la fatica che comporta restare al vertice.
Se il braccio è caldo, la vera chiave di questo momento è nella testa. Lo ammette lui stesso, senza giri di parole: “Ora controllo le mie emozioni meglio di prima. Questo è stato il segreto del buon tennis che sto mostrando. Quando mi arrabbiavo o giocavo male, ora riesco a ritrovare la strada perché resto calmo e controllo quello che provo“. È qui che si misura la differenza tra un talento straordinario e un campione completo: nella gestione dei passaggi a vuoto, nella capacità di restare centrato quando il match si complica.
Infine, uno sguardo alla realtà che va oltre il campo. Il numero uno del mondo ha commentato la situazione dei giocatori rimasti bloccati a Dubai dopo i recenti attacchi nella regione: “È stato sorprendente. Solo pochi giorni prima stavamo giocando lì. Vedere alcuni giocatori bloccati e incapaci di viaggiare è preoccupante. Spero che possano venire qui o tornare a casa il prima possibile“.
