Pavia, spaccio di anabolizzanti in palestra: ottenuta la revisione del processo
PAVIA. La difesa di Ermanno Oleotti ha ottenuto per il suo assistito la revisione del processo nel corso del quale era stato condannato in Appello per il reato di associazione a delinquere.
La condanna, arrivata nel 2021, era relativa a un presunto giro di anabolizzanti e farmaci dopanti che Oleotti, insieme a cinque complici, si sarebbe procurato attraverso ricette false per poi fornirli ai frequentatori di palestre, in particolare nel settore del bodybuilding.
La motivazione
In corte d’Appello Oleotti, difeso dall’avvocato Alessio Corna, era stato assolto per l’accusa di “Utilizzo o somministrazione di farmaci o di altre sostanze al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti”, mentre era stato condannato per associazione a delinquere.
Con lui erano coimputate altre cinque persone, tutte assolte dal reato di associazione. La richiesta di revisione del processo di Ermanno Oleotti nasce proprio dalla non sussistenza del reato di cui è stato condannato.
La legge italiana prevede infatti un numero minimo di tre persone perché un’attività illecita stabile e duratura nel tempo possa essere considerata “associazione a delinquere”. La corte d’Appello di Brescia ha accolto la richiesta di revisione a novembre dello scorso anno. E ora il processo dovrà essere rifatto.
Gli arresti
Nel febbraio del 2020 l’inchiesta dei carabinieri del Nas di Cremona aveva portato all’arresto di sei persone. Oltre a Oleotti e ad altri due cittadini residenti in provincia di Pavia, erano rientrati nell’operazione anche tre milanesi.
In provincia di Pavia i militari avevano al tempo perquisito anche dieci abitazioni di indagati, clienti o persone comunque collegate agli arrestati. Nell’inchiesta, che nel complesso aveva coinvolto anche le province di Milano, Monza Brianza, Varese, Cremona, Torino, Lodi, Genova, Napoli e Salerno, erano state denunciate 53 persone.
L’accusa
Secondo l’ordinanza dell’epoca, firmata dal gip Guido Salvini su richiesta del pm Francesco De Tommasi, il gruppo si riforniva alla farmacia di uno degli arrestati milanesi e da uno dei pavesi, che veniva identificato dai magistrati come il capo dell’associazione.
I farmaci e le sostanze dopanti venivano, sempre secondo l’accusa, ritirate «presso i due affiliati che avevano la disponibilità dei prodotti» e, nel caso della farmacia, senza presentazione di ricetta medica o comunque con ricette contraffatte.
Un giro di farmaci che avrebbe fruttato ingenti guadagni: i prodotti sarebbero stati venduti ai componenti del gruppo che a loro volta li avrebbero piazzati sul mercato clandestino, soprattutto nel settore del bodybuilding. Le sostanze, smerciate nelle palestre, erano usate per alterare le prestazioni agonistiche degli atleti. Nell’ordinanza erano stati indicati 28 clienti, indagati anche per il reato di truffa.
