“Scorrere le mie foto del 2025 è stata una doccia fredda. A gennaio le ultime chemio, le più dure. A marzo mi sono sentita persa. Oggi è un giorno per il lutto, domani per risalire”: parla Bianca Balti
“Una doccia fredda”. Questo è stato per Bianca Balti scorrere le foto del 2025 e lo scrive lei stessa su Substack, in un lungo post nel quale racconta un anno difficile. “Gennaio è stato un disastro totale. – inizia – Gli ultimi due cicli di chemioterapia, di gran lunga i più duri. Gli incendi a Los Angeles. Il dubbio se la mia relazione potesse sopravvivere alla distanza. Tutto è successo nel giro di pochi giorni”. Nel settembre 2024 la modella ha scoperto di avere un tumore ovarico al terzo stadio e il percorso affrontato lo ha condiviso a più riprese, aiutando molti nella sua situazione a sentirsi meno soli.
Il racconto del 2025 continua con febbraio: “Non c’era tempo per elaborare quello che era appena accaduto con la mia diagnosi di cancro. C’erano il Festival di Sanremo e la fashion week, e io ero disperata all’idea di tornare alla normalità. Dall’ultimo ciclo di chemio sono passata, nel giro di pochi giorni, al più grande programma televisivo d’Italia. Dodici milioni di persone mi guardavano tornare al lavoro con la testa rasata. È stato come un tornado, uno di quelli che non ti lasciano il tempo di pensare. All’epoca mi sembrava una benedizione. Ora non ne sono più così sicura”. Balti definisce marzo “strano”, perché, spiega, “dopo due mesi estremi — uno dedicato alla sopravvivenza, l’altro a restare costantemente occupata — mi sono sentita persa. Le attenzioni e le cure che avevo ricevuto durante la terapia dal mio compagno erano finite. A febbraio avevo lavorato senza sosta in Italia e lui era sempre al mio fianco. All’improvviso ero tornata a Los Angeles, da sola“.
La modella racconta di avere iniziato la cura con gli inibitori PARP, Lynparza, “quattro pillole al giorno”, due giorni prima del 17 marzo, la data del suo compleanno. Poi aprile, “iniziato con una grave e dolorosa infezione all’occhio. Sono volata a Milano per lavoro indossando occhiali da sole per nasconderla. Da Milano, io e il mio compagno siamo tornati a Los Angeles per prendere le mie figlie e il giorno dopo siamo ripartiti insieme per Tokyo, con uno scalo in Canada, mentre io stavo male per via delle pillole”. E Balti spiega come gli inibitori PARP l’abbiano fatta sentire “peggio della chemioterapia”: “Il Giappone era il sogno delle mie figlie. Era anche il compleanno di Mia. Loro si sono divertite tantissimo. Io no. Mi sentivo sempre più svuotata”.
I mesi si succedono e la modella capisce che la sua “spossatezza fisica era in gran parte mentale”. Il racconto su Substack è diretto, sincero, non omette nulla. Arriva luglio: “Quando sono rientrata negli Stati Uniti il 6 luglio per fare richiesta del visto, sono crollata. In ospedale il mio oncologo mi ha detto che si sarebbe trasferito in un’altra struttura. Ho iniziato a piangere e non ho smesso per settimane”. Da lì la decisione presa con la psico-oncologa di tornare ai cerotti di estrogeni, la morte della zia (“ho provato un senso di perdita immenso”), e agosto, il mese di una “decisione definitiva: niente più lavori senza contratto. Ho scelto di lavorare solo con brand disposti a impegnarsi nel lungo periodo, non collaborazioni occasionali, ma partnership annuali, anche se questo significava guadagnare meno nel breve termine”.
Cosa si aspetta dal futuro, Balti? “Ho 41 anni. Sono una madre single di due figlie. Sto cambiando carriera. Tengo il punto con i brand. Prendo posizione sul mio valore. Mi assumo rischi che sento necessari e terrificanti. Non ho mai vissuto nella paura. Dopo il 2025, mi sento piena di paura. Non sono mai stata pessimista. Dopo il 2025, non sono sempre sicura di dove guardare per trovare l’ottimismo. Forse sta in questa semplice verità: anche se il 2025 è stato durissimo, io sono ancora in piedi. In piedi, con le lacrime agli occhi. Ma ancora qui. E so questo: la chiave per sopravvivere è la gratitudine. Quindi oggi è un giorno per il lutto. Domani, primo gennaio, è un giorno per elevarsi. Riscriverò questa storia partendo dalla gratitudine”.
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