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ATP Indian Wells, Alcaraz: “Pochi giorni fa eravamo a Doha, ora è successo di tutto”

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Ready, set, go. Il paradiso del tennis nel deserto californiano: potrebbe sembrare un paradossale controsenso sensoriale, eppure le due cose convivono senza ostacolarsi, confluendo in quello che è il primo Masters 1000 della stagione. Ai nastri di partenza, ovviamente, e aerei emiratini permettendo, tutti i più forti al mondo e tra questi, il più forte al mondo al momento, Carlos Alcaraz. Durante il Media Day il murciano si presenta con il sorriso di chi sa di attraversare quello che potremmo definire un buon momento, fatto “soltanto” di un titolo Slam e di un 500 e con una serie ancora aperta, mica male: dodici vittorie consecutive
L’esordio arriverà direttamente al secondo turno, come da tradizione per le teste di serie e dall’altra parte della rete potrebbe esserci un volto noto come Grigor Dimitrov, ex numero 3 del mondo e semifinalista qui nel 2021, oppure il mancino francese Terence Atmane. Proprio Dimitrov fu l’avversario affrontato da Alcaraz negli ottavi della scorsa edizione, una partita chiusa lasciando al bulgaro appena due game.
Ma il punto non è tanto il possibile avversario quanto la sensazione che accompagna l’arrivo dello spagnolo nel deserto. Una sensazione che lui stesso racconta con semplicità.
Sta andando davvero bene, ad essere sincero. Mi sento un po’ diverso rispetto agli altri anni, mi sono allenato bene e sono pronto e motivato a iniziare.

Dodici vittorie e il peso dei numeri

Nel tennis contemporaneo le statistiche sono sempre dietro l’angolo. Così, inevitabilmente, anche per Alcaraz si parla della striscia di dodici successi consecutivi con cui ha iniziato la stagione. Un numero che per molti è soltanto un dato, ma che per chi vive il circuito inizia ad avere un peso specifico enorme.
Il paragone, quasi inevitabile, è con l’inizio di stagione di Novak Djokovic nel 2011, quando il serbo infilò quarantuno vittorie consecutive. Alcaraz sorride quando gli viene ricordato quel record.
Non ti rendi conto di quanto sia difficile finché non inizi a inseguire qualcosa del genere. Pensi che 41 non sia poi così tanto, ma quando sei a 12 ti accorgi che davanti ci sono ancora quattro o cinque tornei, i più grandi del mondo. Sono davvero orgoglioso del mio inizio di stagione. Spero che la serie continui, ma sono semplicemente felice di vedermi giocare un grande tennis.”
Non è una dichiarazione da recordman, piuttosto quella di un ragazzo che sta imparando a convivere con l’idea di essere uno dei punti di riferimento del circuito.

Il pensiero per i giocatori bloccati in Medio Oriente

Tra le domande della stampa non poteva mancare un riferimento alla situazione geopolitica che ha colpito il Medio Oriente e che sta complicando gli spostamenti di diversi giocatori rimasti bloccati a Dubai. Alcaraz non nasconde una certa preoccupazione.
È stato sorprendente. Eravamo tutti lì a giocare pochi giorni prima e improvvisamente è successo tutto questo.” La difficoltà di alcuni colleghi nel raggiungere la California non lo lascia indifferente. “Vedere alcuni giocatori bloccati lì, incapaci di viaggiare, è stato un po’ preoccupante. Spero che possano arrivare qui presto.”
Allo stesso tempo, lo spagnolo prova a mantenere il focus sul torneo. Per me non è una distrazione. Continuo ad allenarmi e a prepararmi nel miglior modo possibile.”

La nuova generazione spagnola

Tra le domande della conferenza spunta anche il nome di Rafa Jodar, uno dei talenti più interessanti del tennis spagnolo emergente. Alcaraz lo conosce da tempo, dai giorni in cui il giovane connazionale faceva da sparring durante la Coppa Davis. Il ricordo è nitido. 

L’ho conosciuto un paio di anni fa come sparring in Davis. Poi ho seguito il suo percorso nei tornei junior e nei Challenger.” Quello che colpisce di più Alcaraz non è solo il tennis del giovane spagnolo, ma la sua personalità. Fuori dal campo è una persona molto piacevole e rispetta tutti. Ma quando entra in campo crede in se stesso e crede di poter battere chiunque. È questo che mi piace di più.
Una frase che sa, se non di passaggio di testimone (è ancora piuttosto presto), ma sicuramente come “benedizione” tennistica da parte di quello che è e sarà uno dei più grandi interpreti della storia di questo sport.

Dietro le quinte del circuito

Il tennis moderno vive sempre più anche fuori dal campo. Documentari, vlog e contenuti dietro le quinte stanno raccontando al pubblico una dimensione più umana dei giocatori.
Alcaraz è stato uno dei primi protagonisti di questo tipo di narrazione e vede con favore questa evoluzione. “Penso che sia positivo. Perché non conoscere i giocatori dietro le telecamere? È interessante capire meglio come vive un giocatore ogni torneo e com’è la sua vita.” Nel suo caso, il progetto aveva un obiettivo preciso. Volevo mostrare alla gente come vivo, come mi sento e come affronto tutto nella mia vita.” Per ora non è prevista una seconda stagione del suo racconto su Netflix. “Al momento non sento la necessità di farne un’altra parte. Vedremo in futuro”.

La maturità che cambia il gioco

Se c’è un punto su cui Alcaraz insiste nel raccontare il suo momento, quello riguarda la dimensione emotiva del suo tennis. Non un colpo nuovo, non una modifica tecnica, ma qualcosa di più sottile. Il controllo delle emozioni. Credo di controllare meglio le mie emozioni rispetto al passato. Questa è stata la chiave del livello che ho mostrato ultimamente.”

Una trasformazione che cambia anche il modo di reagire ai momenti difficili. “Quando mi arrabbiavo giocavo male, ora riesco a trovare di nuovo la strada perché resto calmo e mantengo la concentrazione.” Nel tennis moderno, dove il margine tra vittoria e sconfitta si misura spesso in pochi punti, questa maturità emotiva può diventare una delle armi più decisive. L’inizio di stagione sembra confermarlo.