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Caso Epstein, la procuratrice Bondi in difficoltà al Congresso: “Ghislaine Maxwell muoia in cella”

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Lo scandalo Epstein continua a imperversare sull’amministrazione Usa. Donald Trump “è il presidente più trasparente della storia”, ha detto la segretaria alla Giustizia, Pam Bondi, difendendo il tycoon in commissione giustizia della Camera davanti alle vittime del pedofilo e respingendo gli attacchi dei democratici al suo Dipartimento per la gestione della pubblicazione di documenti sul finanziere pedofilo definita un “insabbiamento“. La ministra è stata incalzata a ripetizione su alcune email contenute nei documenti in cui fa riferimento a una ragazza russa e una ucraina, con i democratici che chiedono se queste rappresentino “prove credibili” per l’avvio di ulteriori indagini.

“Abbiamo indagini in corso”, ha assicurato Bondi rispondendo al deputato repubblicano Chip Roy che le chiedeva se ci sarebbero state incriminazioni per i legami con Epstein. Non è chiaro se il riferimento della ministra sia al lavoro che sta svolgendo l’ufficio del procuratore di New York, dove Jay Clayton è stato incaricato di supervisionare le indagini sui legami fra Epstein ed alcuni esponenti dem. Bondi non ha poi preso posizione sulle polemiche sul segretario al Commercio Howard Lutnick, di cui molti hanno chiesto le dimissioni dopo le rilevazioni sui suoi rapporti con Epstein, inclusa la sua visita sull’isola di proprietà del pedofilo. “Lutnick ha già risposto per conto suo”, si è limitata a dire Bondi, augurandosi poi che Ghislaine Maxwell “muoia in prigione”. Apparendo in Congresso nei giorni scorsi, la complice di Epstein ha dichiarato che avrebbe parlato e raccontato la sua verità solo se Trump le avesse concesso la grazia, sulla quale il presidente non si è ancora pronunciato.

Bondi però non è riuscita a evitare le scintille con i democratici e le vittime, indignate per come il Dipartimento di Giustizia ha gestito la pubblicazione dei file, ovvero – hanno più volte denunciato – “proteggendo i potenti“. “Sono profondamente dispiaciuta per quello che le vittime, tutte le vittime, hanno dovuto affrontare a causa del mostro”, ha detto Bondi rifiutandosi però di guardare negli occhi le vittime e scusarsi con loro per come i file sono stati gestiti.

Sotto un fuoco di fila incrociato di accuse, la ministra della Giustizia ha cercato di difendersi con parole che sono apparse, secondo gli osservatori, più rivolte alla Casa Bianca che alle vittime. Trump e il suo staff sono infatti irritati da come il Dipartimento di Giustizia e Bondi hanno affrontato il caso, esponendo la ministra a critiche e mettendo in discussione il suo posto. Consapevole del rischio di essere silurata, Bondi si è presentata alla Camera con un piglio combattivo.

Trump “è il presidente più trasparente della storia. Non ci sono prove che abbia commesso alcun crimine”, ha ribadito a più riprese respingendo gli attacchi della deputata democratica Pramila Jayapal, che le ha fatto notare come inizialmente il nome sultano del Emirati Ahmed bin Sulayem fosse stato oscurato. L’uomo d’affari – ha messo in evidenza Jayapal – è il presidente e l’amministratore delegato di una società che ha legami finanziari con il presidente Donald Trump e il suo consigliere Steve Bannon. “Si vergogni. Se avesse un minimo di decenza, dovrebbe dimettersi dopo questa udienza”, l’ha criticata il liberal Ted Lieu. Bondi aggressiva li ha attaccati: “E’ ridicolo. Questo non è un circo”. Ma l’aver perso la pazienza e l’essersi mostrata facilmente irascibile sul tema l’ha indebolita, lasciandola vulnerabile alle accuse del pubbliche e, forse, anche a quelle della Casa Bianca.

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