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Parte la liberalizzazione dei collegamenti ferroviari Intercity. I sindacati: “No alla riforma, a rischio il futuro occupazionale dei lavoratori”

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Arriva la liberalizzazione dei servizi Intercity. In base alla bozza del nuovo decreto Pnrr il ministero delle infrastrutture e dei Trasporti metterà a gara l’affidamento dei contratti relativi ai collegamenti ferroviari interregionali. Una nuova società pubblica, Asset Ferroviari Italiani, con dotazione a valere su risorse del Piano, sarà incaricata di “garantire la concorrenza nell’ambito delle gare per l’affidamento del servizio di trasporto ferroviario intercity e regionale, nonché di assicurare agli operatori aggiudicatari l’accesso effettivo e non discriminatorio al materiale rotabile”. La relazione illustrativa spiega che “la disponibilità di una flotta neutra, accessibile a condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie” dovrebbe neutralizzare “il vantaggio competitivo derivante dalla proprietà degli asset e consentire anche a nuovi entranti di partecipare alle gare su un piano di parità”.

La mossa preoccupa i sindacati. “Con l’avvicinarsi delle gare Intercity, cresce il clima di incertezza e di forte preoccupazione tra le lavoratrici e i lavoratori del comparto ferroviario, che vedono messo in discussione il proprio futuro occupazionale e professionale”, scrivono Filt-Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Ferrovie in una lettera al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e al ministro per gli Affari Europei, il Pnrr e le Politiche di Coesione Tommaso Foti.

“Il quadro che emerge non chiarisce la direzione che il governo intende intraprendere, né rispetto al tema delle gare, né rispetto all’impatto che tali scelte potranno determinare sull’assetto industriale del gruppo Fs, sulla continuità del servizio pubblico e sulle condizioni di lavoro e di sicurezza”, scrivono le sigle sindacali, sottolineando che la creazione di una Rolling Stock Company separata dal gruppo Fs “introduce ulteriori elementi di frammentazione e incertezza in un quadro già complesso, con potenziali ricadute negative sul piano industriale, organizzativo e occupazionale“. La proposta “appare priva di una visione industriale di lungo periodo e prevalentemente orientata a rispondere a esigenze di riprogrammazione e rendicontazione delle risorse del Pnrr, piuttosto che a un reale rafforzamento strutturale del sistema ferroviario del Paese”, scrivono ancora i sindacati, chiedendo quindi al governo di “abbandonare tali ipotesi di riforma del sistema ferroviario e di aprire un confronto serio”. In assenza di un cambio di impostazione le sigle “si riservano di intraprendere ogni iniziativa ritenuta necessaria a tutela del lavoro, del servizio pubblico ferroviario e dell’interesse generale”.

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