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Le aziende tedesche bocciano Merz: pessimi voti al governo anche sulle politiche pensionistiche

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Le aziende tedesche “bocciano” la politica economica del governo presieduto da Friedrich Merz. In media, le imprese hanno assegnato un voto di 4,2, secondo un sondaggio dell’Istituto Ifo, alle decisioni adottate dal ministero delle Finanze. Le critiche riguardano per lo più tutti gli ambiti politici e provengono da ogni settore: le valutazioni positive sono molto rare. «Le aziende attualmente non registrano quasi alcun progresso su questioni chiave di politica economica», afferma Klaus Wohlrabe, responsabile dei sondaggi dell’Ifo, ossia l’istituto per la ricerca economica. In sostanza, «il giudizio è quindi negativo».

Merz bocciato dalle aziende tedesche: ecco la brutta media

Le imprese hanno assegnato il peggior punteggio anche alla politica sociale e pensionistica del governo, con un voto medio di 4,6. I punteggi per le politiche del mercato del lavoro, industriale, energetica e climatica, sono solo “sufficienti”, con un’oscillazione che va dal 4,1 al 4,2. La maggioranza ha ottenuto un giudizio leggermente migliore, sebbene sempre solo “sufficiente”, in politica fiscale. In politica infrastrutturale e di digitalizzazione, i numeri si attestano intorno al 4.

Non ci sono differenze sostanziali tra i settori sull’insoddisfazione: nessuno di questi valuta la politica economica come mediamente buona. Nell’industria e nei servizi, i voti variano tra 3,8 e 4,5. Anche i voti migliori assegnati rimangono nella fascia “soddisfacente”, tendendo verso il “sufficiente”, mentre singoli settori, come l’industria o i servizi legati al mercato del lavoro, attribuiscono punteggi significativamente inferiori.

C’è bisogno di azioni urgenti

Le aziende hanno ben chiaro quali siano gli ambiti d’azione urgenti. Il 40,4% delle attività, infatti, chiede come priorità la riduzione della burocrazia e della regolamentazione. Seguono le riforme fiscali e doganali, come i tagli alle imposte o la semplificazione del sistema tributario, con il 37,1%. Il 24,6%, invece, chiede interventi sul mercato del lavoro e lavoratori qualificati. Un altro 23,3% ha richiesto delle svolte significative sulla politica energetica. Infine, un ulteriore 21,3% mira agli investimenti, alle condizioni di localizzazione e alle infrastrutture. «Le aziende ora si aspettano progressi concreti sulle principali questioni di riforma – conclude Klaus Wohlrabe –. A loro avviso, gli annunci da soli non sono più sufficienti“.

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