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Quentin, il Parlamento sospende l’assistente di Arnault, deputato di estrema sinistra. La Procura indaga per omicidio volontario

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Accesso interdetto al Parlamento francese per questioni di sicurezza e di ordine pubblico. Da oggi Jacques Élie Favrot, assistente parlamentare del deputato di estrema sinistra Raphaël Arnault, non avrà più accesso all’Assemblea nazionale. Il collaboratore del pupillo di Mélénchon e fondatore del gruppo extraparlamentare Jeune Guarde Antifasciste è stato denunciato come uno degli aggressori del giovane di destra, Quentin Deranque, pestato a morte da un commando di antifascisti giovedì scorso.

Il Parlamento sospende i diritti di accesso al collaboratore di Arnault

È stata la presidente dell’Assemblea nazionale, Yaël Braun-Pivet, ad annunciare  la sospensione dei “diritti di accesso” all’Assemblea di Jacques-Elie Favrot. “Il cui nome è stato citato da diversi testimoni nell’attentato mortale al giovane attivista nazionalista Quentin D”. La presenza del collaboratore di Arnault potrebbe costituire un turbamento all’ordine pubblico, ha spiegato la presidente di Palais-Bourbon. Che ha deciso di “sospendere, a titolo precauzionale e senza pregiudizio dell’indagine giudiziaria in corso, il diritto di accesso”. “Qualsiasi altra misura che possa essere adottata potrà essere adottata solo dal deputato da cui dipende”, ha aggiunto il comunicato. “Quentin Deranque è morto a causa di una violenza inaudita e intollerabile”, si sottolinea condannando gli atti “di estrema gravità” sui quali “spetta alla giustizia fare piena luce”.

Favrot riconosciuto tra i protagonisti del pestaggio mortale

A denunciare immediatamente la presenza di Favrot al pestaggio sono state le attiviste del collettivo femminista di destra Nemesis, che lo hanno riconosciuto tra gli aggressori. Il giovane Quentin, infatti, è stato aggredito per essere intervenuto a difendere alcune ragazze del collettivo accerchiate dagli antifa durante un sit in davanti a una sede universitaria di Lione. Inoltre, secondo una denuncia alla polizia esaminata dalla rivista Frontières, “il nome di Jacques Élie Favrot compare nel racconto di un attivista presente durante il pestaggio mortale di Quentin. L’assistente parlamentare del deputato del partito di Jean-Luc Mélénchon è ufficialmente nominato in una denuncia nell’ambito dell’inchiesta.

La Procura di Lione indaga per omicidio volontario

Intanto la Procura di Lione ha ampliato l’indagine sulla morte del militante di destra al reato di “omicidio volontario”. Il 23enne era stato aggredito giovedì scorso da “almeno sei individui” mascherati, riportando un grave trauma cranico-encefalico, e ricoverato all’ospedale Édouard-Herriot, dove è morto sabato.  L’indagine era stata precedentemente aperta per percosse mortali aggravate. Ma è stata riqualificata dopo l’autopsia e l’analisi degli elementi raccolti. Il procuratore Thierry Dran, che terrà una conferenza stampa lunedì, ha precisato che la polizia ha già sentito più di una quindicina di testimoni. E sta esaminando i filmati dell’aggressione. Ma “al momento non ci sono stati interrogatori”, ha detto smentendo anche le prime notizie su eventuali coltellate.

Il ministro della Giustizia: è stata l’estrema sinistra a ucciderlo

Il governo francese non ha dubbi sulla regia dell’agguato davanti a una Francia sconvolta dall’escalation di violenza politica che riporta alla memoria la stagione degli anni di piombo. “È chiaramente l’estrema sinistra ad averlo ucciso”, ha dichiarato domenica il ministro della Giustizia Gérald Darmanin. Il governo ha denunciato la “responsabilità morale” degli Insoumis nell’attuale “clima di violenza”. In un’intervista a Radio J, il presidente Emmanuel Macron ha definito La France Insoumise un movimento di “estrema sinistra”, all’interno del quale emergono “espressioni antisemite” che “bisogna combattere”. Il ministro dell’Interno ha accusato il collettivo antifascista ormai sciolto Jeune Garde, vicino a La France Insoumise. Jean-Luc Mélénchon, invece, ha rispedito al mittente tutte le “notizie circolate”. “Non hanno alcun fondamento nella realtà”, ha dichiarato in un primo momento. Salvo passare all’attacco definendo la sinistra “vittima” di aggressioni da parte del collettivo femminista identitario.

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