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Alloggi comunali per i detenuti senza domicilio e che possono accedere a misure alternative: il progetto pilota

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A Milano il tema del sovraffollamento carcerario entra nell’agenda cittadina attraverso un’iniziativa che prova a intervenire su un punto specifico: la mancanza di un domicilio per chi potrebbe accedere alle misure alternative alla detenzione. Il progetto è stato elaborato all’interno di Cattolici Ambrosiani, spazio di confronto nato due anni fa su impulso dell’arcivescovo Mario Delpini, che aveva invitato i cattolici dell’arcidiocesi a riflettere sull’impegno civile e politico. Nel gruppo siedono professori universitari, laici impegnati e politici cattolici presenti in Consiglio comunale e nei Municipi, appartenenti a forze politiche diverse. “È stato un percorso di due anni”, spiega a ilfattoquotidiano.it il professor Giorgio Del Zanna. “Ci siamo confrontati su diversi temi. Questo è uno dei tanti aspetti che si potevano affrontare, non l’unico”. La scelta, racconta, è maturata nell’anno giubilare, concentrandosi sulla condizione dei detenuti nelle carceri milanesi.

Nel discorso alla città del 5 dicembre 2025, Delpini ha parlato di “Costituzione tradita” per le “pessime condizioni dei carcerati”, richiamando il principio rieducativo della pena. Parole che hanno fatto da cornice a un ragionamento più operativo. “Abbiamo guardato a chi esce dal carcere ma non ha una casa”, prosegue Del Zanna. “E a chi potrebbe usufruire di misure alternative ma non può andarci perché non ha un domicilio. Anche il sovraffollamento delle carceri è dovuto a questo problema”. Il progetto, sviluppato in collaborazione con il Comune di Milano, prevede l’individuazione di “una decina di appartamenti di edilizia pubblica”, precisa Del Zanna, “oggi non assegnati e non assegnabili perché sono fuori norma”. L’idea è reperire fondi attraverso fondazioni bancarie e altri soggetti privati per ristrutturarli. “Il progetto prevede di sistemare le case e poi affidarle, tramite bando, a enti del terzo settore che gestiscono housing sociali”, spiega. Saranno questi enti a occuparsi dell’accompagnamento e dell’inserimento sociale e lavorativo delle persone accolte.

Un passaggio politico è arrivato il 12 gennaio, quando il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che impegna la giunta a destinare dieci alloggi al progetto e a investire, per quanto di competenza, in programmi di supporto per le persone ristrette, con particolare attenzione a chi è a fine pena o non può accedere alle misure alternative per mancanza di casa. “Per il Comune di Milano è la prima volta che vengono messi a disposizione appartamenti comunali per un’iniziativa di questo tipo”, sottolinea Del Zanna. “L’housing per detenuti esiste, ma non con alloggi comunali. Questo è un progetto pilota”. L’auspicio, aggiunge, è che possa diventare replicabile: “Speriamo che sia un modello dove la collaborazione tra forze politiche di appartenenza diversa e tra istituzioni e società civile produca un risultato concreto”. Il professore invita però a tenere accesa la luce sui problemi dei carceri : “È una piccola cosa. Il carcere resta con i suoi problemi”. Ma, aggiunge, “è una delle poche esperienze che prova concretamente ad affrontare la situazione, in un contesto in cui spesso prevale l’idea che non si possa cambiare nulla. Noi crediamo che qualcosa si possa fare”.

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