Willem Kloos, nel profondo dei nostri pensieri (traduzione di Patrizia Filia)
Willem Kloos (1859-1938), poeta e iniziatore del movimento letterario innovatore “Tachtig” (Ottanta), sviluppatosi nei Paesi Bassi tra il 1880 e il 1894, debutta nel 1880 nella rivista letteraria Nederland con il dramma in versi Rhodopis. Nel 1885 fonda con altri giovani scrittori la rivista De Nieuwe Gids (La nuova Guida). Nel 1894 esce la sua prima raccolta di poesie Verzen (Versi), nel 1895 Nieuwe verzen (Nuovi versi) e nel 1902 Verzen II (Versi II). Nel 1896 riceve il Premio D.A. Thieme per la sua prima raccolta e nel 1918 il Premio Tollens per l’intera sua opera.
Nel 1935 è proclamato dall’Università di Amsterdam dottore honoris causa in Lettere e Filosofia. Tra il 1914 e il 1928, il suo nome appare cinque volte sulla lista di candidati al Premio Nobel per la Letteratura.
Cito una delle più conosciute affermazioni di Willem Kloos: “In poesia, forma e contenuto sono una cosa sola”, che potrebbe ricordare quella del giovane Samuel Beckett: “Forma è contenuto e contenuto è forma”.
Per Kloos la nuova poesia non deve più essere guidata dalla morale e dalla letteratura borghese e subordinata a fattori come la religione e l’ideologia sociale, bensì essere mossa dalla passione e dall’emozione del singolo poeta. Non più al servizio della fede in Dio, l’arte poetica diventa essa stessa divina, come risulta anche dal verso di apertura della sua poesia più nota: Sono un Dio nel profondo dei miei pensieri.
Egli è ancora considerato come colui che ha dato origine al completo rinnovamento nell’uso della lingua nederlandese in poesia e prosa, coadiuvato in questo dall’apporto dei poeti e prosatori aderenti al movimento letterario Ottanta.
Nel 2013, il poeta e attore olandese Ramsey Nasr (1974) realizza, spinto dall’intento di avvicinare le giovani generazioni alla poesia e in veste allora di Poeta della Patria, la serie Dichter Draagt Voor (Il Poeta Recita): ventun filmati dedicati a poesie da lui scelte e recitate, che coprono un periodo che va dal XIV secolo fino al XXI. Sono le poesie di poeti, il primo della serie anonimo, che appartengono indissolubilmente alla storia della letteratura dei Paesi Bassi. La serie include anche la poesia di Willem Kloos Avond (Sera), ovvero: Appena visibili dondolano su una lieve brezza. La si può ascoltare recitata sul sito della serie.
La foto che qui ritrae il poeta è del 1894, l’ha scattata il suo amico fotografo, pittore e scrittore olandese Willem Witsen, anche lui membro del movimento Ottanta. Il ritratto fotografico fa parte della collezione del Centro per la Fotografia dell’Università di Leida.
P.F.
Ik ben een God in ‘t diepst van mijn gedachten,
En zit in ‘t binnenst van mijn ziel ten troon
Over mij-zelf en ‘t al, naar rijksgeboôn
Van eigen strijd en zege, uit eigen krachten, –
En als een heir van donker-wilde machten
Joelt aan mij op en valt terug, gevloôn
Voor ‘t heffen van mijn hand en heldre kroon:
Ik ben een God in ‘t diepst van mijn gedachten.
En tóch, zoo eind’loos smacht ik soms om rond
Úw overdierbre leên den arm te slaan,
En, luid uitsnikkende, met al mijn gloed
En trots en kalme glorie te vergaan
Op úwe lippen in een wilden vloed
Van kussen, waar ‘k niet langer woorden vond.
*
Sono un Dio nel profondo dei miei pensieri,
E siedo nel cuore della mia anima regnando
Su di me e su tutto, contando sui miei vigori,
Rivolto al governo della mia lotta e vittoria, –
E quando una massa d’oscuri poteri furiosi
Mi grida contro e ripiomba, impreca
Per la mia mano levata e chiara corona:
Sono un Dio nel profondo dei miei pensieri.
Eppure, a volte desidero ardentemente
Cingere col braccio il vostro prezioso feudo,
E, singultando forte, con tutto il mio fulgore
Consumare la mia fierezza e calma gloria
Sulle vostre labbra in un irruento flusso
Di baci, sulle quali non trovavo più parole.
***
Nauw zichtbaar wiegen op een lichten zucht
De witte bloesems in de scheemring – ziet,
Hoe langs mijn venster nog, met ras gerucht,
Een enkele, al te late vogel vliedt.
En ver, daar ginds, die zacht-gekleurde lucht
Als perlemoer, waar ied’re tint vervliet
In teerheid…, Rust – o, wonder-vreemd genucht!
Want alles is bij dag zóó innig niet.
Alle geluid, dat nog van verre sprak,
Verstierf – de wind, de wolken, alles gaat
Al zacht en zachter – alles wordt zoo stil…
En ik weet niet, hoe thans dit hart, zoo zwak,
Dat al zóó moê is, altijd luider slaat,
Altijd maar luider, en niet rusten wil.
*
Appena visibili dondolano su una lieve brezza
Le bianche fioriture nel crepuscolo – vedi,
Come ancora davanti alla mia finestra vola,
Con voce svelta, un uccello già troppo tardivo.
E lontano lassù, quel cielo tenuamente tinto,
Come madreperla, dove ogni sfumatura s’invola
Delicata…, Riposo – oh mirabile strana delizia!
Ché durante il giorno non è tutto così intimo.
Ogni suono, che ancora da lontano parlava,
Affievolito – il vento, le nuvole, già tutto va
Piano e più piano – tutto diventa così silente…
E non so perché ora questo cuore, così debole,
Già talmente stanco, batta sempre più forte,
Sempre più forte, e non voglia riposare.
***
Ik wijd aan U dees verzen, zwaar geslagen
Van Passie, en Verdoemenis, en Trots,
In doods-bleek marmer of dooraderd rots,
Al naar mijn kunstnaars-wil en welbehagen.
Zij zijn doorleefd: ‘k heb daarin neêrgedragen,
Rijk-handig, al wat, in den loop des Lots,
Aan menschen-liefde of hooge Liefde Gods,
Dit dood-arm Wezen heeft te voelen wagen.
Ik, die mijn Leven uit-te-zeggen zoek,
Heb al mijn lieve voelen, zoeken, tasten
En weten in dit somber boek gevat.
En ‘k bied, met dit mijn eerste en laatste boek,
Een laatsten groet aan U, die met uw vasten
Stap naast mijn àl te wankle schreden tradt.
*
Dedico a Voi questi versi, duramente scolpiti
Con Passione, e Dannazione, e Fierezza,
In un marmo cereo o in una roccia venata,
Secondo il mio volere d’artista e i miei aggradi.
Sono stati vissuti: con essi ho dato supporto,
Abile dovizia, già tanta, nel corso del Destino,
All’amore degli umani o all’alto Amore di Dio,
Questo miserrimo Essere ha provato il rischio.
Io, che cerco l’espressione della mia Vita,
Ho inciso in questo libro triste tutto il mio
Vivo sentire, cercare, sondare e sapere.
E offro, con questo mio primo e ultimo libro,
Un ultimo saluto a Voi, che col vostro fermo
Passo affiancaste il mio già vacillante andare.
***
Gij, Die mij de eerste waart in ‘t ver Verleên,
Toen alles was één schoone somberheid,
Gij zult mij de allerlaatste zijn. Ik wijd
Dit stervend hart U, met zijn laatste beên.
Want àl mijn dwalingen en àl mijn strijd,
En wàt ik heb geliefd en heb geleên,
Het waren allen slechts als zooveel treên
Tot waar Gij eeuwig troont in Heerlijkheid.
Eéne, één’ moet zijn aan Wie ik alles gaf,
En leven kan ik niet, dan als ik kniel,
‘t Zij voor Mij-zelf, een Godheid of een Droom:
De Godheid stierf… Ikzelf ben als Haar Graf:
Kom Gij dan, nu ik val… Ziel van mijn Ziel
Die niets dan droom zijt… ‘k roep u aan: 0, koom!
*
Voi, che foste la mia prima nel lontano Passato,
Quando tutto era di una bella malinconia,
Sarete per me l’ultima di tutte. A Voi dedico
Questo cuore morente, con l’ultimo suo appiglio.
Perché tutti i miei errori e tutte le mie lotte,
E quanto ho amato e preso in prestito,
Erano soltanto come tanti scalini da dove
Voi troneggiate eternamente Gloriosa.
Una, una dev’essere a Chi diedi tutto,
E non posso vivere se non inginocchiandomi,
Che sia davanti a Me, una Divinità o un Sogno:
La Divinità spirò… Io stesso sono come la Sua Tomba:
Allora venite, ora che cado… Anima della mia Anima
Che altro non siete che sogno… Vi invoco: Oh, venite!
***
Laat mij nog éénmaal, in gedachten, kussen
Die warme lippen, door mijn kus ontbloeid;
Laat mij nog éénmaal aan dien boezem sussen
Mijn arme hoofd, waarin de koorts-pijn gloeit.
Laat mij nog eens, klein kindje, rusten tusschen
Die armen, waar mijn hart aan was geboeid,
In dien zoo lieven tijd, toen, zonder blusschen,
‘t Vereend gelaat door passie werd verschroeid.
Mijn lippen kussen wild, mijn oog staat droef –
Niet waar? gij lief! nu er geen lief meer wezen,
Geen arm zich om mijn hals bewegen zal:
Maar ik heb haast: mijn trekken worden stroef,
Als in de koû des doods, mijn armen vreezen
In beven, hangende op hun laatsten val.
*
Lasciate che baci ancora una volta, rimembrando,
Quelle labbra calde dal mio bacio sbocciate;
Lasciate che acqueti ancora una volta su quel seno
Il mio povero capo, in cui arde una pena febbrile.
Lasciate che riposi, piccino, ancora un istante tra
Quelle braccia nelle quali era stretto il mio cuore,
In quel tempo così soave, allora, senza estinzione,
Il congiunto volto arso dalla passione.
Le mie labbra baciano aride, il mio occhio è mesto –
Non è vero? amore! ora che non c’è più amore,
Non un braccio si muoverà intorno al mio collo:
Ma ho fretta: i miei lineamenti si irrigidiscono
Come nel gelo della morte, le mie braccia temono
Tremando, appese alla loro ultima caduta.
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