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Meloni e il Nobel a Trump? Da Schlein, Conte & co la solita mistificazione. Ecco cos’ha detto davvero la premier

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Il tormentone di giornata scelto dall’opposizione è sul fatto che Giorgia Meloni avrebbe candidato Donald Trump per il Nobel. Si tratta dell’ennesima polemica strumentale, basata su una narrazione totalmente distorta dei fatti e che produce, in sintesi, l’ennesimo stucchevole “che vergogna, signora mia”, buono per fare un po’ di ammuina e per confermare l’assoluta mancanza di argomenti che opprime partiti che hanno la pretesa di proporsi come alternativa di governo.

Cos’ha detto davvero Meloni sul Nobel a Trump

I fatti sono questi: al termine della conferenza stampa congiunta di Meloni con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, un cronista ha chiesto ai due leader se alla luce del dibattito sulla salute mentale di Trump ci sia da fidarsi ancora delle sue «capacità» e se loro fossero d’accordo con l’idea di dargli il Nobel per la pace; la premier italiana, dopo uno sguardo d’intesa con Merz, ha risposto che il tema della salute mentale, adombrato non solo per Biden ma perfino per lei stessa, non è un «modo serio per affrontare la politica internazionale» e che, è la sintesi, c’è da sperare di poter dare il Nobel a Trump, perché vorrebbe dire che ha avuto un ruolo determinante nella fine della guerra in Ucraina. Merz ha aggiunto solo un commento: «Non avrei potuto rispondere meglio di come ha risposto Giorgia Meloni».

«Spero che un giorno potremo dare un premio Nobel per la pace a Donald Trump e confido che possa fare la differenza sulla pace giusta e duratura per l’Ucraina e quindi finalmente anche noi potremmo candidare Trump al Nobel per la pace», sono state le parole di Meloni, facilmente rintracciabili su tutte le agenzie di stampa e nei video della giornata.

Come la stanno raccontando Schlein & co

Il ragionamento, per quanto sintetizzato, appare piuttosto chiaro. Ma non per la sinistra, che lascia sempre con il consueto dubbio se ci sia, ovvero se davvero non abbia capito il senso delle parole di Meloni, o se ci faccia, ovvero se l’abbia capito ma preferisca fingersi analfabeta funzionale pur di portare avanti la propria propaganda. Elly Schlein ha sostenuto che «abbiamo sentito la premier proporre il Premio Nobel per la pace proprio al presidente americano Trump». «Ora ci rendiamo conto di quello che sta accadendo? E davvero un grande Paese come l’Italia deve proporre oggi il Nobel per la pace per il Presidente degli Stati Uniti che sta facendo queste cose? Ecco, io credo che la nostra Italia non meriti di scivolare così in basso», ha aggiunto la segretaria Pd. Angelo Bonelli, iperbolico come sempre, ha detto che «la premier Giorgia Meloni, senza pudore, arriva oggi a dichiarare pubblicamente che spera che Donald Trump possa ricevere il Premio Nobel per la Pace», ha parlato di «un servilismo senza precedenti» e si è domandato se «non provi nemmeno un po’ di vergogna a trasformare l’Italia in zerbino di Trump», ma ha sorvolato completamente sul nesso di causa-effetto alla base della speranza di Meloni per cui si possa un giorno dare il riconoscimento al presidente Usa.

Conte per non farsi mancare niente offende anche Machado

Di «sudditanza» ha parlato anche Matteo Renzi, lamentando che «è uno schiaffo inaccettabile alla nostra Patria, alla nostra Nazione». Ma il peggio del peggio, come spesso accade, è arrivato da Giuseppe Conte. «Meloni va a Davos come una Machado qualsiasi ad offrire il Nobel a Trump», ha detto il leader M5S, riuscendo in una frase di poco più di una dozzina di parole non solo a mistificare i fatti contro Meloni, ma a essere gravemente offensivo nei confronti di una donna cha ha messo completamente in gioco la sua vita per la libertà del proprio popolo. Ma, forse, spettarsi che questo venga capito da uno che il proprio popolo l’ha chiuso in casa per mesi è un po’ troppo.

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