2000 meters to Andriivka: così i giovani soldati ucraini continuano a morire nella totale indifferenza
Il consumismo delle notizie dai teatri di guerra: Venezuela, Iran, Gaza, Ucraina, Groenlandia, Cuba. Mentre Panama e Taiwan continuano ad avere i piedi freddi. Trump ci aveva promesso che sarebbe finita in Ucraina. Invece continua nel disprezzo delle regole dei deboli, dei dimenticati e degli alleati. Nel mentre si continua a combattere e a morire. La missione di un plotone ucraino si trasforma in operazione praticamente suicida: attraversare un miglio di foresta, pesantemente fortificata e minata, per liberare il villaggio strategico di Andriivka dalle forze russe. Una volta arrivati trovano solo morti, la bandiera dell’Ucraina la issano su un cumulo di macerie. Un giornalista li accompagna, testimoniando le devastazioni della guerra e la crescente incertezza sulla sua conclusione.
Il film di Mstyslav Chernov, bello nella sua tragicità, è nelle sale il 19, 20, 21 gennaio. Andare a vederlo oltre a essere una testimonianza importante è un gesto di rispetto per le giovani vittime, almeno di loro rimarrà una traccia nella memoria dei vivi. Non sono morti invano. I giovani soldati hanno lasciato i loro lavori, chi faceva il camionista, chi studiava, chi invece di abbracciare un fucile ha deciso di abbracciare una telecamera per testimoniare l’orrore.
Dal team vincitore dell’Oscar per 20 days in Mariupol, 2000 metri ad Andriivka documenta il costo della guerra russo-ucraina da un punto di vista personale devastante. Dopo il suo storico racconto del prezzo pagato dai civili a Mariupol, Chernov rivolge il suo sguardo ai soldati ucraini sfiniti: chi sono, da dove vengono e le decisioni impossibili che affrontano nelle trincee (un amaro ricordo della nostra prima guerra mondiale) mentre combattono per ogni centimetro della loro terra. Un contrasto stridente nella guerra tecnologica dei droni/kamikaze.
Nel mezzo di una controffensiva fallimentare si intrecciano riprese originali, intensi video dalle bodycam dell’esercito ucraino e potenti momenti di riflessione. I soldati intervistati con un’intimità struggente sognano una doccia, un pasto caldo, un letto e di riabbracciare la fidanzata. Invece molti di loro moriranno: hanno meno di 25 anni. Un pugno nello stomaco l’immensa distesa di lapidi e croci, un mare di dolore. Sognavano solo una patria libera. Per chi è rimasto sembra invece che questa guerra potrebbe non finire mai.
Ps. Tragicamente dal fronte iraniano, atteso in Italia per la promozione del film Divine Comedy in uscita al cinema il 15 gennaio, il regista iraniano Ali Asgari non è potute arrivare, per la cancellazione del suo volo da Teheran. Nella drammatica situazione in corso in Iran, il governo degli ayatollah ha anche bloccato internet e linee telefoniche, per cui Asgari risulta irraggiungibile da diversi giorni. Tramite un messaggio recapitato a uno dei coproduttori so in ogni caso che è salvo. Regista dissidente e fortemente critico con il regime, autore di film girati in patria illegalmente, già per Kafka a Teheran Asgari non poté raggiungere l’Italia per la sospensione del passaporto da parte del governo. Teodora Film e Zoe Films, che hanno coprodotto il film per l’Italia, hanno espresso una piena solidarietà ad Ali e al popolo iraniano, che sta pagando un prezzo altissimo in questi giorni di proteste.
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