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Se i danni del clima sono al Sud la colpa è degli abitanti: così lo Stato deresponsabilizza se stesso

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A cura di Giulio De Meo e Enzo Fasulo

Gran parte del Sud Italia è stato colpito nei giorni scorsi dal ciclone Harry, un violento evento meteorologico che ha provocato gravi disagi e danni economici che superano di gran lunga i 2 miliardi di euro. Tra il 19 e il 21 gennaio sono state registrate raffiche di vento fino a 120 Km/h, piogge torrenziali e mareggiate fino ai 9 metri che hanno messo in ginocchio il territorio, causando allagamenti, frane e l’interruzione di numerosi servizi essenziali. Il fenomeno ha richiesto l’intervento di ben 1600 vigili del fuoco e ha causato danni pesantissimi: solo in Sicilia si stimano perdite per circa 2 miliardi di euro.

Il ciclone si è sviluppato come un intenso sistema di bassa pressione alimentato da forti contrasti tra masse d’aria e da un Mediterraneo insolitamente caldo. Secondo numerosi studi scientifici, infatti, l’aumento delle temperature globali e marine sta rendendo i fenomeni atmosferici estremi sempre più frequenti e intensi: mari più caldi forniscono maggiore energia alle perturbazioni, e quindi favoriscono lo sviluppo di cicloni mediterranei capaci di produrre precipitazioni violente e mareggiate distruttive.

Effetti devastanti si sono registrati anche a Niscemi, nell’entroterra siciliano, che in questi giorni è vittima di una serie di frane e smottamenti che hanno letteralmente squarciato il tessuto viario. Il fango ha reso impraticabili le principali vie di comunicazione, isolando intere aree del centro abitato e mettendo a rischio l’incolumità dei residenti.

L’antimeridionalismo però non si ferma nemmeno davanti alla crisi climatica: si è assistito, infatti, ad un grande vuoto lasciato dallo Stato. A fronte di oltre 2 miliardi di danni, il Consiglio dei ministri ha stanziato solo 100 milioni, diviso tra tre regioni. 33,3 milioni per regione, una cifra più che irrisoria che non potrà mai tutelare lǝ lavoratorǝ, un numero che rappresenta più una presa in giro che la reale volontà di aiutare la popolazione locale. La notizia del Sud martoriato da una catastrofe climatica non ha nemmeno trovato spazio nei media, i telegiornali hanno trattato la questione sbrigativamente, con un minutaggio misero.

Sui social sono nate diverse iniziative di autofinanziamento, supportate da artistǝ, organizzazioni e associazioni locali. Per quanto simili azioni siano lodevoli, è evidente che da sole non possano bastare. Inoltre, nonostante la drammaticità della situazione, le sezioni commenti di post, TikTok, reel o articoli si riempiono di insulti e giudizi discriminatori che tendono a colpevolizzare la popolazione locale. La maggior parte degli utenti tendono a giustificare l’accaduto, brandendo il tema del presunto abusivismo che infliggerebbe la totalità del Meridione. Viene da chiedersi: come mai quando queste disgrazie accadono al Nord, la reazione non è mai quella di giudicare le vittime ma mostrare empatia, invece ora si esprime giudizio a persone che si sono ritrovate senza dimora? Evidentemente, parte della Nazione ritiene il Sud indegno di empatia. Dov’è lo Stato quando il Meridione non serve a fini propagandistici?

Il tema dell’abusivismo viene infatti usato come un’arma di distrazione di massa, serve a deresponsabilizzare il governo centrale e a giustificare l’invio di aiuti insignificanti rispetto a quanto stanziato in situazioni analoghe avvenute in altre zone del Paese. È una retorica che uccide la solidarietà e normalizza l’abbandono. Sussiste, nei fatti, un doppio standard che riserva sostegno e solidarietà solo da Roma in su e colpevolizza le vittime meridionali.

Il ciclone non ha fatto altro che amplificare delle fragilità strutturali, ovvero che dipendono dalle scelte politiche e dalle gerarchie che si sono consolidate nel corso del tempo. Citando Gramsci, la questione meridionale è un sistema di corresponsabilità tra il capitalismo settentrionale e le classi dirigenti del Sud Italia. È così che il Mezzogiorno si è ridotto in una posizione subalterna, a un terreno di scambio politico-economico rispetto al Settentrione.

Questa subalternità è il risultato di una precisa volontà politica che si manifesta oggi con la negligenza climatica. Il Mezzogiorno paga le conseguenze di una crisi globale gestita con strumenti inadeguati e discriminatori. Non è più accettabile parlare di unità nazionale solo quando si tratta di estrarre risorse, voti o manodopera dal Meridione, per poi voltarsi dall’altra parte quando lo stesso territorio è vittima di calamità naturali simili.

L'articolo Se i danni del clima sono al Sud la colpa è degli abitanti: così lo Stato deresponsabilizza se stesso proviene da Il Fatto Quotidiano.