Roma, funzionario pestato davanti a Termini: arrestati altri due giovani. La vittima non ricorda nulla
Uno era già finito in cella per aggressione e rapina nel quartiere San Paolo, l’altro si nascondeva a Perugia, città che conosceva bene e dove poteva contare sull’appoggio di amici e parenti. Per gli investigatori della Squadra mobile capitolina erano entrambi parte del branco che la sera del 10 gennaio ha massacrato davanti alla stazione Termini un funzionario 57enne del ministero del Made in Italy. Una spedizione punitiva brutale e, secondo quanto emerso, basata su uno scambio di persona.
Sabato scorso gli agenti hanno arrestato Ossama Mahmoudi, 19 anni, e Rayes Skander, 20 anni, entrambi cittadini tunisini. Dovranno rispondere di tentato omicidio insieme agli altri componenti del gruppo che si è accanito contro il funzionario. Il branco, composto da giovanissimi cittadini magrebini, era convinto di aver individuato l’uomo che aveva avuto uno scontro con una loro amica sotto i portici di piazza dei Cinquecento. In realtà, secondo gli inquirenti, la vittima non aveva alcun legame con l’episodio.
Mahmoudi era stato fermato appena 14 ore dopo il pestaggio nel quartiere San Paolo, insieme a Basem Bezzana, 20 anni, anche lui tunisino e sospettato di aver partecipato all’aggressione. Le volanti li avevano bloccati dopo una serie di episodi avvenuti nella stessa zona: molestie a una ragazza, rapinata del cellulare, e l’aggressione a un cameriere in un sushi bar. I due, già gravati da precedenti per furti, rapine, lesioni e resistenza, indossavano ancora gli stessi abiti ripresi dalle telecamere di videosorveglianza di Termini la notte del pestaggio. Le analisi sui telefoni cellulari e su ulteriori immagini hanno poi consentito agli investigatori di attribuire con certezza responsabilità dirette al 19enne.
Skander, invece, è stato rintracciato con il supporto degli investigatori del commissariato Viminale e della Squadra mobile di Perugia. Il giovane era stato arrestato il 20 dicembre per una rapina proprio alla stazione Termini e sottoposto all’obbligo di dimora a Perugia, dove aveva dichiarato di poter essere ospitato da parenti. Tuttavia, pochi giorni dopo era tornato a Roma, nel quartiere Esquilino, dove era stato nuovamente fermato per ricettazione. Dopo il pestaggio del 10 gennaio, il 20enne era sparito dai radar e si era rifugiato nel capoluogo umbro nascosto in casa di connazionali, fin quando gli agenti non lo hanno individuato alla stazione ferroviaria.
Con questi ultimi arresti salgono a cinque le persone finite in manette per tentato omicidio. I primi erano stati Mohamed Mansy Elramady, cittadino egiziano di 19 anni, e Molsem Othmem, 20enne tunisino, fermati subito dopo l’aggressione. Altri due giovani, già identificati, risultano ancora irreperibili. Le indagini sono coordinate dalla pm Nadia Plastina e si basano soprattutto su immagini di videosorveglianza, analisi dei telefoni e attività investigative tradizionali. Gli inquirenti non possono ancora contare sulla testimonianza diretta della vittima.
Il funzionario, infatti, dopo diversi interventi chirurgici per ricomporre le fratture al volto e dieci giorni di incoscienza, non ricorda nulla dell’aggressione. È seguito costantemente dallo staff dell’Irccs Santa Lucia. Nei primi giorni dopo il risveglio chiedeva notizie di un amico scomparso da anni, senza alcuna memoria dei fatti. L’unico ricordo si ferma ai minuti precedenti l’uscita di casa, quando si era recato in farmacia. I medici lo descrivono come “cosciente ma non particolarmente orientato“, mentre la prognosi resta incerta a causa dell’edema cerebrale provocato dal pestaggio.
Preoccupato anche il legale della famiglia, Alessandro Comini: “Non sappiamo se e come recupererà. È importante che i responsabili vengano presi, ma fa rabbia che in caso di risarcimenti per i danni subiti, il mio assistito quasi sicuramente non avrà nulla, visto che parliamo di soggetti chiaramente insolventi”.
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