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Francesco Maestrelli, da Pisa a Novak Djokovic agli Australian Open

L’ultimo nome che l’Italia ha portato in tabellone principale agli Australian Open 2026 è anche l’unico ad arrivare al secondo turno nello Slam di Melbourne tra i tre impegnati oggi. Francesco Maestrelli, da Pisa, si è fatto una gran quantità di regali in pochi giorni: primo tabellone principale i uno dei quattro tornei maggiori, prima volta al quinto set, prima vittoria Slam e, alla fine dei conti, anche la sfida che, forse, mai avrebbe neppure lontanamente immaginato. Quella contro Novak Djokovic.

Nato il 21 dicembre 2002 nella città della Torre, Maestrelli fa parte, ad oggi, di quella cerchia di giocatori che si trovano attorno a uno dei punti della classifica più discussi e indagati nel tennis. Quello nel quale c’è il confine dei costi, dove una posizione in più può farti dire di avere i soldi sufficienti perché il gioco valga la candela e una in meno può farti andare in rosso. Dove i Challenger, ad oggi, sono un territorio popolato di figure dal notevole talento, ma che a volte nei 100 non ci entrano per una semplice questione di dettagli. Un autentico campo minato: superarlo vuol dire lasciarsi alle spalle tante incertezze e trovare molto più della stabilità a tutti i livelli.

Nel 2025 il percorso di Maestrelli è stato proprio questo: crescita, e ancora crescita costante. Anche per lui, peraltro, con una sola cosa in mente: porla in essere sia sulla terra rossa che fuori. Da circa 15 anni c’è stato un cambiamento di mentalità nel tennis italiano: non più cercare soltanto di far crescere i giocatori da rosso, ma anche quelli in grado di difendersi su più superfici. Soprattutto quelli su più superfici, perché da queste dipende la massima parte dei punti disponibili sul circuito mondiale. Il pisano di Challenger ne ha vinti tre nel 2025, quattro in totale. E ne ha anche persi quattro. Basti però ricordare alcuni dei nomi con i quali si è confrontato nelle finali: Matteo Arnaldi a Francavilla al Mare nel maggio 2022, l’argentino Pedro Cachin a Verona (battuto) nel luglio 2022, il francese Alexandre Muller a Montechiarugolo (comune della provincia di Parma) nel giugno 2023 (battuto anche qui), Luca Nardi a Rovereto nel novembre 2024 e Valentin Vacherot di nuovo a Francavilla al Mare.

Sì, quel Valentin Vacherot che, pochi mesi fa, ha creato la sorpresa più grande di sempre nei Masters 1000 trionfando a Shanghai (facendo, di fatto, impallidire perfino l’uomo da one hit wonder per eccellenza, Roberto Carretero: chissà se il monegasco riuscirà a evitare tale destino). Questo per far capire che Maestrelli di talento ne aveva già. Lo aveva, e lo ha, in un ottimo servizio e anche in un bel dritto, ma anche, complessivamente, in un gioco che, quando tutto funziona, si lascia guardare. Nondimeno, è uno che fa capire quanto tiene alle sue partite. Lo si vede nella mimica, lo si vede in come si atteggia sul campo. E lo si è visto, a Melbourne, nel pianto dirotto con cui ha salutato il momento per lui più storico. Dai campi esterni, molto probabilmente, alla Rod Laver Arena: un salto spettacolare, per di più con qualcuno che la storia l’ha ormai fatta su tutta la linea.

Un salto che si è guadagnato con qualcosa di cui si è interrotta, colpevolmente, la progressione: a giugno ha battuto il francese Luka Pavlovic a Brasov, in Romania, e poi, quando il Challenger di Bergamo è tornato nella sua storica sede, Maestrelli non si è fatto pregare, battendo il tedesco Marko Topo nell’ultimo atto. Un cammino d’importanza vitale per lui, che avrebbe potuto essere calciatore e che da quel pallone si è staccato per inseguire la strada del tennis. Una strada che, per un certo periodo, qualche grattacapo sembrava darla dopo che, a inizio 2025, la Thailandia gli aveva “regalato” un infortunio che lo aveva costretto a star fermo due mesi. Tornato, non si è più fermato, sempre convinto dei suoi mezzi e del suo team, quello guidato da Giovanni Galuppo. Tutto per una fiducia che, giovedì, porterà tanti a scoprire anche la sua di storia.