Musk stacca la spina a Mosca: disattivati tutti i satelliti per i russi al fronte
Disabilitare i terminali russi in Ucraina era necessario. Non sufficiente. La decisione di SpaceX di isolare i satellii Starlink utilizzati illegalmente dalle forze di Mosca lungo il fronte segna un passaggio netto nella guerra invisibile che accompagna quella combattuta con artiglieria e fanteria. Ma è anche la prova, forse la più esplicita finora, di quanto il baricentro del potere strategico si sia spostato verso infrastrutture private capaci di incidere direttamente sugli equilibri militari.
Musk spegne tutto
Tutto nasce da una contestazione formale avanzata dal ministero della Difesa ucraino. Kiev si presenta da Elon Musk con un dossier preciso: i russi stanno usando Starlink per guidare i droni contro obiettivi ucraini, eludendo le sanzioni statunitensi che vietano il servizio a Mosca e beneficiando di terminali acquisiti senza pagare. Una violazione doppia, tecnica e politica. L’altro ieri arriva l’annuncio ufficiale: i terminali russi in Ucraina sono stati “isolati”. Le comunicazioni militari lungo il confine collassano. Musk agisce. E lo fa in modo decisivo.
La paralisi sul fronte
Il risultato, secondo la Difesa ucraina e secondo i corrispondenti militari russi, è una paralisi temporanea. Tutti i terminali del patron di Tesla non registrati dalle forze armate ucraine smettono di funzionare nella zona del fronte. Per le truppe russe, che li avevano importati in massa attraverso canali paralleli, svanisce il mezzo più rapido di coordinamento tra gruppi d’assalto. Salta la trasmissione in tempo reale. I droni perdono collegamento, ordini avanzati, capacità di correzione della rotta, efficacia operativa.
L’intervento di Musk e gli effetti collaterali
Mykhailo Fedorov aveva chiesto a Musk di sottrarre ai russi l’uso abusivo di Starlink, proponendo «soluzioni concrete». La risposta è stata rapida, forse troppo. Ai russi ha tolto precisione e governabilità dei droni Geran. Ma ha colpito anche l’Ucraina. Migliaia di terminali non ancora registrati da Kiev, per timore di essere tracciati o di perdere flessibilità operativa, sono rimasti al buio. La Difesa ha rassicurato: nessun rischio di geolocalizzazione, registrazioni su canali militari protetti.
Le voci dal campo
Non tutti sono convinti. La tenente maggiore Tetyana Chornovol, ex deputata oggi alla guida di squadre di dronisti, racconta che «lo spegnimento dei satelliti ha lasciato le mie due posizioni di combattimento dei piloti senza comunicazione: i terminali Starlink non funzionano ancora anche se tutti i dati sono stati registrati da tempo nella “lista bianca”». Attriti tecnici, risolvibili. A Mosca, invece, il colpo è sistemico.
«Non ha solo un problema in prima linea: ha una catastrofe. Tutti i comandi e i controlli delle truppe sono crollati. Le operazioni d’assalto sono interrotte in molte aree», scrive Serhiy “Flash” Beskrestnov, consigliere tecnologico della Difesa ucraina. Più cauto Oleg Starikov, ex colonnello Sbu e analista militare: «Ci vorranno tra 24 e 72 ore per capire se gli effetti sono dirompenti come sostiene la Difesa. Starlink è una rete rapida e tecnologica, ma i russi ne hanno altre: più lente, ma sicure».
Il precedente strategico
È qui che il quadro si allarga. SpaceX non è più soltanto un’azienda. È un asset strategico globale. Negli ultimi quattro anni le reti satellitari commerciali sono diventate nodi centrali dei conflitti e delle competizioni tra l’Occidente e chi sfida l’ordine internazionale. Non sorprende che il Congresso americano discuta di possibili investimenti cinesi occulti nella società di Musk, giudicati «una minaccia alla sicurezza nazionale, mettendo potenzialmente a rischio infrastrutture militari, di intelligence e civili fondamentali».
Né sorprende che Pechino rivendichi progressi nelle armi a microonde ad alta potenza, pensate per accecare costellazioni in orbita bassa come Starlink. Se non possiamo acquisirvi, possiamo combattervi.
Dallo spazio alla sicurezza interna
Nelle stesse ore, in Francia, quattro persone vengono incriminate per spionaggio. Due sono cittadini cinesi. In un Airbnb nel sudovest del Paese avevano installato grandi parabole satellitari collegate a sistemi informatici capaci di intercettare flussi di dati Starlink. Episodi diversi, stessa traiettoria.
La sicurezza passa dallo spazio. L’Ucraina lo sa. E ora lo sanno tutti.
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