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I colloqui Iran-Usa iniziano tra le minacce. Alta tensione nello Stretto di Hormuz, Khamenei: “Possiamo affondare la loro nave”

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I colloqui tra Stati Uniti e Iran a Ginevra iniziano con minacce incrociate. Golfo Persico e Stretto di Hormuz sono al centro delle tensioni, con la Guida Suprema, Alì Khamenei, che ha lanciato un avvertimento a Washington: “Continuano a dire che hanno inviato una portaerei verso l’Iran. Benissimo. Una portaerei è certamente un mezzo pericoloso. Ma più pericolosa della portaerei è l’arma che può farla affondare”, ha detto. Mentre il comandante delle forze navali delle Guardie della rivoluzione islamica, Alireza Tangsiri, ha affermato che l’intelligence dei pasdaran sorveglia 24 ore su 24 lo Stretto di Hormuz, dal quale passano oltre 80 petroliere e navi cargo al giorno.

La situazione nello Stretto è particolarmente tesa. Da settimane gli Stati Uniti hanno schierato la portaerei Lincoln e altri mezzi militari nelle acque del Golfo, ma allo stesso tempo, lunedì, è iniziata l’esercitazione militare ‘Maritime Security Belt 2026‘ dei pasdaran. Operazione alla quale parteciperanno, come confermato dal segretario del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, Nikolai Patrushev, anche navi di Mosca e Pechino, già in viaggio verso le acque sorvegliate dalla Repubblica Islamica. “Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump continua a ripetere che l’esercito del suo Paese è il più forte al mondo, ma dovrebbe sapere che tale ‘esercito più forte al mondo’ potrebbe subire un colpo tale da non potersi più muovere – ha concluso Khamenei – Ha anche detto che gli Stati Uniti non sono stati in grado di rovesciare la Repubblica Islamica da 47 anni. Questa è una buona confessione e io gli dico che non sarà in grado di farlo nemmeno in futuro”. Sulla sponda americana, anche il presidente Trump non lesina attacchi ai vertici di Teheran, avvertendoli che “se non si farà l’accordo ci saranno conseguenze. Sarò coinvolto in quei colloqui, indirettamente – ha detto ai giornalisti a bordo dell’Air Force One – Vogliono raggiungere un accordo, non credo che vogliano le conseguenze di un mancato accordo”.

Intanto, nella città svizzera sono iniziati i colloqui indiretti mediati dall’Oman. A fare da tramite è il ministro degli Esteri di Musqat, Badr al-Busaidi, che ha già incontrato il capo della diplomazia iraniana, Abbas Araghchi, membro della delegazione iraniana insieme ai vice ministri degli Esteri Majid Takht-Ravanchi, Kazem Gharibabadi e Hamid Ghanbari, oltre a numerosi esperti in campo tecnico, economico e giuridico. Per gli Usa, invece, sono presenti l’inviato per il Medio Oriente, Steve Witkoff, e il genero del presidente, Jared Kushner.

“La revoca completa delle sanzioni è parte integrante di qualsiasi processo diplomatico e la presenza di esperti economici e tecnici nel ciclo di colloqui ne è un segno”, hanno voluto precisare fonti iraniane all’agenzia Tasnim. Mentre altre fonti hanno parlato ai microfoni di Mehr spiegando che i colloqui riguarderanno soltanto il dossier nucleare e la rimozione delle sanzioni contro Teheran, con l’Iran che ha ribadito la sua posizione riguardo al “mantenimento dell’arricchimento dell’uranio”.

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