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Февраль
2026

Torino-Lazio, la Serie A offre la partita della tristezza: mediocrità, stadi vuoti e la rabbia contro Cairo e Lotito

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Non è una semplice partita di calcio TorinoLazio, in programma domenica alle 18, la quindicesima contro la decima nella classifica della Serie A: è un inno alla tristezza. La mediocrità attuale e l’assenza di veri campioni non è l’unico dei problemi: ci sono due tifoserie da tempo impegnate in una vibrante protesta contro le rispettive proprietà, rappresentate dal senatore di Forza Italia Claudio Lotito e dall’imprenditore Urbano Cairo. La forma di lotta scelta dai due popoli è stata quella di svuotare gli stadi: Torino e Lazio giocano nel deserto. Il botteghino piange, come lo spettacolo che spesso offrono le due squadre.

La Lazio galleggia nella zona di nessuno, il cosiddetto limbo. Il Torino è fresco di cambio di allenatore (Roberto D’Aversa ha sostituito Marco Baroni a inizio settimana e debutterà proprio domenica) e ha appena tre punti di vantaggio sul tris delle terzultime (Fiorentina, Cremonese e Lecce). I granata rischiano di essere risucchiati nella battaglia per la salvezza e la situazione è lacerante per i tifosi. Non sono infatti pochi quelli che vorrebbero sprofondare in Serie B per liberarsi di un presidente mai amato. “Il giorno che toglierà il disturbo sarà la nostra festa della liberazione”.

Un altro elemento che accomuna Lotito e Cairo è la temporalità dei mandati: rappresentano le presidenze più longeve dei due club. Lotito è in carica dal 19 luglio 2004, quando acquistò il 26,969% del capitale sociale – già in questa quota s’intuisce la vocazione al risparmio -, salvando la Lazio dal fallimento dopo il crac del gruppo Cragnotti. Lotito, rispetto alla controparte, può almeno rivendicare la conquista di sei trofei: tre coppe Italia (2009, 2013 e 2019) e tre supercoppe di lega (2009, 2017, 2019). In campo internazionale, la sua Lazio ha partecipato a tre edizioni di Champions League, a dodici di Europa League e a una di Conference. Nei ventidue anni di reggenza, Lotito ha rimesso a posto i conti economici, ma il lavoro di ragioneria non è bastato per fare breccia nel cuore del popolo biancoceleste.

Il passaggio dagli splendori dell’era-Cragnotti – che stavano però per portare al fallimento del club – al perenne esercizio di contabilità di Lotirchio, come è stato ribattezzato, non è mai stato metabolizzato. Negli ultimi tempi, lo scontro è salito di tono. Lotito, colpito nel portafoglio – il crollo del numero degli spettatori all’Olimpico -, ha minacciato persino azioni legali. La teoria dell’eterno complotto, che in Italia non passa mai di moda, è stata ventilata più volte dal senatore, approdato in parlamento nel 2022 grazie al voto del Molise. In un momento tra i più oscuri della storia laziale, l’unico referente del tifo è l’allenatore Maurizio Sarri. Il Comandante è un separato in casa. Ha tenuto a galla la squadra dopo il mercato bloccato della scorsa estate e ha conquistato la semifinale di Coppa Italia, avversario l’Atalanta. È l’ultimo obiettivo per puntare alla qualificazione in Europa, disertata quest’anno dopo la delusione, la scorsa stagione, dell’esperienza-Baroni.

Proprio Baroni otto mesi fa fu chiamato a raccolta da Urbano Cairo, tanto per restare nel segno di una linea piatta. L’avventura è durata due terzi di campionato, ma cambiare guida tecnica con facilità è una pratica abituale del presidente-editore, proprietario di RCS, Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport i gioielli del suo impero. Venti coach in quasi ventuno anni di presidenza – rilevò il club nell’agosto 2005 – più vari ritorni. Il Torino di Cairo non ha vinto nulla: un settimo posto in campionato, gli ottavi di Europa League 2014-2015 – la partecipazione fu ottenuta grazie all’esclusione del Parma – e i quarti di coppa Italia sono lo zenit della sua presidenza. Cairo ha rubato il sogno a una delle tifoserie più passionali d’Italia: non è poco. Il popolo granata si porta dietro la storia di Superga, l’epopea dei cinque scudetti di fila, il “tremendismo” di una squadra sempre all’opposizione. Cairo ha narcotizzato tutto, in nome del rigore del bilancio. L’autocensura dei suoi giornali, che ha ignorato nel corso degli anni la contestazione sempre più forte, è servita a poco. Ha fatto sorridere – nell’era dei social nascondere le cose è impossibile – e si è rivelata un boomerang.

Lotito e Cairo sono invitati a togliere il disturbo, ma qui, almeno pubblicamente, i due si dividono. Lotito non ha alcuna intenzione di mollare. Il progetto dello stadio Flaminio è il suo modo per rilanciare. Cairo sostiene invece di essere pronto a valutare eventuali offerte, ma nessuno si sarebbe finora fatto sotto. Vista la situazione di difficoltà della nostra Serie A, precipitata al quarto posto tra le leghe europee (Premier, Liga e Bundesliga sono avanti, e non di poco) e con il rischio di essere persino sorpassati dai francesi, quanto sostiene Cairo può starci, ma dipende anche dalla famosa legge della domanda e dell’offerta.

In ogni caso, domenica, preparate i fazzoletti: Torino-Lazio, tristezza e lacrime.

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