Cinque teste mozzate appese con delle corde a pali di legno ritrovate su una spiaggia da sogno, la scoperta choc: “Dietro c’è un messaggio ben preciso”
Cinque teste mozzate appese con delle corde a pali di legno, esposte sulla sabbia di una spiaggia frequentata da bagnanti e pescatori. È la scena che si sono trovati davanti domenica mattina gli abitanti di Puerto López, cittadina sulla costa pacifica dell’Ecuador, diventata uno dei simboli della violenza legata al narcotraffico. Lo riporta la BBC, citando fonti della polizia e dei media locali.
Accanto ai resti umani è stato trovato un cartello con un messaggio esplicito: una minaccia rivolta a chi ruba o estorce denaro ai pescatori locali, con l’avvertimento che la stessa sorte toccherà a chi continuerà. Secondo gli investigatori, si tratterebbe di un avvertimento lanciato da un gruppo criminale rivale nell’ambito della lotta per il controllo del territorio e delle rotte del traffico di droga. La polizia ha identificato le teste come appartenenti a cinque uomini di età compresa tra i 20 e i 34 anni, tutti denunciati come scomparsi alcuni giorni prima. Le autorità hanno riferito che uno di loro aveva precedenti penali per possesso illegale di armi. I corpi non sono stati ancora ritrovati.
Puerto López è una spiaggia suggestiva che si trova nella provincia di Manabí, una delle aree più colpite dalla violenza delle gang: porti e città affacciate sull’Oceano Pacifico sono diventati nodi strategici per il traffico di cocaina diretta verso Stati Uniti ed Europa. L’Ecuador, stretto tra Colombia e Perù – i due maggiori produttori mondiali di cocaina – è ormai un Paese di transito cruciale. Le gang locali, spiegano gli esperti citati dalla BBC, hanno stretto alleanze con potenti cartelli messicani e colombiani, diversificando le attività criminali tra narcotraffico ed estorsioni ai danni delle imprese locali. Negli ultimi mesi, i pescatori della zona sarebbero stati costretti a collaborare o a pagare “protezione”, pena ritorsioni violente. Le autorità ritengono che il macabro messaggio lasciato sulla spiaggia sia legato proprio a questo sistema di intimidazioni.
La scoperta arriva in un contesto già segnato da un’escalation sanguinosa. Il 28 dicembre scorso, sempre a Puerto López, sei persone – tra cui un bambino di due anni – sono state uccise quando uomini armati hanno aperto il fuoco su un gruppo di persone sul lungomare. Il giorno precedente, un altro attacco aveva causato tre morti. Secondo la polizia, le sparatorie sarebbero state innescate dalla lotta per il controllo della città tra due fazioni rivali dei Los Choneros, una delle gang più potenti del Paese. Los Choneros è considerata uno dei principali motori della violenza che sta sconvolgendo l’Ecuador: nel settembre scorso il Dipartimento di Stato americano ha inserito il gruppo nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere. Il suo leader, noto come “Fito”, è stato estradato negli Stati Uniti nel luglio dell’anno scorso.
I numeri confermano la gravità della crisi: secondo i dati del ministero dell’Interno, il 2025 è stato l’anno più violento mai registrato in Ecuador, con 9.176 omicidi, superando il record del 2023. Nove delle 24 province del Paese, tra cui Manabí, sono attualmente sotto stato di emergenza, che consente alle autorità di limitare alcuni diritti civili nel tentativo – finora fallito – di contenere la spirale di violenza. La BBC sottolinea infine che anche i governi stranieri hanno lanciato avvertimenti: il Regno Unito sconsiglia tutti i viaggi non essenziali nella provincia di Manabí e in altre regioni costiere, oltre che nelle aree vicine al confine con la Colombia.
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