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Subappalti, in Ue il centrodestra italiano ha votato contro le norme a tutela dei lavoratori

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Il centrodestra italiano ha votato contro le norme europee a tutela dei lavoratori nei subappalti. È successo durante la seduta dell’Europarlamento del 12 febbraio, pochi giorni prima del secondo anniversario della strage al cantiere Esselunga di Firenze. In quell’episodio del 2024 persero la vita cinque operai, ma non sembra aver indotto la politica a una stretta sulle catene di appalti. La “truppa” che a Strasburgo e Bruxelles rappresenta i partiti del governo Meloni, infatti, ha prima contribuito ad ammorbidire la risoluzione, accogliendo le richieste delle imprese; poi ha comunque espresso voto contrario, cosa che non è bastata perché il provvedimento – seppure annacquato nei contenuti – è passato comunque.

Si tratta quindi di una risoluzione, non un atto vincolante, ma una sorta di presa di posizione del Parlamento europeo su un tema. In questo caso si trattava di appalti e subappalti, un pianeta che spesso provoca problemi di sicurezza e irregolarità sul lavoro. Ecco perché i sindacati italiani ed europei chiedevano da tempo interventi in materia. Il testo era frutto di un compromesso raggiunto in commissione Occupazione (Empl) tra popolari (Ppe) e socialisti (S&D). La cosiddetta relazione Ini stabiliva intanto di prendere in considerazione l’approvazione di una direttiva sul tema, con l’obiettivo di limitare il subappalto e garantire la responsabilità in solido lungo tutta la catena. Insomma, si valutava di passare da un atto non vincolante a uno vincolante, una direttiva che poi ogni Stato membro avrebbe dovuto recepire nei suoi ordinamenti.

Soluzione per nulla gradita dalle associazioni dei datori di lavoro, per cui un atto vincolante sarebbe stata un “grave attacco alla libertà d’impresa”. “BusinessEurope e le organizzazioni settoriali dei datori di lavoro a livello europeo cofirmatarie – si legge nella nota inviata dai rappresentanti delle aziende – invitano i membri del Parlamento europeo a respingere l’Ini nella sua interezza o almeno a respingere i paragrafi particolarmente problematici”. Il passaggio sulla direttiva, quindi, è stato rimosso, anche per volere degli europarlamentari italiani di centrodestra.

L’altro pezzo stralciato era quello che chiedeva “l’introduzione di un regime ben definito di responsabilità solidale degli operatori economici e dei subappaltatori, che garantisca trasparenza in merito ai subappaltatori coinvolti e alla parte di appalto che il contraente intende subappaltare”. Il punto sulla responsabilità solidale in capo ai committenti vede le aziende sempre particolarmente “sensibili”, infatti era pure quello definito “problematico” dalla lettera inviata dai datori. Detto, fatto: il Parlamento Ue l’ha fatto saltare, sempre con il voto dei partiti che in Italia sostengono Meloni. Ancora, la prima versione del testo esplicitava l’intenzione di limitare le catene degli appalti soprattutto nei settori ad alto rischio. E pure qui si è abbattuta la mannaia dei partiti di centrodestra, riferimento cancellato dal testo finale su richiesta dei datori.

Gli europarlamentari italiani di centrodestra hanno poi votato contro anche l’intero provvedimento, malgrado fosse ampiamente ammorbidito dalla tagliola degli emendamenti. Il gruppo Ecr, di cui fa parte Fratelli d’Italia, ha votato compatto in modo contrario. Il Ppe, invece, si è diviso: la maggior parte dei componenti ha votato a favore del provvedimento, ma gli italiani figurano nella minoranza contraria. Anche il Pfe, gruppo a cui partecipa la Lega, non ha votato in modo compatto, ma la maggior parte di essi – compresa la pattuglia italiana – si è schierata contro il provvedimento. Favorevoli alla prima versione del testo, quella più stringente, gli europarlamentari di Pd, Movimento Cinque Stelle e Alleanza Verdi Sinistra, che hanno dato via libera anche al testo modificato.

Secondo la Cgil “si tratta di un importante risultato che stabilisce un punto di partenza, a livello istituzionale europeo, per riformare, da parte della Commissione, la normativa in materia di appalti e subappalti”. Tuttavia, fanno notare Marco Benati e Alessandro Genovesi, dell’ufficio contrattazione inclusiva, appalti e lavoro nero “nella fase di voto sono passati alcuni emendamenti (con il voto congiunto dei gruppi Ecr, Pfe e buona parte del Ppe) che hanno parzialmente depotenziato la proposta iniziale di relazione (come approvata nella commissione Empl) a causa delle forti pressioni delle associazioni datoriali”.

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