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Radici e modernità, un’alleanza per salvare i dialetti. Tessere del grande mosaico dell’identità italiana

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L’interesse per i dialetti non è nostalgia né folclore. È piuttosto la risposta ad un bisogno profondo: ritrovare radici e identità in un mondo sempre più omologato, sradicato e quindi condannato alla solitudine. Da qui, da questa rinnovata consapevolezza verso uno dei tratti distintivi dell’identità culturale di un popolo, che permette ad un individuo o a un gruppo di riconoscersi e di sentirsi parte di una cultura specifica, bisogna partire per cogliere l’importanza dei singoli dialetti nazionali. Recuperare il dialetto – sia chiaro in premessa – non significa contrapporlo all’italiano, ma affiancarlo, riconoscendone la dignità culturale come patrimonio immateriale. Una lingua nazionale è più solida quando non cancella le differenze, ma le valorizza, rafforzando il senso di appartenenza, favorendo il dialogo tra generazioni e tenendo viva la memoria collettiva.

L’interesse per i dialetti non è né nostalgia né folclore

È partendo da questa nuova consapevolezza identitaria che, in occasione del 21 febbraio, Giornata Internazionale della Lingua Madre proclamata dall’Unesco, è nato il Coordinamento Lingue Regionali e Diritti Linguistici (Clird). Si tratta di una nuova realtà nazionale che riunisce per la prima volta, avvalendosi di associazioni rappresentative, le otto lingue regionali italiane non incluse nella legge 482/1999, l’unica legge statale di tutela delle minoranze linguistiche. Fanno parte di questo Coordinamento: per la lingua emiliana: Léngua Mêdra; per la lingua ligure : Conseggio pe-o patrimònio linguistico ligure; per la lingua lombarda: Far Lombard; per la lingua napoletana: Accademia Napoletana; per la lingua piemontese: Arcancel; per la lingua romagnola: Istituto Friedrich Schürr; per la lingua siciliana: Accademia della Lingua Siciliana; per la lingua veneta: Academia de ła Bona Creansa – Academia de ła Łengua Veneta.

Nasce il coordinamento lingue regionali e diritti linguistici

Tra le finalità del Coordinamento elaborare strategie e documenti per fare crescere anche in Italia la cultura dei diritti linguistici e ridare dignità giuridica e sociale alle nostre lingue storiche, lingue che oggi sono definite “dialetti” ma che prima dell’Unità costituivano la lingua madre del 95% degli italiani.
Tra le indicazioni più significative del Manifesto del Clird si legge inoltre che “molte delle lingue regionali d’Italia (…) rischiano sempre più di perdersi, in mancanza di iniziative nei prossimi decenni”. I recenti dati diramati dall’Istat confermano questo rischio.

Il ruolo della scuola e la collaborazione con gli organismi europei

Da qui le proposte operative del Coordinamento che propone di: favorire iniziative normative utili per la valorizzazione delle lingue regionali; valorizzare il ruolo della scuola, promuovendo l’insegnamento anche della letteratura in lingua locale; creare canali di collaborazione con gli organismi europei e internazionali; celebrare le principali giornate dedicate alle lingue: 21 febbraio, 26 settembre ed altre; favorire progetti con le comunità linguistiche di emigrati e discendenti di italiani nel mondo; stimolare l’accesso ai fondi europei per la cultura e il patrimonio immateriale; promuovere la presenza delle lingue regionali nei media come anche nel teatro, nel cinema e nella musica, con sostegni fattivi ai giornalisti e agli artisti; sostenere iniziative universitarie e comunali per il riconoscimento delle lingue nei rispettivi statuti.

L’importanza della trasmissione linguistica tre le generazioni

Il Manifesto insiste inoltre sull’importanza della trasmissione linguistica tra le generazioni e il ruolo dei genitori e degli anziani come “depositari e continuatori della tradizione”, sottolineando la necessità di valorizzarne la memoria culturale. In un Paese che spesso ha relegato il proprio plurilinguismo a fenomeno folkloristico – se non a problema storico da silenziare – il Coordinamento propone una visione moderna, europea e inclusiva: riconoscere che la diversità linguistica non è un ostacolo, ma una risorsa culturale, educativa e sociale. E che occorrono azioni concrete per tutelare, anche a favore delle future generazioni, un patrimonio culturale immateriale unico in Europa, che vanta peraltro oltre mille anni di storia linguistica.

Le lingue d’Italia sono una risorsa preziosa

Come ha dichiarato il presidente del Clird, Alessandro Mocellin, in occasione della presentazione del Coordinamento: “Non dimentichiamo che la maggior parte dei grandi letterati della lingua italiana (si pensi ad esempio a Manzoni, Goldoni, Pascoli, Marino, etc.) parlava perfettamente la lingua storica del proprio territorio (lombardo, veneto, romagnolo, napoletano, etc.) come lingua madre, anche se al tempo la chiamavano magari ‘dialetto’. Questo dimostra che le nostre lingue d’Italia non sono un ostacolo, ma una risorsa preziosa se la sappiamo valorizzare con intelligenza”.

La risoluzione di FdI in commissione Cultura del Parlamento

A sostenere questa battaglia identitaria è anche arrivato il voto favorevole della commissione Cultura del Parlamento alla risoluzione dell’onorevole Alessandro Amorese, una risoluzione, spiega il parlamentare, “che impegna l’esecutivo a riconoscere le lingue regionali, locali e i dialetti come espressioni della cultura nazionale e come patrimonio di quelle identità territoriali che vogliamo valorizzare e tutelare grazie alla formazione scolastica di primo e secondo grado, anche attraverso la collaborazione con le numerose realtà di teatro dialettale e popolare”.

Patria interiore e risorsa viva per la Nazione

Amorese, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Cultura alla Camera, definisce ogni dialetto una patria interiore e una risorsa viva per la Nazione. Perciò “per Fratelli d’Italia il vernacolare non va considerato in contrasto con la lingua italiana, che resta il pilastro dell’identità e della comunicazione nazionale comune, ma come uno strumento di storia dei territori che arricchisce e contraddistingue le diverse radici”. In questa prospettiva il provvedimento va anche incontro alle esigenze di enti locali e associazioni che si adoperano da anni per la salvaguardia dei dialetti attraverso eventi e progetti educativi, anche con un coinvolgimento diretto delle scuole.

Anima viva e pulsante dei territori

Memoria e non solo dunque, nella misura in cui i dialetti rappresentano l’anima viva e pulsante dei territori, le cui tradizioni orali spesso si riverberano anche nel teatro dialettale, nelle tradizioni agroalimentari e nei canti popolari: una battaglia unitaria che salda le aspettative dei Territori, le realtà associative, la nostra identità collettiva e l’azione politica. Per ritrovare, anche qui, un pezzo essenziale del grande mosaico che va a costituire l’identità italiana, un’identità da conoscere, conservare e valorizzare.

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