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Alta tensione a Torino per i funerali del nomade ucciso durante una rapina: attesi migliaia di sinti da tutta Italia

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Alta tensione a Torino alla vigilia dei funerali di Adamo Massa, il 37enne di origine sinti ucciso durante la rapina in una villetta a Lonate Pozzolo, in provincia di Varese. Il questore Massimo Gambino ha vietato le esequie pubbliche, per motivi di ordine pubblico, scrive La Stampa, che comunque registra che oggi sono attesi comunque migliaia di sinti da tutta Italia.
Oggi si terrà un corteo da Collegno a Nichelino, quindi la messa funebre nella parrocchia San Vincenzo de Paoli, alle 14.30, e poi la sepoltura nel cimitero di Nichelino.

Il Questore di Torino dispone i funerali privati, ma i sinti arrivano lo stesso

«Era un cittadino italiano, come tutti noi – dice il fratello di Adamo Massa al quotidiano torinese – Chiediamo solo umanità nei suoi confronti, un funerale degno per lui che era credente. Non permetterci di farlo è razzismo: siamo sinti, non bestie». E aggiunge: «Era una persona umile, l’avevo sentito qualche giorno prima della sua morte. Ha commesso uno sbaglio? Perché non possiamo fargli il funerale? Siamo esseri umani».

Dal punto di vista delle indagini è stato un solo fendente potenzialmente mortale a colpire Adamo Massa sotto il polmone. Il taglio in diagonale indicherebbe che la coltellata sia stata inferta in movimento, durante un’azione dinamica compatibile con una colluttazione. E compatibile anche con il racconto che Jonathan Rivolta, 33 anni, aggredito da due rapinatori nella sua abitazione di via Montello a Lonate Pozzolo (Varese), ha fornito al Pubblico ministero di Busto Arsizio Nadia Calcaterra che coordina le indagini. Sono le prime informazioni che trapelano dopo l’autopsia.

Gli esiti dell’autopsia su Adamo Massa

Informazioni parziali (la dottoressa Silvia Damiana Visonà, nominata come consulente medico legale dalla procura bustocca, depositerà infatti il referto sintetico dell’esame e quello completo rispettivamente tra 10 giorni e tra 30 giorni), che al momento andrebbero a sostenere l’ipotesi della legittima difesa da parte di Rivolta, ipotesi perseguita fin da subito dagli inquirenti. Il 33enne, che ha nominato l’avvocato Marco Mainini come legale, non risulta infatti essere indagato.

Al contrario, compare come parte lesa nel fascicolo aperto per tentata rapina dall’autorità giudiziaria, che punta ad identificare i due complici di Massa, che è stato da loro abbandonato ferito davanti all’ospedale di Magenta durante la fuga e qui è deceduto. L’autopsia dovrà appurare anche se il lasso di tempo durante il quale Massa è rimasto senza assistenza medica (i complici non hanno chiamato immediatamente un’ambulanza) abbia influito nell’aggravio delle sue condizioni sino ad incidere sul decesso.

La procura, intanto, martedì prossimo affiderà l’incarico per una perizia cinematica che andrà a ricostruire la dinamica dell’accaduto attraverso l’analisi degli accertamenti eseguiti sinora. A cominciare dalle tracce ematiche trovate nell’abitazione di via Montello.

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