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Il costo ecologico di queste Olimpiadi invernali sarà un gioco al massacro

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Ci manca giusto Greg Bovino, il capo della famigerata Ice trumpiana, con quella sua aria da post-nazista da serie tv L’uomo nell’alto castello, a Milano Cortina 2026, magari alla cerimonia inaugurale bi-locata il 6 febbraio, tra il demolendo San Siro e i nuovi scempi ‘sportivi’ nella fu Perla delle Dolomiti.

Sono state soltanto un tocco in più, le voci non confermate su una presenza Ice in Italia al seguito degli atleti americani: in realtà gli statunitensi dovrebbero essere protetti principalmente dal Secret Service e dal Dss (Diplomatic Security Service), a cui collaborano anche agenti dell’anti-immigrazione.

Resta il problema di fondo dell’immagine di queste Olimpiadi di Milo e Tina, le mascotte presentate come ‘due simpatici ermellini che incarnano lo Spirito Italiano – si noti la maiuscola sovranista, nda – che li ispira: naturalmente curiosi, amano lo sport e la vita all’aria aperta, ma anche divertirsi. Rappresentano l’energia contemporanea, vibrante e dinamica del nostro Paese’. Sic!

In perfetta linea ‘assurdista’ Milo e Tina fanno pur sempre meno ridere delle due bandiere della sostenibilità sventolate fin dall’annuncio della sventurata impresa politico-economica. Ora, delle Olimpiadi che dovevano essere a costo zero si conoscono già abbastanza gli oneri mostruosi (5 miliardi di euro) a carico dei cittadini italiani, documentati puntualmente dal Fatto e anche dal pamphlet di Paper First Una montagna di soldi di Giuseppe Pietrobelli.

E’ il tema del costo ecologico che, pur evidente, rimane sempre un po’ meno in luce. Qualche provvidenziale nevicata d’inizio febbraio, per esempio, copre opportunamente l’enormità d’energia e di acqua sprecate finora anche solo per preparare i vari terreni di gioco, compresa l’agghiacciante nuova pista per il bob.

I giornaloni e le televisioni fanno poi di tutto per esaltare casomai i record di affluenza turistica delle due Regioni principalmente coinvolte. L’ultima notizia strombazzata riguarda il tetto dei 53 milioni di presenze registrate in Lombardia nel 2024, il 65% di stranieri; il Veneto ha toccato quasi quota 73 milioni e 500mila, di cui 67,5% da fuori Italia (c’era proprio bisogno anche di un evento olimpico per due Regioni già così ricche, anche di visitatori?!?).

Cala il silenzio selettivo, invece, sulle prime notizie circa l’impatto olimpico, documentato in prima battuta da un report pubblicato il 19 gennaio da Scientists for Global Responsibility, un’organizzazione indipendente con sede a Lancaster, nata nel 1992 come associazione di scienziati pacifisti per il contrasto agli armamenti atomici e poi allargatasi all’ambientalismo con centinaia di ricercatori associati e il collettivo New Weather Institute.

Le conclusioni non lasciano spazio ai dubbi: ‘sulla base dei soli dati ufficiali – escludendo le emissioni relative agli accordi di sponsorizzazione – questo rapporto SGR stima che le Olimpiadi invernali del 2026 causeranno emissioni di gas serra di circa 930mila tonnellate di anidride carbonica equivalente (tCO2e), con il maggior contributo – circa 410mila tCO2e – dovuto ai viaggi degli spettatori. Il che si tradurrà nei prossimi anni in una perdita di circa 2,3 chilometri quadrati di copertura nevosa e oltre 14 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale, impatti importanti sull’ambiente necessario per sostenere gli sport invernali’.

Il rapporto SGR ha provato a fare una stima anche del costo ecologico ‘degli accordi di sponsorizzazione tra le Olimpiadi invernali e tre grandi società altamente inquinanti – Eni, Stellantis e ITA Airways – , che indurranno ulteriori emissioni di gas serra di circa 1,3 milioni di tCO2e – circa il 40% in più rispetto al resto dell’impronta di carbonio stimata dell’evento – comprese le emissioni dovute alla preparazione, alla costruzione di infrastrutture, all’hosting e al viaggio degli spettatori.

Queste emissioni extra porteranno a ulteriori perdite future di 3,2 km² di copertura nevosa e oltre 20 tonnellate di ghiaccio glaciale. Ciò pone l’impatto totale per i Giochi e questi tre accordi di sponsorizzazione a 5,5 km² di perdita di copertura nevosa e oltre 34 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale’.

E’ un gioco al massacro, dunque, per il terreno tradizionale degli stessi sport intorno a cui si costruisce il gigantesco affare. E che le Alpi non avessero proprio bisogno di un tale trattamento olimpico lo indica anche solo il fatto che negli ultimi cinque anni l’Italia ha perso per il riscaldamento climatico la bellezza di 265 stazioni sciistiche, e i nostri cugini francesi – che si sono aggiudicati i Giochi del 2030 – hanno fatto il funerale ad altre 180 località con impianti di risalita per lo sci e contorno. Chiusure che peraltro lasciano nell’ambiente montano ferite vistose e alquanto costose da provare a rimarginare.

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala si è mostrato alquanto piccato quando una voce autorevole del Partito democratico milanese ha osato evocare per il futuro un qualche possibile segnale di discontinuità rispetto alle scelte dell’amministrazione. L’allusione era relativa alle note questioni legate all’edilizia e al modello di città per soli ricchi.

Peccato che cadrà sempre troppo tardi il giorno in cui prenderanno tutti coscienza dello scempio olimpico, con il patto politico-istituzionale sottostante contratto con la Lega e le forze di destra: come dicono gli scienziati, tutto quel che doveva essere evitato per garantire la sostenibilità all’insostenibile circo bianco dei Giochi (ovvero nuove sedi e infrastrutture, incentivo ai viaggi aerei degli spettatori, sponsorizzazioni inquinanti), è stato platealmente fatto.

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