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Separazione delle carriere, i proponenti dedicano la riforma a Berlusconi: mi basta questo per dire No

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Non sono preparato ad addentrarmi nei tecnicismi che dovrei comprendere per votare in modo consapevole al referendum sulla giustizia. Mi sono preso la pena di cercare di capire le sottigliezze, le modalità di reclutamento dei magistrati, le composizioni delle commissioni, per trovarmi nelle condizioni mentali del povero Renzo, confuso dal latinorum dell’Azzeccagarbugli.

Tutti, però, concordano che la riforma costituzionale non curerà la farraginosità del nostro sistema giudiziario: i processi lunghi e le procedure complicate resteranno immutati. Qualcuno, ad esempio Bocchino, dice che la riforma difende la parte più debole del processo: l’imputato! E io che pensavo che la parte più debole fosse la vittima del reato. Imputati “forti” possono sempre puntare alla prescrizione, pagando abili avvocati che mirino, con sottili cavilli, a rallentare il processo fino alla decadenza dei termini. Spacciando poi la prescrizione per un’assoluzione.

La lentezza dei processi favorisce chi punta alla prescrizione. Chi propone di abolirla è un forcaiolo giustizialista, come accusano parti politiche che, per certi tipi di reato, sono forcaiolissime, mentre per altre sono per l’innocenza degli imputati a priori. Se all’ultimo grado di giudizio sono comunque condannati… non c’è problema, gli si può sempre intitolare un aeroporto, una via a Portofino, un partito, una riforma costituzionale.

Non mi interessa, a questo punto, entrare nei cavilli. Alle mie orecchie parla il modo in cui questa riforma viene “battezzata” nei confronti televisivi e nelle dichiarazioni alla stampa. I proponenti la dedicano a Berlusconi e la dipingono come un punto di approdo politico per gli schieramenti che in lui si riconoscono. Io lo registro e ci leggo un significato politico, non tecnico. Berlusconi nel 2013, durante comizi elettorali e dichiarazioni pubbliche, mentre era sotto inchiesta per corruzione, disse che all’interno del sistema democratico c’era un cancro… che si chiama magistratura, accusando alcune correnti di usare il potere giudiziario contro di lui e contro il suo partito politico. Nel 2008, durante la trasmissione Omnibus su LA7, appoggiò l’affermazione del suo collaboratore Marcello Dell’Utri, secondo cui il mafioso Mangano poteva essere considerato un eroe perché si sarebbe rifiutato di fornire informazioni contro di loro ai magistrati.

L’omertà è un valore, per i mafiosi, e nel 2004 il Tribunale di Palermo condannò Dell’Utri a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa (ebbe ruoli di mediazione tra boss mafiosi e il mondo politico-imprenditoriale). Condanna confermata in Appello, anche se ridotta a 7 anni per la parte di fatto precedente al 1992, e resa definitiva in Cassazione. Dell’Utri è il co-fondatore di Forza Italia, assieme al piduista Silvio Berlusconi, condannato per frode fiscale in Cassazione a 4 anni di reclusione, di cui 3 cancellati dall’indulto, e sospeso dai pubblici uffici.

Per me questo referendum ha valore esclusivamente politico. Per usare una formula inaugurata da Renzi, non sto sereno nei confronti di qualcosa che mi viene proposto in nome di Berlusconi. Non ascolterò i dibattiti dove eminenti giuristi cercheranno di dimostrare la validità dell’una o dell’altra opzione. Nella stanza dove si tiene il dibattito c’è il proverbiale elefante: Silvio Berlusconi e la sua storia, come dichiarano gli stessi proponenti della riforma. Inutile guardare a Renzi, per decidere il contrario di quel che consiglia. Tatticamente, non si pronuncia, sperando di poter fare l’ago della bilancia e saltare al momento opportuno sul carro che più gli conviene politicamente. Il Pd, formalmente schierato con il no, è un pochino sfilacciato, viste le propaggini renziane che ancora lo popolano. Meloni si “sgancia” dall’esito del referendum, dice che non è su di lei e non ci pensa neppure di dichiarare che si ritirerà dalla politica in caso di sconfitta. Lo fece Renzi, per poi rimangiarsi la promessa.

La mia sensazione è che Meloni tema che, dato che non rappresenta la maggioranza degli italiani (come invece sostiene ad ogni piè sospinto), la maggioranza dei cittadini che non approvano il suo operato si esprima in modo netto contro la politica del suo governo, indipendentemente dal tema su cui è chiamata a decidere! Ovviamente senza capirci granché. Una vera furbata, anche perché, se dovesse vincere il sì, nessuno mi toglie dalla testa che il governo se lo intesterebbe come avallo politico.

Non credo che una riforma della giustizia dedicata a Silvio Berlusconi sia finalizzata a favore dell’esercizio della giustizia, nei confronti di chi infrange la legge. L’impressione è che si voglia una legge forte con i deboli e debole con i forti, che sbatta in galera il proverbiale ladro di mele e getti via la chiave, e che lasci indisturbati corrotti e corruttori, dediti al sacco della cosa pubblica. Da una parte si depenalizzano i falsi in bilancio e gli abusi d’ufficio, proponendo di impedire le intercettazioni nei casi di corruzione, dall’altra si inaspriscono le pene per i piccoli delinquenti. Di questi le carceri sono piene, non vogliamo mica mescolarli con le persone “per bene”, perseguitate dai magistrati, no?

Tendo a non fidarmi di una riforma della giustizia intitolata a un frodatore fiscale che avrebbe apprezzato la definizione delle tasse come pizzo di Stato. Visti gli ingredienti scritti sull’etichetta, non intendo assaggiare quel che c’è nel barattolo. A chi mi decanta le proprietà del prodotto dico: No, grazie.

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