ATP Dallas: Fritz vince ancora al tie-break del terzo, Cilic non si ferma. Si sfideranno in semifinale
[1] T. Fritz b. S. Korda 6-7(2) 6-4 7-6(5)
Per la quarta volta su cinque incontri Taylor Fritz supera Sebastian Korda: la prima testa di serie del NEXO Dallas Open rimonta il connazionale della Florida e si qualifica in finale col punteggio di 6-7(2) 6-4 7-6(5) in 2h27‘ di grande confronto. Il n°7 ATP si conferma una sentenza senza appello nei derby statunitensi, avendo vinto otto degli ultimi nove incroci con tennisti States di cui un paio questa settimana. 22 sono invece le sconfitte (la terza consecutiva) contro Top 10 del giocatore di origini ceche su 31 match totali. Seba è arrivato vicinissimo ad una affermazione di prestigio, tanto sospirata, ma chiamato a servire per la partita sul 5-4 del tie-break finale si è sciolto.
Il Match
Nel primo set a soffrire maggiormente nei propri turni di battuta è stato il ventottenne nativo di Rancho Santa Fe che ha dovuto cancellare una palla break sul 4-3 e perfino due set point – non consecutivi – sul 6-5. Al tie-break Taylor nulla ha potuto per contrastare la furia tennistica di Sebastian, che domina prendendo subito il largo. Dopo un MTO tra le due frazioni per trattare il solito malconcio ginocchio, Fritz gioca una ripresa da campione vero. Servizi perfetti, il finalista Slam a New York nel 2024 si fa bastare una piccola crepa nella battuta del figlio d’arte: una sola chance, un unico break ma anche set vinto e conti pareggiati. La frazione finale va di pari passo con quanto ammirano nelle due precedenti: tracotante e incontrastata supremazia dei fondamentali d’inizio gioco, ad eccezione di un innocuo scambio di break point sfumati tra settimo e ottavo game. Di conseguenza, ecco manifestarsi un secondo tie-break, stavolta decisivo per davvero. A partire forte, nel tredicesimo gioco, è Korda che vola rapidamente 3-0 con mini-break subitaneo. Tutto scorre fino al momento cruciale, quando il venticinquenne di Bradenton è chiamato a servire per il match avanti 5-4: qui però Seba si avvinghia a vecchi fantasmi, perdendo gli ultimi tre punti del match.
La precaria forma fisica di Taylor Fritz, con questo perenne problema al ginocchio che per essere risolto definitivamente necessiterebbe di sottoporsi ad un’operazione chirurgica, e le conseguenti prestazioni sempre più direzionate verso un inevitabile calo; stanno diventando il tema ricorrente del 2026 sponda California. Performance sempre più al ribasso che lo stanno tenendo lontano dai suoi abituali livelli: basti infatti evidenziare che prima di Dallas non centrava un quarto dallo scorso settembre in quel di Tokyo. Un digiuno che per un finalista Slam e costantemente Top 10 con anche apparizioni nei primi cinque, non si può definire “normale”. Eppure ancora una volta ha dimostrato, nonostante l’attuale vulnerabilità fisica, di essere capace di riuscire ad ottenere la vittoria anche quando non è al 100% della forma. 22 aces, 12 per Sebastian, il 74% di prime con l’80% di conversione e ben 40 vincenti.
Il capitolo Korda è invece di tutt’altra dimensione e spessore. Troppi inciampi fisici, troppe mancanze mentali. Talento sublime ma forse non in possesso di quella fame ossessiva, in grado di fargli spiccare il definitivo e agognato – forse non così tanto – salto di qualità. E’ disposto a fare tutto ciò che è necessario per migliorarsi e salire di livello? E’ sempre stato il quesito e la risposta retoricamente negativa. Un percorso di progressione che stava diventando sempre più di regressione. Fuori dai primi cinquanta, senza riuscire a rispolverare fiducia nemmeno al Challenger di San Diego la scorsa settimana. Poi l’approdo a Dallas e il remake del primo turno australiano con Zheng: la vittoria che lo rigenera, suggellata dal successo su Tiafoe. Tuttavia proprio quando avrebbe dovuto vidimare un grandioso risultato, al termine di una splendida settimana, è tornato a riavvolgersi di dubbi e incertezze che non gli hanno lasciato scampo.
M. Cilic b. [Q] J. Pinnington Jones 6-1 6-4
L’esperienza di Marin Cilic si dimostra superiore allo slancio di affermazione che permea Jack Pinnington Jones: 6-1 6-4 in 1h18‘ di partita per colui che ha ereditato lo scettro da Goran Ivanisevic. Pur essendo vicino al viale del tramonto, il nativo di Medjugorje ha saputo gestire meglio i pochi momenti delicati aiutandosi con il suo portentoso servizio: 16 aces messi a referto con l’85% di punti vinti sulla prima. Il campione croato dà dunque l’ennesima conferma, in questo scorcio iniziale di 2026, di aver ritrovato un ottimo stato di forma: nonostante le trentasettenne candeline spente e i continui – nonché fisiologici – acciacchi fisici. Dopo il terzo turno a Melbourne, dominando Shapovalov e mettendo in difficoltà Ruud, ecco un altro squillo balcanico. Per il vincitore dello US Open 2014 è la prima semifinale ATP da due anni a questa parte. Quando nel 2024 Marin rientrò alle competizioni dopo un lungo stop per infortunio, era sprofondato fuori dai primi 1000 del ranking. Ma pian piano, passo dopo passo, pur non trovando continuità fisica ha ricostruito in maniera eccezionale la sua classifica: con questa vittoria (dopo aver già scavallato quota 600) rientra nella Top 50.
Inoltre c’è una statistica che spiega meglio di qualunque altro dato la longevità ad alto livello di cui è stato protagonista Cilic. E’ stato sconfitto per l’ultima volta in un quarto ATP contro un avversario fuori dalla Top 100 addirittura nel lontano 2012: ben 14 anni fa. Sono 66 successi su 118 quarti di finale in carriera. Esce di scena comunque a testa altissima il giovane tennista britannico: ai primi passi nel magma unico che è il circuito ATP. Jeek ha cominciato tardi a confrontarsi con il Tour professionistico: questo perché ha ricevuto una borsa di studio per frequentare la Texas Christian University. Ed è proprio nello Stato americano che ne ha ospitato le genesi di sportivo, che il classe 2003 di Londra ha fatto conoscere il suo nome al tennis che conta. Quattro vittorie consecutive per arrivare ai quarti di finale, cominciando il percorso dalle quali e piazzando vittorie di rilievo come quelle su Flavio Cobolli ed Eliot Spizzirri. Tuttavia, quello di Jones non è stato un fulmine a ciel sereno: prima di Dallas aveva raggiunto la finale al Challenger di Soma Bay in Egitto, senza peraltro lasciare set per strada.
