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Beatrice Venezi alla Giudecca commuove alle lacrime le detenute e snobba gli orchestrali che la boicottano: non una parola, ma…

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C’è chi fa ammuina e “volantinaggio” quando è più ben disposto per difendere la propria rendita di posizione e chi, invece, preferisce far “volare il pensiero” anche dove l’aria è più pesante. Beatrice Venezi ha scelto la seconda strada. Al suo debutto veneziano come futura direttrice musicale della Fenice, la Maestra ha snobbato i salotti polverosi, i dietro le quinte rumorosamente caotici e le polemiche corporative di certi orchestrali – ancora fermi al pregiudizio ideologico contro il suo curriculum (e le sue convinzioni culturali e politiche) – per recarsi laddove l’umanità non si sospende, nonostante una sentenza: il carcere femminile della Giudecca.

Beatrice Venezi commuove le detenute della Giudecca

Un debutto diverso dal solito quello di Beatrice Venezi a Venezia, per un’iniziativa, proposta dalla direttrice dell’istituto penitenziario, Maurizia Campobasso, che si inserisce in un più ampio percorso culturale e formativo del carcere che ospita circa 90 detenute, per metà italiane. Perché, come ha ricordato la direttrice del carcere veneziano, «invitare Beatrice Venezi non è un gesto simbolico. Ma una scelta coerente con l’idea di carcere come luogo di responsabilità. Rielaborazione. E possibilità. La direzione d’orchestra è un atto di governo del caos: portare questo gesto dentro il carcere significa offrire alle detenute un’immagine concreta di trasformazione. Non la rimozione del dolore. Ma la sua organizzazione in un linguaggio condiviso».

Musica e parole, quella della Maestra, che toccano le corde delle emozioni più profonde

Ed è su questa scia motivazionale che la direttrice d’orchestra, nominata nel settembre scorso direttrice musicale del Teatro La Fenice (a decorrere dal prossimo ottobre, contro il parere degli orchestrali), è arrivata oggi per la prima volta in città nella sua nuova veste. Non per inaugurazioni o concerti ufficiali: l’occasione è stata un incontro speciale con le detenute del carcere femminile della Giudecca, con una lectio magistralis sul tema “Il valore della musica“. E le sue parole hanno commosso le detenute fino alle lacrime. Molte di loro – e lo dicono i social. Come lo rilanciano le agenzie di stampa in queste ore – si sono lasciate andare a momenti di intensa emozione.

Come quando ha detto: «La musica è considerata taumaturgica: non perché elimini la ferita, ma perché le dà una forma sopportabile, una forma condivisibile», ha spiegato Venezi, citando poi Ildegarda di Bingen» (una mistica medievale che parlava del canto come “sinfonia dell’anima”, che porta pace, consolazione e ordine). «Allora io spero che la musica e l’arte possano essere di sollievo, supporto e sostegno. Che possano regalare quegli attimi di serenità a voi e ai vostri bambini – ha affermato la direttrice d’orchestra rivolta sempre alle detenute –. Perché se esiste qualcosa di autenticamente umano, questa è l’arte».

Tema il “Va pensiero”: sulle note del risorgimento dell’anima

Niente a che vedere, insomma, con captatio benevolentiae sindacali o passerelle promozionali. Ma una vera e propria lezione di vita. E allora, accompagnata dal sindaco Brugnaro e dal sottosegretario Gianmarco Mazzi, Beatrice Venezi ha portato tra le novanta recluse del penitenziario veneziano parole e richiami in musica che hanno saputo toccare corde che nessuna protesta sindacale o rivendicazione polemica riuscirà mai a sfiorare. Il tema? Il “Va, pensiero”. Non una scelta banale, dunque. Ma un richiamo prepotente a quel “risorgimento dell’anima” che Giuseppe Verdi ha regalato all’Italia.

Beatrice Venezi non fa cenno alle polemiche degli orchestrali de La Fenice, anzi…

Mentre fuori c’è chi tenta di “governare” la Fenice a colpi di comunicati ostili, dentro le mura della Giudecca il direttore d’orchestra Venezi ha spiegato che dirigere un’ensemble è l’atto supremo di “governo del caos”. Un messaggio che le detenute hanno accolto con lacrime e commozione, riconoscendo in quella donna colta e determinata, non un’autorità distante. Ma un ponte verso quella bellezza che, come ricordato dal ministro Nordio in un videomessaggio inviato per l’occasione, è l’unica vera ancora di salvezza contro la disperazione. Un messaggio di speranza, quello del Guardasigilli, che ha voluto sottolineare: «Mai disperare e sempre guardare al futuro. Anche alla luce della bellezza che dà l’arte, e la musica in particolare».

Vola alto su note e temi musicali (e non solo)

Perché «la musica non cancella il dolore, ma gli dà una forma sopportabile», ha scandito la Venezi, citando la mistica Ildegarda di Bingen. È il paradosso della cultura: un prodotto umano che sopravvive anche quando l’uomo sbaglia. Una riflessione che ha impegnato le detenute in un pomeriggio decisamente diverso da tutti gli altri, che le ha viste leggere poesie e condividere silenzi carichi di significato, trovando in quelle note ideali un sollievo che la burocrazia del reato, sentenze, delitti e castighi non arrivano a offrire.

Altro che replicare a comunicati e offese…

E mentre il sindaco Brugnaro giustamente ammoniva chi scambia il palcoscenico del teatro per una bacheca sindacale, Beatrice Venezi rispondeva con l’unica moneta di scambio che conta: lo spessore culturale. Non ha risposto alle critiche dei professori d’orchestra. Non ha replicato a accuse e comunicati, offese e recriminazioni strumentali, non ha cercato scappatoie o scorciatoie. Ha preferito l’emozione autentica di chi ha ancora un “pensiero” capace di volare sulle ali dorate dell’arte.

Pertanto, se il buongiorno si vede dal mattino, la tanto osteggiata e boicottata direzione di Beatrice Venezi alla Fenice promette di essere una sinfonia di coraggio e umanità. Alla faccia di chi, rimasto fuori dal carcere, ma prigioniero dei propri livori e di ideologismi portati allo stremo, continua a suonare una musica stonata…

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