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Medvedev, Rublev e Khachanov in volo verso Indian Wells: una situazione surreale in Medio Oriente

L’escalation del conflitto in Medio Oriente, con il progressivo coinvolgimento dell’area del Golfo Persico, sta producendo effetti che vanno ben oltre il piano strettamente geopolitico. A farne le spese, in queste ore, è anche il circuito internazionale del tennis, costretto a fare i conti con cancellazioni, spostamenti improvvisi e atleti bloccati lontano da casa.

Dopo l’annullamento dei Challenger di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, deciso alla luce dell’aggravarsi della situazione militare nella regione, l’attenzione si è spostata su Dubai. Qui, al termine del Dubai Duty Free Championships, diversi giocatori e membri dei rispettivi team sono rimasti bloccati a causa delle difficoltà nei collegamenti aerei e delle restrizioni agli spostamenti.

Secondo quanto riferito dal portale Bounces, la madre di Andrey Rublev, Marina Marenko, avrebbe dichiarato all’agenzia russa RIA Novosti che il figlio, insieme a Karen Khachanov e Daniil Medvedev, è riuscito a lasciare gli Emirati via terra. Il gruppo avrebbe raggiunto Muscat, in Oman, per poi imbarcarsi su un volo privato diretto a Istanbul. Da lì, il programma prevede un volo di linea verso Los Angeles e infine il trasferimento via terra a Indian Wells, dove è in calendario il BNP Paribas Open. Una notizia confermata dal fatto che i tennisti russi sono stati inseriti nel programma dei training previsti in California.

Non tutti, però, hanno avuto la stessa sorte. I doppisti Henry Patten e Harri Heliovaara avevano tentato a loro volta di raggiungere Muscat in automobile, dopo aver prenotato un volo commerciale per lasciare il Medio Oriente. Alla frontiera tra Emirati Arabi Uniti e Oman, tuttavia, sarebbero stati respinti per presunte irregolarità legate ai documenti di un membro del team, venendo così costretti a rientrare a Dubai.

Il quadro resta complesso. Le opzioni di uscita per chi si trova ancora negli Emirati sono limitate: gli spostamenti via terra verso i Paesi confinanti risultano difficoltosi e non privi di rischi; i voli privati, complice l’elevata domanda e le difficoltà assicurative legate ai rischi di guerra, hanno costi proibitivi; i collegamenti commerciali, infine, offrono pochissimi posti disponibili.

Nel frattempo, ha fatto discutere un’email trapelata subito dopo la cancellazione dei Challenger di Fujairah, nella quale si proponeva un posto su un volo charter da Muscat a Milano (via Il Cairo) al costo di 5.000 euro a persona. In merito, l’ATP ha diffuso una nota per chiarire la propria posizione.

Vorremmo chiarire quanto comunicato in precedenza in merito all’organizzazione dei viaggi. L’ATP non sta organizzando alcun volo charter. Stiamo piuttosto valutando le opzioni di viaggio disponibili con fornitori terzi e condividendo le informazioni rilevanti con i giocatori non appena disponibili. Qualsiasi opportunità di volo charter individuata è gestita in modo indipendente e la partecipazione è completamente volontaria.

Continueremo a facilitare l’accesso alle opzioni disponibili, ove possibile, fornendo assistenza ai giocatori in loco. Parallelamente, stiamo lavorando a stretto contatto con i nostri referenti sul posto a Fujairah e Dubai, oltre a monitorare la disponibilità di voli commerciali e rotte di partenza alternative“.

Una precisazione che mira a sgombrare il campo da equivoci in una fase già segnata dall’incertezza. Mentre il conflitto mediorientale continua a evolversi, anche il mondo dello sport si trova a fare i conti con le sue ripercussioni più immediate: sicurezza, logistica e la necessità di garantire tutela e trasparenza in uno scenario in rapido mutamento.