“A Gaza si continua a morire. Board of peace? Nulla a che vedere con la pace”: la proiezione di “Disunited Nations” con Oliva, Albanese, Germano e Nucci
“Quello che si sta tentando di fare a Gaza non ha niente a che vedere con la pace. Non si può ricostruire sulle fosse comuni e su quella che è la scena di un crimine, il crimine dei crimini, quello di genocidio“. A denunciare quanto continua ad avvenire in Palestina, non solo nella Striscia di Gaza, è Francesca Albanese, relatrice Speciale Onu per la Palestina e i Territori Occupati, nel corso della proiezione speciale a Roma del film documentario “Disunited Nations” di Cristophe Cottaret. Una serata introdotta dalla vicedirettrice del Fatto Quotidiano, Maddalena Oliva, e conclusa con un dibattito con il pubblico alla quale hanno partecipato anche l’attore Elio Germano e lo scrittore Matteo Nucci.
“Negli ultimi tre mesi abbiamo iniziato a parlare di tregua. Pochissimi di noi ci hanno creduto. È di due giorni fa la notizia di un nuovo raid israeliano, oltre 30 civili palestinesi uccisi, moltissimi bambini sotto le bombe, di nuovo hanno ripreso a camminare come fantasmi”, ha ricordato Oliva.
“Si è realizzato quello che io prevedevo quattro mesi fa. I palestinesi a Gaza continueranno a morire di fame, di stenti, di malattie e di bombe. Imporre la parola pace col pugno è stato necessario per mettere a tacere la voce delle piazze, la mobilitazione che stava scuotendo i Paesi occidentali, soprattutto l’Italia, e che stava scuotendo dall’interno Paesi i cui governi sono a sostegno o alleati di Israele e degli Stati Uniti“, ha continuato Albanese.
“Il Board of peace di Trump? Non ci può essere pace lì dove c’è usurpazione, c’è pace invece dove si rispetta il diritto internazionale. I palestinesi hanno diritto ad essere liberi dall’apartheid, dall’oppressione e dal genocidio ed è questo che chiede il diritto internazionale”, ha continuato la relatrice. E ancora: “Si tratta di un progetto di immobiliaristi americani, israeliani e di altre parti del mondo, incluso il mondo arabo. Non è possibile che chi ha finanziato, chi ha armato il genocidio, ovvero gli Stati Uniti, abbia il potere di decidere le sorti di un popolo. Credo che il governo italiano abbia fatto bene a non associarsi, invocando la Costituzione italiana. Auspicherei che l’esecutivo, al netto di tutto ciò che è stato fatto, cambiasse rotta e seguisse il dettato costituzionale”.
“C’è molta distanza tra rappresentanti e popoli. Non tutti gli americani si riconoscono in Trump, come evidentemente non tutti gli italiani si riconoscono in Giorgia Meloni e nelle sue politiche, ma è proprio un distacco di cittadinanza che ha prodotto la vittoria di questi personaggi e quindi penso sia molto importante manifestare”, ha spiegato Germano. Per poi sottolineare: “Una volta che uno ha deciso che c’è un nemico e che quello è il responsabile della tua infelicità, allora si può commettere qualsiasi tipo di atrocità. E questa cosa è possibile con una modalità sola, è possibile grazie alla propaganda. E attenzione perché in questa propaganda ci siamo cascati tutti quanti quando le bombe le mettevamo noi, bombardavamo noi l’Afghanistan. La ragione ultima è arricchire le economie, le grandi industrie italiane sono le uniche che si arricchiscono con le guerre. Tutte le altre motivazioni sono propaganda”.
Per Nucci invece a preoccupare è il fatto che “sotto attacco sia soprattutto la critica. Mi sconvolge che il suicidio del mondo occidentale si completi proprio con la distruzione dello spirito critico. Quindi in questi giorni tutti gli sforzi sono concentrati sul non parlare di quanto avviene ancora a Gaza”.
Eppure, ricorda Albanese, nelle scorse settimane “mai tanta gente si è mobilitata contro un genocidio”: “Il potere non reagisce perché il potere fa questo da sempre, protegge se stesso. Ma questa per noi è un’opportunità di democratizzazione. Dobbiamo continuare a resistere”
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