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Tariffe telefoniche, boom di rincari nel 2026: stangata da 12 a 60 euro l’anno.

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Stangata telefonica in arrivo per gli italiani. Le tariffe, sia per la rete mobile sia per la linea fissa, aumenteranno sensibilmente quest’anno. A fare i conti è il Codacons che stima incrementi che vanno da un minimo di 12 euro a un massimo di 60 euro l’anno, a seconda dell’operatore e dell’offerta. Tradotto: da uno a cinque euro in più al mese. Un aumento apparentemente contenuto, ma che su scala nazionale rischia di avere un impatto molto rilevante, considerando che la spesa complessiva delle famiglie italiane per i servizi telefonici fissi e mobili supera i 22 miliardi di euro l’anno.

Perché aumentano le tariffe telefoniche nel 2026

Alla base dei rincari c’è innanzitutto l’adeguamento all’inflazione, che nel 2025 è salita all’1,5% (dati preliminari Istat). C’è poi un altro fattore, la fine della cosiddetta “guerra dei prezzi”, che per anni ha spinto gli operatori a offrire tariffe sempre più basse, spesso a scapito dei margini, per “sottrarre” clienti ai concorrenti. A questo si aggiunge la necessità di investimenti continui in infrastrutture e tecnologie, dalla fibra alle reti mobili di nuova generazione. Il mix dei tre elementi ha portato i principali operatori telefonici a rivedere ora al rialzo molte offerte, soprattutto attraverso le cosiddette rimodulazioni, cioè le modifiche unilaterali dei contratti già attivi e comunicate a gruppi selezionati di clienti.
Il fenomeno riguarda quasi tutti i grandi operatori. Fastweb ha programmato aumenti sia sul mobile sia sul fisso, con rincari che vanno da uno a quattro euro al mese per il mobile e da uno a tre euro per la rete fissa, a seconda dell’offerta. WindTre ha già applicato aumenti sul mobile e ha previsto rincari fino a cinque euro al mese su alcune offerte fisse. Tim ha ritoccato verso l’alto sia alcune offerte mobili sia i pacchetti TimVision, con incrementi che nel corso del 2026 possono arrivare fino a 48 euro l’anno. Resta fuori per ora Iliad che continua a evitare le rimodulazioni sui clienti già acquisiti, ma che aumenta però il prezzo della fibra per i nuovi utenti.

La denuncia del Codacons e l’impatto sui consumatori

Il Codacons fa notare come la nuova ondata di aumenti si somma a quelli già scattati a inizio anno su pedaggi autostradali, accise sui carburanti, sigarette, Rc Auto e servizi postali. Secondo una stima dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, nel 2026 i rincari complessivi potrebbero arrivare a 672,60 euro annui per famiglia. Anche Assium, l’associazione italiana degli Utility Manager, avverte che aumenti apparentemente piccoli, come uno o due euro al mese, possono tradursi in un “impatto enorme” sulla spesa collettiva, proprio per la diffusione capillare dei servizi telefonici. E preoccupa il fatto che il mercato telefonico è sempre più concentrato. I processi di consolidamento in corso, come l’integrazione tra Fastweb e Vodafone e le indiscrezioni su possibili future fusioni, alimentano il timore di una minore concorrenza e di ulteriori rincari nei prossimi mesi.

Come difendersi dai rincari telefonici: i diritti degli utenti

Come difendersi? In caso di modifiche unilaterali delle condizioni contrattuali, i consumatori hanno diritto a recedere gratuitamente dal contratto, senza penali né costi di disattivazione, e passare a un altro operatore. Per recedere dal contratto si può mandare una raccomandata oppure una comunicazione via Pec. Si può altrimenti contattare il servizio clienti o utilizzare i moduli messi a disposizione sui siti degli operatori. Il punto chiave è il tempo: dalla comunicazione dell’aumento decorrono in genere 30 giorni entro i quali è possibile rifiutare la rimodulazione e disdire senza costi. Il consiglio di base è leggere con attenzione le comunicazioni degli operatori, confrontare le offerte e non dare mai per scontato che il rincaro sia inevitabile.