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Paolo Virzì risponde al nobile fiorentino che chiede il sequestro del suo film Cinque Secondi: “Mi spiace si sia sentito disonorato…”

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Il nobil signore toscano fa causa a Paolo Virzì e alla produzione del film Cinque secondi, e il regista livornese risponde per le rime. Secondo Stefano Guelfi Camaiani nel film uscito lo scorso autunno la sua famiglia sarebbe stata “dipinta come decaduta e travolta da problemi finanziari” e in particolar modo al centro del fastidio e delle accuse ci sarebbe la rappresentazione del personaggio della “contessina” Matilde Guelfi Camaiani, interpretata da Galatea Bellugi. “Nel film la famiglia è rappresentata come nobile decaduta, coinvolta in vicende di dissesto finanziario, uso di droga, reati, suicidio e problemi psichiatrici. Ci sono vari aspetti giudiziari su questa vicenda e al momento non posso dire niente di particolare, ma sono estremamente seccato per questa situazione perché mi ha dato molto fastidio”, ha spiegato Guelfi Camaiani al Corriere della Sera. L’erede del nobile casato ha così chiesto ai giudici del Tribunale di Firenze un provvedimento d’urgenza per bloccare immediatamente la distribuzione del film (peraltro non più in sala da tempo ndr). Si tratterebbe, secondo il seccato conte, di lesione del diritto all’identità personale e violazione della riservatezza sulla storia familiare.

Dalla produzione GreenBo e Indiana Production (Benedetto Habib, Fabrizio Donvito, Marco Cohen e Daniel Campos Pavoncelli sono i produttori anche di Buen Camino di Zalone ndr) sembrerebbe bastare lo storico pannello che appare a fine film: “Qualsiasi riferimento a persone vissute o viventi e a fatti realmente accaduti è puramente casuale”, ma il Guelfi Camaiani non sembra essersi tranquillizzato. A livello di percorso giudiziario, come riporta Repubblica, “la giudice Carolina Dini della prima sezione civile del Tribunale di Firenze ha rigettato la richiesta, ma il processo proseguirà nelle prossime settimane”.

Mentre per quel che riguarda un molto letterario botta e risposta, è stato Paolo Virzì su Instagram a corredare uno dei suoi disegni con un post molto puntuto e beffardo. “Mi dispiace che il signor Guelfi Camaiani, che scopro essere vicepresidente dell’Istituto del Sacro Romano Impero, nonché redattore dell’Albo d’Oro delle Famiglie Nobili e Notabili Europee, si sia sentito disonorato perché un mio personaggio immaginario avrebbe lo stesso nome di una sua zia Matilde defunta nel 1930”, ha spiegato il regista. “Mi scuso di nuovo molto con lui, e però ringrazio di cuore tutti gli Adriano Sereni e le Beatrice Morandini, i Piero Mansani e le Susi Susini, i Giancarlo Jacovoni e le Marisa Mazzalupi (tutti personaggi creati per i suoi film La pazza gioia, Ovosodo e Ferie d’agosto ndr) che esisteranno senz’altro e dei quali ignaro ho utilizzato nomi e cognomi ma che per fortuna non si sono sentiti offesi”. Evidentemente il regista livornese che di recente si era definito “un anarchico che si commuove vedendo Mario Draghi”, quando vedi un potente non più politico finanziario ma aristocratico più che al pianto ricorre ad un divertente dileggio.

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