Groenlandia, la pressione di Trump mette in luce le divisioni europee
Ci risiamo. Per la seconda volta in meno di un anno l’Unione Europea si trova a far fronte alle fortissime pressioni che giungono dall’altro lato dell’Atlantico. Come avvenuto per i dazi, anche la Groenlandia sta mettendo a dura prova la solidità del blocco europeo.
Europa divisa
Mentre il Presidente americano continua la sua assidua campagna mediatica per raggiungere il pieno controllo della Groenlandia, l’Europa studia le possibili contromosse, con un’unica certezza: non esiste una strategia da seguire.
Da un lato una minaccia tangibile e certa: i dazi americani del 10% (che a giugno saliranno al 25%) imposti ai Paesi del nord Europa se non verrà trovato un accordo per l’acquisto della Groenlandia.
Dall’altro diverse ipotesi, nessuna ancora delineata con chiarezza: l’utilizzo del meccanismo Anti-coercizione, l’annullamento dell’accordo commerciale siglato lo scorso agosto in Scozia (al momento solo sospeso dal Parlamento europeo) o l’imposizione di tariffe reciproche.
Le uniche certezze sembrano insomma essere le divisioni presenti nel continente, tra chi spinge per una risposta forte, come il Presidente francese Emmanuel Macron, e chi invece invita alla calma e ad evitare pericolose escalation tra alleati, come la premier Giorgia Meloni.
Macron il più assertivo
Trai leader europei che più hanno alzato la voce in questi giorni c’è certamente Emmanuel Macron. Il presidente francese, parlando ieri da Davos, si è scagliato con forza contro il Presidente americano: «Trump vuole un’Europa vassalla, preferiamo il rispetto ai bulli».
Spazio anche per una stoccata all’utilizzo «dell’’inaccettabile leva dei dazi contro la sovranità», che però l’Europa ha invece accettato nell’accordo dello scorso anno (dazi del 15% ai prodotti europei esportati in America, nessuno invece per quelli americani in Europa).
La proposta di Macron per rispondere alle minacce di annessione della Groenlandia è quindi l’utilizzo dello strumento Anti-coercizione, che prevede l’imposizione di dazi doganali, restrizioni su servizi, investimenti, proprietà intellettuale o esclusione da appalti pubblici.
Merz aperto ai negoziati
La posizione dell’inquilino dell’Eliseo è però minoritaria. A capo di un’altra corrente all’interno dell’Ue troviamo il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che nella giornata di oggi, prima che un guasto elettrico all’Air Force One causasse un ritardo di tre ore nell’arrivo di Trump in Svizzera, aveva in programma un incontro con il Presidente americano.
Non più tardi di ieri, il cancelliere aveva reso noto di essere «pronto a discutere con gli Stati Uniti, e la base di queste discussioni dovrebbe sempre essere costituita dai principi di sovranità e integrità territoriale».
Nella giornata di oggi, invece, secondo quanto riportato da Politico la Germania si sarebbe unita alla Francia nel richiedere alla Commissione di “esplorare l’utilizzo dello strumento Anti-coercizione”, che, traducendo nei biblici tempi della burocratica Ue, vorrebbe dire altre settimane di discussioni e negoziati.
Secondo Merz, esiste «un ampio accordo» tra i dirigenti europei sul fatto che «ulteriori minacce tariffarie non rafforzeranno le relazioni transatlantiche, ma le indeboliranno». Un’affermazione senz’altro vera e che tuttavia mette in risalto una verità autoevidente: gli Stati Uniti sono pronti a correre il rischio, gran parte dell’Europa, no.
Meloni mediatrice
Sposa in pieno la linea di pensiero tedesca anche la premier Giorgia Meloni, che già al suo rientro da Seoul, ultima tappa del suo viaggio in Asia, aveva fatto un giro di telefonate con i vari leader europei per coordinare la linea da tenere.
L’assunto di base, detto a bassa voce, è che l’Europa al di là degli slogan non è indipendente. Non lo è dal punto di vista securitario così come da quello economico, in entrambi i casi un’improvvisa rottura con Washington (che rimane impensabile) avrebbe conseguenze catastrofiche.
Ecco quindi che lanciarsi in uno scontro aperto con gli Stati Uniti, mentre si continua a finanziare a suon di miliardi l’Ucraina e il dialogo con la Russia è praticamente nullo, sarebbe un suicidio geopolitico per l’élite di Bruxelles.
La priorità di Merz e Meloni sembra quindi essere quella di impedire che la questione della Groenlandia abbia effetti così deleteri da mettere a rischio l’esistenza stessa della Nato.
Von der Leyen: “Siamo a un bivio”
Parlando da Strasburgo, la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dichiarato che con gli Usa «condividiamo la stessa valutazione strategica sulla sicurezza artica. Ed è per questo che le tariffe aggiuntive proposte sono semplicemente sbagliate».
«Questa settimana – ha continuato von der Leyen – i leader si incontreranno per discutere la nostra risposta. Siamo a un bivio. L’Europa preferisce il dialogo e le soluzioni, ma siamo pienamente pronti ad agire, se necessario, con unità, urgenza e determinazione».
Difficilmente Donald Trump farà marcia indietro sulle sue richieste. Le affermazioni di von der Leyen saranno presto messe alla prova dei fatti.
