ru24.pro
World News in Italian
Январь
2026
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29
30
31

L’agente segreto – Un thriller mozzafiato che intreccia politica e tensione e quattro nomination agli Oscar 2026

0

Se non andate a vedere L’agente segreto, il film brasiliano diretto da Kleber Mendonça Filho, candidato a quattro premi Oscar, le sale devono chiudere e di cinema non se ne parli più. Impossibile non amare questo thriller d’atmosfera, magmatico e crudo, elegantemente e ironicamente cinefilo, volutamente costruito attorno a una sotterranea violenza politica e a un’umanità ostinatamente diffusa.

Siamo nel 1977, in un’epoca, come dice la didascalia, “piena di bizzarrie”. Già, perché L’agente segreto inizia come un western, in una stazione di benzina in mezzo al nulla brasiliano del nord-est, con un cadavere decomposto sotto un cartone a pochi metri dalle pompe e dove sopraggiunge il protagonista Marcelo (Wagner Moura) su un maggiolone giallo. Tutto sembra avvolto in un senso di sinistra inquietudine fin da subito: il paffuto, sudato e pavido proprietario della stazione di servizio; l’arrivo di due corrotti poliziotti; il cadavere che rimane lì senza che nessuno intervenga da giorni, con i cani randagi che saltellano attorno impazziti; l’evocazione del Carnevale che ha già fatto 90 morti; un samba insinuante e malato nelle orecchie; un enorme, terrorizzante mascherone di gallo a bordo strada. L’agente segreto è già tutto spiegato in questi dieci minuti iniziali di rara perfezione visiva e percettiva.

Marcelo non è affatto un agente segreto (e nel film non ce ne sono agenti segreti), ma un uomo comune, vedovo, laureato ed esperto in tecniche industriali, sicuramente non vicino al regime dittatoriale dell’epoca, in fuga verso Recife per incontrare il figlio di nove anni, accudito dagli anziani nonni materni (il nonno fa il proiezionista!). Verrà accolto in una nascosta comunità/condominio di “rifugiati” coordinato dall’anziana combattiva Dona Sebastiana, lavorerà sotto copertura in un istituto pubblico dove si rilasciano carte d’identità, ma soprattutto avrà, dopo circa mezz’ora di film, due, anzi tre, killer alle calcagna, perché uno squallido vecchio industriale di San Paolo vuole vendicarsi di un torto subito da un “comunista”.

La narrazione procede svelando gradualmente la grossa ossatura del presente (i settanta), chiazze di passato, poi pure di futuro – l’oggi – in chiusura, cucendole con il filo evocativo di una ricostruzione d’ambiente impeccabile, giradischi e musicassette per una playlist musicale vagamente tarantiniana da brividi, abiti e automobili tirati a lucido, facce e corpi peculiari dell’epoca che non fanno mai sbandare occhio e racconto. L’agente segreto si sviluppa gradualmente senza mai accelerare nel ritmo, si stratifica in microsottotrame per mostrare la ferocia avvolgente di una persecuzione totalizzante, tenendo sempre al centro l’incredibile presenza in pericolo di Moura, oscillante nella dialettica tra autentici cattivi e quasi anonimi buoni.

Mendonça Filho, che è stato critico cinematografico per parecchio tempo, al suo quarto lungometraggio abbandona la cinefilia dura e pura e costruisce un omaggio alle proprie suggestioni di sala (Lo squalo di Spielberg è ovunque; lo split screen cade gentile e curioso) per prorompere in un cinema più popolare, commestibile, a suo modo hollywoodiano, di quanto vorrebbe sembrare, scegliendo una strada formale comunque personale, anticonvenzionale, inevitabilmente spiazzante. Insomma, chi entra in sala per vedere un thriller, rimarrà soddisfatto. Per chi entra in sala per vedere come si realizza un’opera d’arte cinematografica, pure. Ora capiamo perché Moura ha vinto il Golden Globe e la Palma d’oro a Cannes, ed è candidato agli Oscar come miglior attore. Anche se è l’intero cast del film, fin nella più insignificante comparsata di un poliziotto, a luccicare come un gioiello di una luminosa e variopinta vetrina. Distribuito da Minerva Pictures.

L'articolo L’agente segreto – Un thriller mozzafiato che intreccia politica e tensione e quattro nomination agli Oscar 2026 proviene da Il Fatto Quotidiano.