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“Due anni da incubo, tutte le cose che potevano andare male sono andate male. In tanti sono spariti, Fedez? Mi sono sentita completamente abbandonata”: parla Chiara Ferragni

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Quando in aula ha sentito pronunciare “articolo 531”, Chiara Ferragni non ha avuto dubbi su cosa stesse accadendo. “Ho abbracciato Giuseppe Iannaccone, mi sono messa a piangere, singhiozzavo. Sembrava una scena da film”, racconta al Corriere della Sera. È così che si è chiuso il procedimento giudiziario legato al cosiddetto Pandoro Gate, con la dichiarazione di estinzione del reato e il proscioglimento: la truffa non aggravata, infatti, è punibile solo con una querela e quelle presente sono state ritirate dopo i risarcimenti. “So benissimo cosa significa l’articolo 531 – chiarisce subito – come conosco quelli che portano alla condanna”.

Per Ferragni è stata, parole sue, “la fine di un incubo”. Due anni in cui, spiega, “tutte le cose che potevano andare male sono andate male”, ma senza mai perdere la convinzione che l’esito sarebbe stato favorevole. “Non c’era nessun elemento per parlare di una truffa”, ribadisce. Il punto, ammette oggi, non è stato l’intento ma la gestione. “Eravamo all’apice del nostro successo, erano gli anni di Sanremo, della serie tv, delle grandi campagne globali. Perché mai avremmo dovuto fare qualcosa di irregolare per una piccola operazione benefica dalla quale non avremmo guadagnato un euro in più?”. Ferragni riconosce però l’ingenuità: “Abbiamo sempre pensato che potevamo fare errori, e li abbiamo fatti, ma in buona fede. Il problema è stato non capire che anche una questione del genere potesse avere dei rischi se non gestita bene. Io vedevo solo il lato positivo: dare un macchinario a un ospedale”. Se potesse tornare indietro, dice senza esitazioni, “mi circonderei di persone con più esperienza”. E aggiunge: “Da business woman, da influencer, da celebrity, farò sempre errori di valutazione. Ma mai nella mia vita mi sarei immaginata indagata e imputata in un procedimento penale. È la cosa che mi ha fatto più male”.

Il silenzio mediatico che ha accompagnato gran parte di questi due anni è stato una scelta obbligata: “Avevo paura che qualsiasi cosa dicessi potesse essere usata contro di me”, spiega. “È stata una delle cose più difficili della mia vita, ma l’ho affrontata a testa alta perché sapevo di essere innocente. Essere un fenomeno mediatico mi ha dato tanti vantaggi, ma in questo periodo mi ha dato praticamente solo svantaggi”. Alla pressione giudiziaria si è sommata quella personale. Ferragni non nasconde il senso di tradimento provato: “Quando vinci tutti vogliono salire sul tuo carro, quando hai bisogno tante persone spariscono”. Le accuse che più l’hanno ferita sono state quelle sul piano morale: “Prima gli hater dicevano che ero superficiale. Ma quando hanno detto che avevo truffato i bambini malati, cosa poteva esserci di peggio? Avevo fatto un errore di comunicazione verso i consumatori, invece davano una rappresentazione di me che era la più lontana dalla realtà”.

Nel mezzo di questo periodo arriva anche la separazione da Fedez, vissuta come un colpo ulteriore. “C’è stata una separazione pubblica nell’unico mio momento di bisogno. Mi sono sentita completamente abbandonata. Ho sofferto tantissimo”. A sostenerla, racconta, sono rimasti in pochi ma solidi: “La mia famiglia, mia mamma, i miei cari amici, gli avvocati. E tante persone che si avvicinavano per dirmi: ‘Stai tranquilla, vedrai che la giustizia alla fine viene fuori’”.

Oggi Ferragni dice di sentirsi cambiata profondamente. “Prima il valore era essere sempre sulla cresta dell’onda, fare progetti di successo, sentire che tutti mi applaudivano. In questi due anni ho fatto un lavoro su me stessa pazzesco”. Racconta di aver imparato a prendersi cura di sé e di aver continuato a credere, giorno dopo giorno, che la verità sarebbe emersa. “Sono un’eterna positiva. Ora pian piano comincerò a raccontare senza rabbia cosa sono stati questi due anni”. In aula, sottolinea, ha anche stretto la mano al pm Fusco. Alla domanda se oggi stia rinascendo, risponde con cautela: “Spero che rinasca. Ma la persona tutta perfezione di prima, con quell’aura che non ho mai cercato ma che in qualche modo ho alimentato, non esiste più”. Dice di voler essere “più consapevole, più attenta e più vera”, e di desiderare che gli altri riescano finalmente a percepirla per quello che è. La prima cosa che farà ora che tutto è finito? “Festeggerò. Ho detto a tutti i miei amici di venire a casa mia. Staremo insieme, tranquilli. Ora ricomincio a vivere”.

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