Locana e Levone uniti nel celebrare gli intensi 100 anni di Giulia Airale
LOCANA
Compleanno centenario, lunedì scorso, alla residenza Vernetti di Locana. L’importante traguardo è stato tagliato da Giulia Airale, vedova Michelotti, ospite della struttura dal dicembre 2021.
Cent’anni la festeggiata li ha compiuti domenica 1° febbraio, con l’accompagnamento musicale degli amati “sunadur”. Affollatissimo il salone, curato dalle operatrici della Rsa guidate dalla direttrice Paola Ceresa (davvero originale il carretto addobbato di festoni e palloncini con la scritta “Buon compleanno”), e presenti gran parte degli anziani ospiti e, naturalmente, i parenti della signora Giulia arrivati per l’occasione anche da fuori territorio (nove, solo dalla Valle d’Aosta).
Travolta dall’emozione, lacrime di commozione e un continuo ringraziare chi ha voluto essere con lei in un giorno tanto speciale: foto, la torta con fontana luminosa, la cornice musicale con brani popolari cantati da tutta la sala. E non potevano mancare le rappresentanze istituzionali, col vicesindaco di Locana, Mauro Guglielmetti, accompagnato dal consigliere comunale Monica Airale, quello di Levone, Massimiliano Gagnor (paese dove tuttora ha la residenza la festeggiata, che le hanno donato fiori e pergamene. I due amministratori hanno voluto ringraziare Giulia, a nome di tutti i cittadini di Locana e Levone, fonte d’esempio per una vita lunga ed esemplare.
La direttrice Ceresa ha dato lettura di una poesia appositamente composta per Giulia: «Un secolo di saggezza, di amore e di splendore, di ricordi preziosi, custode di tanto onore. Grazie per il sorriso e l’infinita dolcezza, sei il nostro esempio, la nostra fortezza. Che tu sia felice in questo giorno dorato, circondata dall’affetto di chi ti ha sempre amato». Uno dei nipoti, Mauro Michelotti, a nome di tutta la famiglia, ha sottolineato le sue tante qualità: la caparbietà, la tenacia, la dedizione al lavoro. «Zia – ha rimarcato – aveva più di 90 anni e ancora raccoglieva legna sulla collina di Levone, ne faceva fascine, se le caricava in spalle e lungo un sentiero ripidissimo le portava sino a casa perché le sarebbero servite per accendere la stufa. E d’inverno, anche in quelli più rigidi, col termometro ben sotto lo zero, scendeva al torrente Levona, vicino all’orto che coltivava con passione, rompeva il ghiaccio e lavava i panni perché, come soleva ripetere “nell’acqua corrente, la roba viene più pulita”».
Una vita lunga, quella di Giulia Airale, cominciata nel Vallone di Piantonetto. Erano anni difficili, quelli a ridosso della Seconda guerra mondiale. Grande povertà, pochissime risorse, la terra dura da lavorare e per le famiglie più fortunate, che avevano qualche animale nelle stalle, la necessità di accudirli con amore perché rappresentavano quasi l’unica fonte di sostentamento, un tesoro prezioso irrinunciabile. Tra le occupazioni a cui Giulia non si sottraeva, a quei tempi, anche quella del trasporto a piedi del sale dal vallone sino al colle della Galisia per farlo arrivare sino in Francia. Poi il conflitto, il reclutamento dei giovani di leva e, tra questi, il promesso sposo Adolfo Michelotti, che dopo anni interminabili di guerra ritornò dopo un periodo in un campo di concentramento nell’ex Jugoslavia.
Il matrimonio nel 1948, l’approdo ormai stabile a Levone, dov’era già sfollata la famiglia dell’ex suocero Battista Michelotti, il lavoro come sarta, poi in fabbrica, con l’esplosione industriale degli anni ’60, sino alla meritata pensione. Qualche problema di deambulazione, ma nel complesso lucidissima, Giulia è stata una lettrice appassionata, attenta alla politica (il marito Adolfo, deceduto nel 2010, era stato a lungo amministratore comunale a Levone ricoprendo anche il ruolo di vice sindaco). La festa al Vernetti le ha regalato l’ennesima testimonianza dell’amore che la circonda, tutto meritato.
