ru24.pro
World News in Italian
Февраль
2026
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21
22
23
24
25
26
27
28

Referendum sulla Giustizia, il sondaggio parla chiaro: ampio vantaggio del Sì, smentiti mainstream e toghe rosse. I numeri

0

Referendum sulla Giustizia, non c’è anatema che tenga. Né scongiuro giuridico-sociologico che possa frenare la voglia di riforma degli italiani. Così, mentre nei salotti televisivi di La7 e sulle colonne dei giornaloni del mainstream si consuma il rito collettivo della “profezia di sventura”, la realtà dei numeri arriva a gelare con l’attendibilità dell’indagine e della matematica percentuale, gli entusiasmi dei professionisti del “No”. Il verdetto del sondaggio Tecnè, commissionato da RTI e realizzato tra il 17 e il 19 febbraio 2026, è una mazzata alle velleità della sinistra: se si votasse oggi, la riforma della giustizia passerebbe con un netto 54-56%. Con la fazione del No attestato su una forbice che va dal 44 al 46%.

Allo stato attuale, stando al sondaggio in questione, si recherebbe alle urne il 43% della popolazione italiana. Il 45%, invece, si asterrebbe. Mentre il 12% si dice ancora, al momento, «indeciso». Potenzialmente, dunque, andrebbe a votare fino al 55% della popolazione italiana.

Referendum sulla Giustizia, il sondaggio Tecné: il Sì avanti

Da settimane assistiamo allo spettacolo indecoroso di una sinistra ridotta a tifare per il declino nazionale pur di colpire il governo Meloni. Per il fronte rosso, il referendum non è un merito sulla separazione delle carriere o sull’efficienza dei tribunali, ma un’ossessione politica, l’ultima trincea per tentare una spallata che nelle urne politiche non è mai arrivata. Sono arrivati persino all’autodenuncia intellettuale: votare contro le proprie storiche convinzioni pur di sbarrare la strada alla maggioranza. Ma il Paese reale, quello che non frequenta i circoli Ztl, sembra aver capito benissimo il gioco.

Le proporzioni stilate dall’indagine: Sì al 54-56%, No al 44-46%

E allora è bene ripeterlo: i dati parlano chiaro (e a suon di numeri). E lasciano pochi margini a interpretazioni creative: per il Sì si schiererebbe il 54-56% degli elettori. Per il No una porzione compresa nella forbice tra il 44% e il 46%. Tutto con affluenza stimata in un potenziale del 55% della popolazione (con il 43% già certo di recarsi alle urne).

Ma a dispetto dei dati da La7 e sui giornaloni del mainstream si parla a iosa di una rimonta del No

Dunque, nonostante il tentativo di narrare una “rimonta del No”, il distacco sembra restare solido e dirimente. E, al di là del risultato effettivo che emergerà dalle urne, il campione Tecnè – rappresentativo per sesso, età e area geografica (con un margine di errore considerato del 2,2%) – certifica comunque che la riforma è sentita come necessaria. E al netto di quel 12% di indecisi – che rappresenta ancora un bacino che la propaganda di sinistra cerca disperatamente di spaventare con toni apocalittici – la linea di tendenza appare tracciata.

Referendum sulla Giustizia, il sondaggio: gufi e Cassandre della sinistra clamorosamente smentiti

Pertanto, con il fronte del Sì che al momento risulta nettamente avanti, il tentativo di trasformare un passaggio democratico fondamentale in un assalto mediatico naufraga nel mare delle strumentalizzazioni che si sta alzando – e ritorcendo contro – contro chi lo ha smosso e agitato. Tanto che le immancabili Cassandre nostrane, impegnate a profetizzare scenari cupi per la popolazione e sconfitte sonore per la maggioranza, si ritrovano oggi a fare i conti con un’Italia che non sembra avere paura di cambiare. E che, di sicuro, non si lascia intimidire dai soliti “gufi” di professione.

Sospendiamo il giudizio, allora: a fine marzo la parola passerà agli elettori. Ma se queste sono le premesse, per la sinistra si prepara l’ennesimo, brusco risveglio dai sogni di gloria e, soprattutto, di sconfitta degli avversari…

L'articolo Referendum sulla Giustizia, il sondaggio parla chiaro: ampio vantaggio del Sì, smentiti mainstream e toghe rosse. I numeri sembra essere il primo su Secolo d'Italia.