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Январь
2026

“Ci hanno messi in prigione, con cancelli e inferriate. Uscire in balcone? Ci sono i cecchini”: le Olimpiadi da incubo delle famiglie nella Zona Rossa di Tesero

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Un pugno di case chiuse dentro una specie di lager. Cancellate che impediscono di accedere (ma anche di uscire) da giardini e cortili. Finestre sbarrate, peggio che stare in prigione. Una mobilità limitata per molte ore al giorno, due ore e mezzo prima, altrettante dopo le gare. Si arriva anche a 9 ore e un quarto di forzata detenzione in una sola giornata. E poi un viaggio da incubo per arrivare al proprio garage, passando attraverso quattro check point, controlli da parte di inflessibili uomini in divisa. Il lavoro? Meglio mettersi in ferie, starsene rinchiusi e sentire con le finestre chiuse per le ovazioni dei tifosi delle diverse specialità di fondo. Questa è la Zona Rossa a Lago di Tesero (Val di Fiemme, in provincia di Trento), il cuore delle gare di sci nordico delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

Gli atleti si muovono, si affannano, racchettano, superano le gobbe, si sfidano dentro al bosco. Loro, gli abitanti di via Zorzi, vivono in un’enclave. Da esclusi, reclusi, dimenticati. Perfino sospettati. La loro colpa? Avere le abitazioni all’interno della terra proibita, l’epicentro della venue di gara, trasformata in una specie di campo di battaglia, con i cecchini arrampicati sugli alberi o annidati dentro le buche, le auto dei residenti che vengono addirittura sigillate per la paura che trasportino esplosivo. Una situazione ad alta tensione, che agli italiani costa montagne di soldi e agli abitanti settimane da incubo.

“Ce l’avevano detto che non sarà come per i mondiali o una gara internazionale. ‘Dimenticate tutto, con le Olimpiadi sarà tutto diverso, calcolate di essere in una zona militare’. Adesso cominciamo a capirlo. Innanzitutto io ho dovuto prendere una settimana di ferie a febbraio e un’altra settimana mi è stata imposta dalla direzione della Rsa dove lavoro, a Vigo di Fassa. Nessuno mi assicura di poter arrivare in tempo, anche perché lungo la strada devo attraversare Predazzo, dove ci sono i trampolini per il salto con gli sci”. Da settimane Cristina Canal sta cercando di raccontare la sua storia ai media locali, ma nessuno sembra darle ascolto. Come fa a prendere servizio alle 14, a 25 chilometri di distanza, quando le permettono di lasciare la propria abitazione, ben che vada, non prima delle 15.05-16.45, a seconda dei giorni?

Fare ferie coatte, da prigioniera, mentre a divertirsi sono gli altri. La più vicina alle gare, se ne avrà voglia potrà vedere lo spettacolo solo alla televisione. Cristina è un fiume in piena, soprattutto dopo che le autorità (Fondazione Milano Cortina, Provincia di Trento, Comune e Protezione Civile) hanno riunito in Sala Bavarese tutta la popolazione per illustrare un piano di guerra. Hanno assicurato che tutto è stato pensato per “progettare una viabilità circolare, fluida e organizzata, evitare chiusure arbitrarie o blocchi, garantire la massima scorrevolezza”. Hanno spiegato che il paese è stato diviso in una Zona Rossa Mico, una Zona Viola e due Zone Gialle. Hanno aggiunto che i disagi dureranno 14 giorni per le Olimpiadi, 8 giorni per le Paralimpiadi e che sono necessari 8 giorni per le bonifiche, dal 30 gennaio al 6 febbraio. Neanche si trattasse di un campo minato.

“È ancora peggio di quanto pensassimo. Ci hanno detto che dobbiamo armarci di pazienza… Nella Zona Rossa ci hanno già messi in prigione, con cancelli e inferriate. Abitiamo in una strada che viene usata dagli spettatori per raggiungere una tribuna, nella zona di partenze e arrivi delle gare. Siamo dentro un penitenziario, perché in un arco che va dal mattino presto al pomeriggio non possiamo muoverci”. Se sono fuori casa devono restarci, se sono dentro non possono uscire. Il problema riguarda 6 famiglie stabili e un’unità immobiliare di villeggianti veneziani. “Ci hanno detto che dobbiamo tenere le finestre e i balconi chiusi. Non possiamo neanche andare sui balconi o guardare. Le Olimpiadi appartengono agli altri, non a noi, anche se viviamo in case che già esistevano prima della costruzione del Centro Fondo. Sa come lo hanno spiegato? È per la nostra sicurezza, perché vedremo uomini armati dappertutto, ci saranno i cecchini appostati a vigilare che non accada niente. Mia zia che ha il giardino rivolto al campo di gara non può utilizzarlo”. Se mettono la testa fuori, rischiano di beccarsi una pallottola volante.

“C’è talmente tanta tensione che hanno previsto per noi residenti quattro posti di blocco, dove mostrare i documenti e aprire l’auto. – elenca Cristina – Il primo consente di passare per il ponte che conduce alla nostra strada. Il secondo serve anche per gli spettatori che vengono poi indirizzati verso la tribuna. Il terzo è costituito da una specie di ‘galleria’ per controllare le auto…”. Temono che qualcuno porti dentro esplosivo o armi. “Ci avevano anticipato che lì l’auto sarà sigillata! Uno guida e non può scendere. Adesso parlano di possibili controlli e richieste di aprire bagagliaio, vani porta oggetti e porte. Vedremo. C’è poi il quarto posto di blocco per accedere alla Zona Rossa vera e propria. Ma per noi residenti c’è anche un quinto controllo, visto che dobbiamo aprire la recinzione che circonda le nostre case”. Finalmente l’auto può entrare in garage, ma se esce dovrà sempre essere trattata come una potenziale minaccia terroristica.

“Vi dovete organizzare e fate provviste”. Questo il mantra ripetuto. Se uno vuole lasciare l’auto fuori? “Ci hanno assicurato che vi saranno dieci posti riservati all’inizio del paese per noi, ma non ci crediamo ancora, visto che gli spettatori pagheranno 40 euro per una giornata di posteggio e quindi tutti i luoghi alternativi saranno probabilmente ricercatissimi”. Durante la serata informativa è stato fatto capire che le scolaresche in certe giornate verranno lasciate libere di non andare a scuola, per riempiere le zone spettatori, nel timore che i biglietti venduti non siano abbastanza da creare l’effetto folla tanto gradito agli organizzatori e a beneficio delle televisioni.

A Lago di Tesero, le Olimpiadi Milano Cortina 2026 se le ricorderanno per sempre.

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