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Roma celebra il Capodanno Cinese 2026: è l’anno del Cavallo

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di Alessia de Antoniis

Il 17 febbraio 2026 ha segnato l’inizio di qualcosa di speciale. Non solo un nuovo anno, ma il ritorno di un simbolo potente, atteso da sessant’anni.

Piazza Vittorio si tinge di rosso. Un red carpet la attraversa da parte a parte, circondato da centinaia di lanterne appese che oscillano nell’aria di febbraio come fiamme gentili. È il colore dell’anno che bussa alla porta: l’Anno del Cavallo di Fuoco. Sul palco al centro della piazza, i tamburi scandiscono il ritmo delle danze tradizionali, e il cuore del quartiere umbertino della capitale batte per due giorni a un tempo diverso, antico, lontano eppure sorprendentemente vicino.

Ma quest’anno è diverso dagli altri. Quest’anno torna il Cavallo di Fuoco, combinazione rara e potente che si ripete ogni sessant’anni. L’ultima volta fu nel 1966. Chi era già adulto allora, oggi porta in volto i segni di una vita intera; chi è nato dopo, non ha mai vissuto questa energia. Una generazione di attesa, segnata tra sacrifici, partenze e arrivi in terre nuove.

La comunità cinese in Italia — oltre 300.000 persone tra Milano, Roma, Prato e decine di altre città — ha compiuto una traversata non solo geografica. Ha portato con sé una civiltà intera, l’ha piantata in un terreno nuovo, l’ha fatta crescere accanto all’ulivo e al cipresso. E ogni anno, in questo preciso momento, si ferma. Respira. Si ricorda da dove viene.

Per capire cosa significhi davvero questa festa — non la cartolina folkloristica, ma la sua anima profonda — ne parliamo con Cheng Peng – presidente della Federazione dei cinesi d’oltremare e sino-discendenti a Roma.

Questa Festa di Primavera, conosciuta come Capodanno Cinese, è molto più di una celebrazione: che significato ha per rafforzare il dialogo culturale tra la comunità cinese e la città di Roma?

Il Capodanno Cinese non è solo una tradizione, ma un momento di scambio e incontro. Per la comunità cinese a Roma, è un’occasione per condividere con i cittadini italiani valori come la famiglia, l’armonia e il rinnovamento. Credo che questo contribuisca a rafforzare la fiducia reciproca, a far conoscere meglio la nostra cultura e a consolidare il dialogo culturale tra la comunità cinese e la città di Roma, che da anni accoglie numerose famiglie cinesi.

Una comunità, quella cinese, presente in Italia da molti anni, cambiata nel tempo, e che oggi vede le nuove generazioni come la fusione tra due mondi. Che ruolo hanno i giovani nel costruire un ponte culturale tra Italia e Cina?

La comunità cinese in Italia ha conosciuto una crescita e uno sviluppo positivi. Oggi non siamo più solo un gruppo di lavoratori, ma contiamo molte famiglie stabilmente residenti, giovani laureati, professionisti e imprenditori. Le nuove generazioni, nate o cresciute in Italia, parlano correntemente l’italiano, condividono i valori italiani e mantengono al contempo viva la loro identità culturale cinese. Sono loro il vero ponte tra Italia e Cina: capiscono entrambi i mondi, possono raccontare la Cina agli italiani e l’Italia ai cinesi, creando legami più solidi e autentici.

La conoscenza della cultura cinese si divide spesso tra stereotipi e immagini di città futuriste che vediamo sui media. Quali aspetti della Cina contemporanea vorrebbe che il pubblico italiano conoscesse meglio? E quali aspetti della cultura italiana sono apprezzati in Cina?

La Cina di oggi è un Paese moderno, innovativo e dinamico, con tecnologie avanzate, ricerca in rapido sviluppo e una cultura giovane e creativa. Vorrei che il popolo italiano conoscesse meglio la Cina contemporanea, non solo i suoi simboli tradizionali, ma anche la sua vitalità, i suoi giovani, le sue città moderne e il suo spirito di apertura. Allo stesso tempo, il popolo cinese apprezza molto la cultura italiana: l’arte, la storia, la moda, il design, la cucina, e ammira il suo stile di vita, la sua eleganza e la ricerca della qualità.

Turismo cinese, settore ospitalità, brand italiani in Cina: quali sono oggi i settori dove vede maggiori opportunità di collaborazione ancora poco esplorate?

Ci sono ancora molti ambiti di collaborazione da esplorare insieme. Oltre al turismo e ai marchi italiani, possiamo approfondire la cooperazione nella cultura digitale, nella formazione e istruzione, nella creatività giovanile, nel turismo culturale, nello sviluppo sostenibile e nell’artigianato di alta qualità. In particolare, sul fronte green, la Cina guida la transizione energetica globale: nel 2025 ha incrementato le installazioni di fotovoltaico ed eolico, superando il carbone nelle rinnovabili. Il piano 2026-2030 accelera il mercato green, aprendo opportunità per l’eccellenza italiana in design sostenibile e artigianato eco-compatibile. La Cina apprezza molto l’eccellenza italiana e l’Italia potrebbe beneficiare dell’enorme domanda del mercato cinese. Tutti questi settori hanno un potenziale altissimo.

Quanto conta oggi comunicare bene questi scambi culturali, non solo per raccontare tradizioni ma anche per contrastare stereotipi e incomprensioni?

Credo sia fondamentale lavorare bene sulla comunicazione. Le tradizioni sono importanti, ma lo è ancora di più raccontare la verità, rompere gli stereotipi e raggiungere la comprensione reciproca. Una buona comunicazione aiuta a evitare malintesi, fa conoscere la vera Cina e la vera Italia, e costruisce relazioni basate sul rispetto e sulla conoscenza.

Guardando ai prossimi anni: quale consiglio darebbe a istituzioni, brand e operatori culturali italiani che vogliono dialogare con il pubblico cinese in modo autentico?

Il mio consiglio è semplice: essere sinceri, rispettosi e vicini al popolo cinese. Credo sia importante che le istituzioni, i marchi e gli operatori culturali italiani conoscano la cultura cinese, ascoltino le esigenze e i valori del popolo cinese e raccontino l’Italia con autenticità. Credo non basti promuovere prodotti o eventi: penso sia necessario creare legami tra le persone, sviluppare scambi reali e progetti concreti. In questo modo il dialogo tra Italia e Cina avrà la possibilità di diventare sempre più ricco e duraturo.

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