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Roma, la cittadinanza contro la minaccia di sgombero dello spazio Spin Time: “Così si alimenta la marginalità”

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Contro il rischio di sgombero di Spin Time, a Roma, si muove una parte sempre più ampia della città. Attori, registi, scrittori, giornalisti, associazioni, realtà della società civile e rappresentanti politici hanno rilanciato in questi giorni appelli pubblici contro l’ipotesi di un intervento del Viminale, tornata d’attualità dopo le parole pronunciate del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a seguito dello sgombero dell’Askatasuna a Torino. Il tema sarà ora al centro di un’assemblea pubblica in programma il 10 gennaio, che si preannuncia molto partecipata. Un appuntamento che, nelle intenzioni degli abitanti e delle realtà che animano lo spazio di via Santa Croce in Gerusalemme, vuole trasformare l’ondata di solidarietà in un percorso organizzato capace di scongiurare lo sgombero.

“Il sindaco non può permettere che il governo ignori la sua autorità con l’obiettivo di sgomberare la nostra idea di società”, spiegano gli attivisti di Spin Time. “A favore di una proprietà che vuole speculare su un immobile sottratto alla cittadinanza per due decenni, a danno dei cittadini che oggi hanno accesso a un palazzo rigenerato”. Secondo chi vive e attraversa Spin Time, il nodo non riguarda soltanto un’occupazione abitativa, ma il ruolo degli spazi sociali nelle città. “Luoghi come Spin Time sono una risorsa civica. Qui la cittadinanza non è uno status, ma una pratica quotidiana di cura condivisa”, spiegano. Una pratica che negli anni ha coinvolto oltre 130 nuclei familiari e migliaia di persone, tra attività sociali, culturali ed educative.

In difesa di Spin Time sono scesi in campo anche numerosi esponenti del mondo della cultura. Una petizione indirizzata al ministero dell’Interno chiede di fermare ogni procedimento nei confronti dello spazio romano. Tra i firmatari figurano, tra gli altri, Marco Bellocchio, Matteo Garrone, Nanni Moretti, Fabrizio Gifuni, Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Sabina Guzzanti e Margherita Vicario. “Spin Time non è un centro sociale occupato, non è un luogo di propaganda politica, non produce illegalità”, si legge nell’appello. “È un’idea di umanità, di convivenza e di cittadinanza attiva, come previsto dall’articolo 4 della Costituzione”. Nel palazzo vivono circa 400 persone provenienti da oltre 25 Paesi, in una comunità che comprende più di 100 bambine e bambini. “Grazie alla collaborazione con la scuola Di Donato – prosegue il testo – il diritto allo studio è garantito per tutte e tutti: la dispersione scolastica è pari a zero”. Lo sgombero, secondo i firmatari, avrebbe effetti che vanno ben oltre l’edificio. “Significherebbe disperdere una comunità, spezzare legami costruiti nel tempo, interrompere percorsi di studio, di lavoro e di vita, e alimentare nuova marginalità in diversi quartieri della città”.

Spin Time occupa dal 2013 un ex palazzo Inpdap di dieci piani, rimasto vuoto per anni prima dell’occupazione promossa dal movimento Action per il diritto all’abitare. Sette piani sono destinati all’abitare, mentre circa 5 mila metri quadrati ospitano attività sociali, educative e culturali: dal doposcuola all’osteria, dal barbiere alla stamperia, dalla camera oscura agli spazi sportivi, fino al coworking e all’auditorium, luogo in cui si riuniscono sindacati, associazioni e ong. Nel seminterrato ha sede anche La Redazione, spazio culturale creato da Scomodo da cui è nato anche un mensile. L’immobile, nel frattempo, è stato ceduto a un fondo immobiliare, Investire Sgr (gruppo Banca Finnat). Dal 2021 la minaccia di sgombero è costante, ma dall’insediamento del governo Meloni la pressione si è intensificata. Dopo gli sgomberi del Leoncavallo a Milano, Spin Time è finito in cima alla lista degli spazi attenzionati dal Viminale, in parallelo al palazzo occupato da CasaPound in via Napoleone III, a poche centinaia di metri. Un messaggio politico chiaro da parte di Piantedosi: lo sgombero di Casapound avverrà solo insieme a quello di Spin Time. Una comparazione che gli abitanti respingono, rivendicando la funzione abitativa e comunitaria dello spazio. Non solo movimenti e associazioni. Negli anni Spin Time ha ottenuto anche il sostegno del Vaticano: sotto papa Francesco, e poi con papa Leone XIV, il palazzo è diventato simbolo dell’accoglienza proposta dalla Chiesa fino a diventare uno dei luoghi del Giubileo dei movimenti.

Il Comune di Roma, nel 2023, aveva tentato di acquistare l’immobile – nonostante il costo di 36,7 milioni di euro – senza successo. Da allora, nonostante l’assenza di un piano alternativo per i residenti, l’amministrazione capitolina ha assicurato che nessuno finirà per strada, senza però riaprire un tavolo in questi anni. “Il 10 gennaio ci vedremo a Spin Time per organizzarci e per sognare un altro modello di città”, spiegano gli attivisti. “Se vogliono chiudere gli spazi sociali e abitativi, bisogna rispondere come comunità. Incontriamoci perché abbiamo bisogno di una città a misura di tutti, in cui l’educazione è garantita a tutte le fasce d’età, in cui il diritto all’abitare non è ostacolato dalla speculazione privata. Una città che non esclude, ma che accoglie.”. L’assemblea sarà aperta a cittadini, associazioni, sindacati, partiti, figure istituzionali e artisti. Un percorso che, per chi difende Spin Time, come spiega chi lo anima, non riguarda solo un edificio, ma l’idea stessa di città. E che rischia, in caso di sgombero, di aprire una frattura profonda nel tessuto urbano e sociale di Roma.

L'articolo Roma, la cittadinanza contro la minaccia di sgombero dello spazio Spin Time: “Così si alimenta la marginalità” proviene da Il Fatto Quotidiano.