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Volo MH370, il mistero riaperto: la Malesia riprende le ricerche nell’Oceano Indiano

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Uno dei più grandi misteri dell’aviazione moderna deve essere risolto. Era l’8 marzo 2014 quando il volo Malaysia Airlines 370, un Boeing 777-200ER in servizio dall’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur, in Malesia, allo scalo di Pechino, in Cina, scomparve dagli schermi radar e dai siti di tracciamento. L’ultima comunicazione con l’equipaggio risale a circa 38 minuti dopo il decollo mentre l’aeroplano sorvolava il Mar Cinese Meridionale. Pochi minuti dopo, il volo sparì dai radar civili del controllo di volo ma continuò ad essere tracciato da quelli militari per circa un’ora lungo una rotta molto più a ovest rispetto al piano di volo previsto. Fino a quando uscì dalla portata dei radar a poco meno di 400 km a nordovest dell’isola di Penang.

La decisione della Malesia di riprendere le ricerche

Dopo indagini, supposizioni, spedizioni provate, ritrovamenti parziali di parti del relitto e anche ipotesi di omicidio-suicidio da parte del comandante, ora il governo malese ha deciso di riprendere le ricerche a partire dal 31 dicembre. L’operazione è quindi iniziata seguendo un piano di 55 giorni precedentemente annunciato e fa seguito a una precedente missione eseguita dalla società Ocean Infinity conclusasi nell’aprile scorso a causa delle cattive condizioni meteorologiche presenti nelle aree da perlustrare.

Il ruolo di Ocean Infinity e l’accordo “no find, no fee”

Ora l’azienda di robotica marina con sede nel Regno Unito e negli Stati Uniti sta conducendo la ricerca nell’ambito di un accordo “no find, no fee” con il Ministero dei Trasporti malese, ovvero se non sarà ritrovato il relitto sul fondale non saranno pagati altri soldi da parte del governo malese. Le operazioni sono ora condotte coprendo 5.800 miglia quadrate nell’Oceano Indiano meridionale, identificate come quelle aventi una maggiore probabilità di localizzare quanto resta del Boeing 777 scomparso, sebbene le autorità non abbiano ancora rilasciato le coordinate esatte.

Le nuove analisi su traiettoria e detriti

Secondo il Ministero dei Trasporti malese la rinnovata attenzione si basa su analisi aggiornate della traiettoria del volo rilevata dai satelliti e della deriva prodotta dalle correnti oceaniche, nonché sui rilevamenti effettuati sui detriti provenienti dall’aereo che alcuni anni fa si erano arenati sulle coste dell’Africa. Ocean Infinity, che ha precedentemente esaminato l’area nel 2018 e all’inizio di quest’anno, non ha rilasciato commenti sui tempi previsti dalla missione.

Le ipotesi sul disastro e il sospetto di un atto deliberato

Il volo scomparve con 239 persone a bordo, innescando una delle più grandi campagne di ricerca subacquea mai intraprese per conto dell’aviazione. Ufficialmente, nonostante le diverse ipotesi formulate e sostenute da indizi, la causa dell’incidente non è ancora stata dichiarata mentre le famiglie delle vittime continuano a chiedere risposte. Secondo quanto riportò il New York Times nel 2022, pubblicando un documento confidenziale delle indagini redatto dalla polizia malese, il comandante dell’aereo, Zaharie Ahmad Shah, aveva condotto un volo simulato verso la parte più remota dell’Oceano Indiano meridionale meno di un mese prima dell’8 marzo, dando così origine al sospetto di un atto premeditato di omicidio suicidio.

Rotte alternative, segnali radio e risarcimenti

Non sarebbe l’unico indizio che punta a tale tesi: uno di questi è il fatto che gli iniziali cambi di rotta siano avvenuti proprio in coincidenza con i cambi di frequenza radio e di settore del controllo dello spazio aereo, facendo di fatto guadagnare tempo per “scomparire”. Altre tesi facevano propendere per rotte differenti, più a sud di quella poi considerata come la più probabile, grazie anche a calcoli fatti da un ex pilota inglese che, da appassionato radioamatore, utilizza per i collegamenti la tecnica dell’Aircraft scatter, ovvero fa rimbalzare onde radio sugli aeroplani in volo che si trovano a metà strada tra la stazione che trasmette e quella che riceve. Come spesso avviene, l’esito finale delle indagini determina l’entità del risarcimento alle famiglie delle vittime.