Dopo l’addio con Alcaraz Ferrero passa al golf, sarà coach di Ayora: “Lavoreremo sulla parte mentale”
Sette anni alla guida di una Ferrari costruita nei minimi dettagli, oltre che progettata e curata anche nel più infinitesimale aspetto, non si possono cancellare con un battito di ciglia. Lo ha preso quindicenne, captandone da subito le infinite potenzialità: quelle di futuro e brillante campione, di indiscussa stella del tennis mondiale.
Juan Carlos Ferrero è stato molto più di un semplice, che poi di semplice questa figura non ha nulla anzi si articola in diverse complessità, allenatore per Carlitos Alcaraz. Da ex numero 1 del mondo e campione Slam, ha compreso immediatamente che quel giovincello sbarbato, quel allora piccolo ragazzino di Murcia – così come un isolano di Maiorca aveva scritto la storia del tennis spagnolo – possedeva le stigmate del predestinato. L’interruzione del loro rapporto professionale è stata, sotto una certa prospettiva, traumatica e burrascosa.
Quando un sodalizio così durato, e soprattutto così redditizio, finisce è inevitabile che qualche strascico lo porti con sé. Ripartire dopo un’avventura talmente totalizzante e intensa non è per niente facile. Tuttavia il quarantacinquenne valenziano ci sta provando, come? Ha pensato bene di abbandonare per un po’ il tennis. In parte, quasi per la volontà di dimenticare e allontanare quella ferita ancora aperta, almeno nell’immediato vista la freschezza della cocente delusione – ha più volte dichiarato che la sua intenzione fosse proseguire – perché poi col tempo è indubbio che i ricordi positivi e le immense gioie condivise con Carlos prenderanno il sopravvento non potendo mai essere estirpate dalla sua memoria.
Essere catapultato in un nuovo mondo: la seconda vita di Ferrero
La nuova vita professionale di Mosquito sarà interamente dedicata ad un’altra disciplina sportiva: il golf, molto in voga tra gli ex tennisti e non (Nadal, ad esempio, ne è un grande appassionato oltre che abituale fruitore). Ma il passaggio dal tennis allo sport con la mazza non è quello scontato, quello logico che tutti si aspetterebbero: ovvero un’adesione pratica in prima persona alla disciplina in questione, bensì Juan Carlos allenerà. Sì, avete capito bene!
Un rarissimo caso di cross-over tra due differenti sport: nella storia sportiva ce ne sono stati di casi, anche illustri e celebri, ma sempre e solo di sportivi o ex icone di un determinato sport che volevano tentare di cimentarsi con la competizione ma in un’altra sfera sportiva. Uno dei casi più emblematici fu, ad esempio, quello di Michael Jordan che dopo il primo three-peat con i Chicago Bulls si ritirò – momentaneamente – dal basket per intraprendere la carriera nel baseball salvo poi ritornare all’origine. Di certo non allenatori che trasferiscono il loro mestiere in una disciplina diversa.
Ebbene, a poche settimane dalla conclusione del rapporto professionale con il n°1 al mondo, il vincitore del Roland Garros 2003 è pronto ad accompagnare il viaggio di un’altra speranza dello sport spagnolo: la giovane stellina Angel Ayora, uno dei prospetti golfistici più interessanti dell’intero panorama mondiale. Ferrero affiancherà l’attuale coach di Ayora, Juan Ochoa, con l’obiettivo di ampliare le potenzialità gestionali del team al fine di accelerare il processo di sviluppo del ventunenne di Malaga.
La parte mentale il suo compito: i punti di contatto tra il tennis e il golf
Difatti, come è naturale che sia: a curare gli aspetti puramente tecnici sarà Ochoa mentre a Juan spetterà il compito di supervisionare la gestione dell’attitudine mentale oltre che del controllo delle pressioni e tutto ciò che ne consegue, facendo affidamento alla grandissima esperienza maturata sia da giocatore che nel box di un atleta del calibro di Alcaraz che in quanto ad aspettative – e pressioni correlate – non ha eguali in Spagna. D’altra parte ci sono tantissimi punti di contatto tra il tennis e il golf, in particolare per quanto riguarda la sfera psicologica. Sono entrambi infatti sport individuali, dove la forza mentale, il processo decisionale durante la performance e il controllo emotivo dei nervi con la crescente adrenalina, spesso e volentieri influenzano il risultato finale della prestazione fornendo o sottraendo, a seconda dell’abilità gestionale che l’atleta dimostra, più o meno chances di conseguire il successo.
Perciò, Ferrero non dovrà migliorare lo swing di Ayora quanto piuttosto la sua capacità di fare la scelta giusta sotto pressione e contestualmente costruirgli una resilienza emotiva in grado di farlo competere in continuità al massimo livello del golf professionistico. Tale collaborazione, in questa precisa fase della carriera di Angel lo potrà senza dubbio aiutare nello sbloccare un nuovo livello di gioco – per gioco intendiamo tutte le componenti possibili e di esse ogni sfaccettatura – che denoti un miglioramento complessivo come golfista. Una crescita, insomma, a 360° partendo dalla dinamiche legate alla professionalità: quindi tutto ciò che è direttamente connesso con la ruotine che deve rispettare un professionista che ambisce a traguardi primari. L’esperienza di Ferrero, in tal senso, offre una prospettiva unica per diventare migliore rispetto alla propria attuale versione.
“Sono entusiasta di annunciare una nuova collaborazione professionale per il 2026. Lavorerò insieme ad Angel Ayora, un giovane golfista con grande potenziale, e al suo allenatore Juan Ochoa oltre che assieme al suo team di management. Lavoreremo insieme sul lato mentale della performance e dello sviluppo professionale” l’ex tennista iberico ha così ufficializzato sui propri account social, la nuova avventura ‘in panchina’.
L’Accademia rimane un punto nevralgico
“Il tennis è la mia vita, e continuerò a dare il massimo per la mia Accademia. Tuttavia, anche il golf mi entusiasma. È uno sport individuale in cui l’aspetto mentale gioca un ruolo cruciale. Abbiamo già iniziato questo percorso, siamo molto motivati e non vediamo l’ora di continuare” La felicità dell’ex coach di Alcaraz è tangibile: questo reinventarsi per supportate la crescita di un giovane atleta, anche dovendo uscire dalla propria zona di comfort dove le proprie competenze sono insindacabili e dimostrate, è certamente un stimolo incredibile per Juan Carlos.
Vedremo se riuscirà a plasmare un altro fuoriclasse, perché si è campioni prima di tutto nella testa: nella convinzione, nella consapevolezza e nell’auto-determinismo.
