Usa, doppia portaerei contro l’Iran: la Ford affianca la Lincoln e alza la pressione su Teheran
Seppure sia concreta la possibilità di avvicendamento con la Abraham Lincoln, la Casa Bianca pone Teheran alla portata di un enorme volume di fuoco. Tra radar e guerra elettronica, l’azione contro gli Ayatollah punta a essere risolutiva. Intanto, l’Arabia Saudita ordina quattro velivoli italiani C-27J per missioni di pattugliamento marittimo.
Gli Stati Uniti stanno inviando la più grande e moderna portaerei del mondo, la Uss Gerard Ford, in Medio Oriente per supportare le attività della già presente Abraham Lincoln, aggiornata nei sistemi proprio prima di questa missione e nel recente passato già ampiamente usata nella Regione insieme con la Uss Carl Winson. Certamente è una mossa decisa per aumentare la pressione sull’Iran in modo da costringere la Repubblica Islamica a un accordo sul suo programma nucleare, ma in realtà le due ammiraglie dei rispettivi gruppi d’attacco, formati anche da unità come cacciatorpediniere e incrociatori lanciamissili, i “Destroyer”, hanno caratteristiche molto diverse tra loro. Nelle moderne operazioni della Marina statunitense, ognuno degli 11 gruppi d’attacco di portaerei (Csg), è normalmente composto da una portaerei, due incrociatori lanciamissili, due navi da guerra antiaeree e da una coppia di cacciatorpediniere o fregate antisommergibile. La portaerei Gerard Ford, più moderna delle due, è reduce dalle attività contro il Venezuela e non potrà arrivare nell’area delle nuove operazioni prima di una decina di giorni. A preoccupare gli Usa e gli alleati sono le potenzialità missilistiche degli ayatollah, poiché nel raggio d’azione degli attacchi da loro condotti possono rientrare basi militari situate in Arabia Saudita, Turchia, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Qatar e Kuwait. Da quanto si apprende dalla stampa statunitense, l’amministrazione Trump avrebbe fatto arrivare in Iran un notevole numero di terminali Starlink, si parla di 6.000 unità, per superare il blocco di internet imposto dal regime. Si tratta di terminali tracciati e identificati, comunque vietati dal Regime ma riconoscibili nel momento in cui vengono attivati. Tale attività deve essere supportata da sistemi di comunicazione dell’ultima generazione che la Ford possiede e che invece la Lincoln ha in parte integrato nel tempo, essendo entrata in servizio nel 1989. Ma questa portaerei è, tra quelle americane, la più “esperta” nelle missioni condotte nel golfo Persico, avendo partecipato alle attività su Irak e Afghanistan, come in Somalia e Sudan. Specialisti in queste missioni erano i piloti dei gruppi aerei CVW-14 (oggi de-commissionato), che prese parte all’operazione Enduring Freedom in Afghanistan e Iraqi Freedom, e del gruppo aereo CVW-2 oggi composto da nove squadroni che impiegano F-35C Lightning II, F/A-18E/F Super Hornet, EA-18G Growlers, E-2D Advanced Hawkeyes, CMV-22 Ospreys ed elicotteri MH-60R/S Sea Hawks.
Portaerei, due generazioni a confronto
La CVN-72 Abraham Lincoln è una portaerei nucleare di classe Nimitz, mentre la Uss Gerard Ford (Cvn-78) è la prima della sua classe, più recente, varata nel 2013, ed è l’unità che ha sostituito la Uss Enterprise dal 2012, quando aveva raggiunto la considerevole età di 51 anni di servizio. Si deduce che oltre ad aumentare la pressione militare, la Difesa Usa sia decisa a sfruttare le più moderne doti di guerra elettronica disponibili sulla Ford unitamente all’esperienza dell’equipaggio della Lincoln. Vero è che nel momento in cui l’Iran ha dichiarato che un attacco degli Usa avrebbe amplificato il conflitto in Medio Oriente fino a coinvolgere altre nazioni della Regione, la risposta Usa è stata quella di non accettare tale minaccia e di rafforzare lo schieramento. Appartenendo a classi differenti anche le dimensioni delle due portaerei sono molto diverse: La Lincoln non possiede la medesima potenza di calcolo della Ford, disloca 97.000 tonnellate contro oltre 100.000 per una differenza di dimensioni di 332.8 contro 337 metri. Ma grazie all’integrazione, la Ford imbarca circa mille uomini in meno (4.500 contro 5.500) e può effettuare fino a 270 sortite al giorno contro 240. Le innovazioni a bordo sono centinaia, dalle catapulte elettromagnetiche (chiamate Emals), ai radar a lunga gittata, fino al ponte di volo modificato. In questo caso le strutture di comando (dette Isola), consistono in una torre più piccola e posizionata più verso la poppa della nave, creando così uno spazio utile per il posizionamento degli aeroplani che ne accelera il rifornimento e il riarmo.
Pattugliatori italiani per l’Arabia Saudita
Intanto nell’area mediorientale la necessità di pattugliamenti marittimi è sempre più sentita: per questo scopo l’Arabia Saudita ha ordinato alla nostra Leonardo quattro esemplari di velivolo C-27J Spartan in variante Maritime Patrol Aircraft (Mpa), ovvero in grado di scovare minacce di superficie e sottomarine potendo anche svolgere missioni di ricerca e soccorso e compiti di trasporto e aviolancio. Le consegne avverranno dal 2029. Rispetto alle altre versioni il C-27J MPA prevede una suite di missione dedicata, con sensori ottimizzati per il rilevamento, l’identificazione e l’inseguimento di bersagli gestito da un sistema di missione avanzato (Latos, Leonardo Airborne Tactical Observation and Surveillance) e di un completo sistema di comunicazione che permette la condivisione dei dati in tempo reale con i centri di controllo assicurando la cooperazione con altre unità, anche oltre il campo visivo. Inoltre, in aggiunta alle capacità di pattugliamento marittimo e sorveglianza, il C-27J MPA può trasportare sistemi d’arma per contrastare molteplici minacce tra le quali siluri, missili antinave e cariche di profondità in base alle esigenze di missione. Rimuovendo le consolle del sistema di gestione della missione e altri componenti, la cabina del C-27J MPA può essere facilmente riconfigurata per svolgere missioni di trasporto, aviolancio ed evacuazione medica tipicamente effettuate dal C-27J Spartan Next Generation, offrendo all’operatore flessibilità senza eguali. Altri C-27J impiegati in missioni caratterizzate dall’ambiente marittimo sono già in servizio con la Guardia Costiera degli Stati Uniti.
