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È il 20 febbraio 2029 e la più grande potenza del mondo è sotto la dittatura di Trump

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N.B.: Questo articolo non è ancora stato scritto, ma lo sarà.

È trascorso un mese: per quanto difficile, dobbiamo ammetterlo a noi stessi. 
Oggi è il 20 febbraio 2029, da 30 giorni Donald Trump avrebbe dovuto lasciare la Casa Bianca per la fine del mandato e invece è ancora lì, tronfio e adulato. Che differenza c’è tra lui e uno di quei tiranni d’Africa? Tra lui e Maduro (inghiottito dalle carceri), Putin, Erdogan e tutti gli altri despoti?

La più grande potenza del mondo è sotto dittatura. Così finisce il sogno americano. E l’ordine mondiale.
Conoscevamo Trump. Sapevamo fosse quello del disinfettante nelle vene contro il Covid, quello del negazionismo climatico e dell’uscita dall’Oms. Sapevamo delle armi a Israele per distruggere Gaza e costruirci resort, dei dazi, dei festini pedofili con Epstein, del fotomontaggio con cui si vestì da Papa alla morte di Bergoglio. Della Groenlandia, del Nobel preteso, dell’assalto al Venezuela senza approvazione del Congresso, di come ha coperto l’omicidio impunito di Renee Good.

Ne sapevamo così tante e così illegittime e vergognose che una superava l’altra ed era difficile perfino tenere il conto. Ogni giorno una più grave. Se nella grande storia americana un presidente prima di lui avesse commesso anche solo una delle sue indegnità, sarebbe stato cacciato a forza di impeachment e sdegno. Clinton, per delle corna e una bugia, finì nella polvere. Non so perché con Trump non sia accaduto: forse per indifferenza di massa o forse perché ciascuno ha pensato a se stesso, convinto di non esserne toccato.

Ma soprattutto sapevamo dell’assalto a Capital Hill e dell’Ice per le strade, con migliaia di camionette. Era chiaro che dalla Casa Bianca non se ne sarebbe andato.

Quegli invasati dell’Ice, armati di mitra e fanatismo, prima hanno dato la caccia agli immigrati irregolari, poi ai regolari, poi ai chiunque contestasse Trump, anche solo per una frase su Facebook. Pulizia etnica e ideologica. Alla luce del sole hanno deportato la gente dalle loro case, da lavoro, da scuola. Molti si sono nascosti nelle cantine.
Intanto il mondo guardava, convinto bastasse solo attendere la fine del mandato. Ogni Nazione si è preoccupata di limitare i danni, subendo qualunque affronto e prepotenza pur di non inimicarselo. Bullismo planetario. Nessuno osava sfidare gli Usa, e quindi nessuno ha contraddetto Trump.

Me lo ricordo quando disse di volere un terzo mandato. La Costituzione americana stabilisce che “nessuna persona potrà essere eletta presidente più di due volte”, sia per i mandati consecutivi che per quelli non consecutivi. Lui però disse che c’erano “dei piani, dei metodi per farlo” e aggiunse che non stava scherzando.

Non stava scherzando. La Costituzione è stata cambiata con pressioni e ricatti, le elezioni vinte con le sue milizie armate fuori dai seggi, il sindaco di New York incriminato con accuse pretestuose. Avevamo già visto queste scene nei film, in altri continenti, nella storia. Ma se è per questo avevamo già visto anche i rastrellamenti nelle case e i saluti fascisti dai pulpiti, e non abbiamo fatto niente.

Da un mese Donald Trump è stato “rieletto” presidente degli Stati Uniti d’America, per la terza volta e con la Costituzione sfregiata, grazie alle sue bande armate e per quel tanto di voti che gli servivano. I democratici hanno protestato, contestato, fatto appello; i giornali del mondo hanno scritto; i Governi Nato hanno detto che sono faccende interne. Putin e Netanyahu hanno applaudito: se l’obiettivo era costituire un nuovo ordine globale, Trump è stata la mossa giusta.

È trascorso un mese e la dittatura in America è realtà. Se me lo avessero detto nel 2026 non ci avrei creduto, eppure tutto lasciava presagire la deriva.

Dedicato a Maurizio Chierici, amico e giornalista che insegnò a vedere le storie prima che venissero scritte.

L'articolo È il 20 febbraio 2029 e la più grande potenza del mondo è sotto la dittatura di Trump proviene da Il Fatto Quotidiano.