UpScrolled, boom del nuovo social palestinese in Usa dopo l’ingresso di Oracle in TikTok: un segnale politico
di Luca Grandicelli
Negli ultimi giorni, mentre TikTok conclude la riorganizzazione delle proprie attività negli Stati Uniti sotto la supervisione di un consorzio guidato da Oracle, una buona parte degli utenti ha iniziato a guardare con interesse a UpScrolled, il nuovo social fondato dallo sviluppatore palestinese-australiano Issam Hijazi. I primi dati degli store digitali segnalano un aumento dei download e un temporaneo ingresso dell’app nelle posizioni alte delle classifiche in diversi Paesi, un fenomeno che alcuni creator collegano a timori su privacy, moderazione dei contenuti e funzionamento degli algoritmi, più che a una migrazione di massa.
La ristrutturazione di TikTok nasce infatti dall’accordo da circa 14 miliardi di dollari che ha evitato il bando negli Stati Uniti e che prevede la creazione di una nuova entità americana, controllata da un consorzio formato da Oracle, Silver Lake e dall’emiratina MGX, ciascuno con una quota del 15%. Un assetto che rafforza il peso di Larry Ellison nella governance della piattaforma. Il fondatore di Oracle, storico alleato di Donald Trump e sostenitore dichiarato di Israele, ha in passato finanziato l’esercito israeliano e mantiene rapporti diretti con Benjamin Netanyahu, alimentando pertanto tra attivisti e creator il timore che la nuova TikTok statunitense possa risultare meno tollerante verso contenuti critici nei confronti di Israele.
La piattaforma, che ha negli ultimi anni svolto un ruolo centrale nella diffusione di immagini e testimonianze dalla Striscia di Gaza, ha offerto una narrazione alternativa rispetto a quella dei media occidentali tradizionali. Video girati da palestinesi, operatori umanitari e giornalisti indipendenti hanno inciso notevolmente sull’opinione pubblica globale e, secondo alcune testate come Quds News Network, questo ruolo è percepito come una minaccia dalle autorità israeliane. Del resto, Netanyahu si è già espresso più volte su come il controllo dei social sia uno strumento chiave della strategia comunicativa, riconoscendo implicitamente il valore politico dell’algoritmo.
Ecco allora che in questo contesto nasce UpScrolled. Fondata dal palestinese-giordano-australiano Issam Hijazi, la piattaforma si presenta come alternativa a Instagram, X e TikTok, puntando su trasparenza, assenza di shadow banning e rifiuto dell’influenza dei grandi investitori. Hijazi racconta di aver avviato il progetto dopo aver osservato, dalla fine del 2023, la progressiva scomparsa o il declassamento di contenuti pro-Palestina sulle principali piattaforme social.
Tuttavia, la svolta arriva quando alcuni influencer hanno annunciato pubblicamente la loro migrazione. Guy Christensen, oltre 3 milioni di follower, parla di una “fuga verso UpScrolled” dopo l’ingresso di Ellison nella governance di TikTok, rilanciando lo slogan “no censorship, no billionaires”. In pochi giorni l’app scala le classifiche di download, trainata anche dall’adesione di account militanti e creator palestinesi e internazionali.
Al di là dei numeri, la questione resta però prettamente politica: chi decide quali voci possono essere viste e quali restano invisibili nello spazio digitale globale? Da anni organizzazioni per i diritti umani denunciano rimozioni, oscuramenti di hashtag e riduzioni della reach per contenuti che documentano le violenze dell’esercito israeliano o parlano di apartheid. Con l’ingresso di Ellison nella governance di TikTok Usa, questi timori non potranno che intensificarsi, sebbene UpScrolled resti per ora un esperimento carico di incognite, a partire dalla sostenibilità economica, per non parlare della gestione della moderazione. Tuttavia, il suo successo iniziale indica che la guerra per il racconto di Gaza non si combatte più solo sul campo o nei media tradizionali, ma passa anche da server, algoritmi e proprietà delle piattaforme. E in questo scenario, la nascita di un social palestinese è prima di tutto un segnale politico.
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