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Messico, eliminato il super narcotrafficante “El Mencho”: il cartello scatena la guerra per le strade

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Il più potente narcotrafficante del Messico è morto in un’operazione dell’esercito e nel giro di poche ore il suo cartello ha trasformato il Jalisco in un teatro di scontri armati, incendi e blocchi stradali.

“El Mencho” e il suo narco-impero

Nemesio Oseguera, noto come “El Mencho”, leader del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), è deceduto domenica dopo essere rimasto gravemente ferito in uno scontro a fuoco con le forze speciali nella cittadina di Tapalpa. Secondo il ministero della Difesa, l’operazione puntava alla cattura. Le truppe sarebbero state attaccate dalle guardie del corpo del boss. Quattro membri del cartello sono stati uccisi sul posto; altri tre, tra cui Oseguera, sono morti durante il trasporto in elicottero verso Città del Messico. Tre soldati sono ricoverati per ferite gravi.

Washington aveva messo sulla sua testa una taglia da 15 milioni di dollari. Il governo messicano era sotto pressione statunitense per colpire i vertici dei cartelli responsabili del traffico di fentanyl verso il Nord America. Il ruolo operativo degli Stati Uniti non è stato chiarito; secondo le autorità messicane avrebbero fornito intelligence.

Rappresaglie e “codice rosso”

La risposta del CJNG è stata immediata. Uomini armati hanno aperto il fuoco contro postazioni della Guardia nazionale, incendiato autobus e automobili, eretto barricate con veicoli bruciati e bloccato almeno dieci arterie strategiche nello Stato di Jalisco. Filmati diffusi sui social mostrano colonne di fumo nella capitale statale, Guadalajara, e sparatorie in quartieri periferici.

Il governatore Pablo Lemus ha attivato l’emergenza di “codice rosso”. «Ho dato istruzioni di costituire immediatamente il comitato di sicurezza con le autorità dei tre livelli di governo e di attivare l’allerta rossa per prevenire atti contro la popolazione», ha dichiarato.

L’esercito ha dispiegato rinforzi nell’ovest del Paese. A Puerto Vallarta, turisti e residenti sono rimasti bloccati mentre autobus venivano incendiati e l’aeroporto registrava scene di fuga. Diverse compagnie, tra cui Air Canada, United Airlines e Aeroméxico, hanno sospeso o cancellato voli per la località balneare.

Episodi di violenza sono stati segnalati anche negli Stati di Guanajuato, Colima e Aguascalientes. In Guanajuato le autorità hanno contato 55 incidenti in 23 municipi e 18 arresti.

Un cartello militarizzato

Fondato nel 2009, il CJNG è diventato una delle organizzazioni criminali più ricche e aggressive del continente, con ramificazioni in America Latina, Stati Uniti ed Europa. Secondo il Wall Street Journal, Oseguera disponeva di centinaia di uomini armati, addestrati in tattiche paramilitari e dotati di un arsenale di livello militare: droni esplosivi, lanciagranate e perfino lanciarazzi a ricerca di calore capaci di perforare veicoli blindati, ora sequestrati.

Il precedente del 2015 resta impresso negli apparati di sicurezza: un tentativo di arresto fallì quando il cartello abbatté un elicottero militare, uccidendo nove persone.

”I buoni sono più forti dei cattivi”

L’eliminazione del leader apre ora una fase incerta. Un membro del CJNG ha dichiarato a Reuters che gli attacchi sono stati compiuti «per vendicare la morte del leader» e che potrebbero seguire «uccisioni interne» mentre diverse fazioni tenteranno di prenderne il controllo.

Da Washington, il vice segretario di Stato Christopher Landau ha parlato di «uno sviluppo molto positivo per il Messico, gli Stati Uniti, l’America Latina e il mondo» e ha aggiunto: «I buoni sono più forti dei cattivi».

La presidente Claudia Sheinbaum ha riconosciuto le violenze ma ha sostenuto che «nella maggior parte del territorio nazionale le attività si svolgono con assoluta normalità».

Resta da capire chi, tra i luogotenenti armati fino ai denti e i gruppi rivali, tenterà ora di occupare il vuoto di potere lasciato da “El Mencho”, mentre nelle strade del Jalisco il fumo degli incendi non si è ancora diradato.

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