Candia e la “Bella Pierina”: il classico con il rogo in piazza
CANDIA. «Non bruciatemi, non voglio salire sul rogo» sono le parole che ogni anno la Bella Pierina (o meglio una voce fuori campo…) urla al cielo prima che gli armigeri del re di Spagna la conducano sulla pira dove il fantoccio sarà avvolto dalle fiamme.
Il programma
Nella sera del martedì grasso (4 marzo) il programma della Bella Pierina tornerà ad appassionare i cittadini di Candia e dei paesi limitrofi. L’ultimo giorno del suggestivo Carnevale candiese organizzato dal Comune e dalla biblioteca comunale “Maggi” inizierà alle 21 con la sfilata storica dall’ex asilo infantile di via Sant’Antonio in direzione dell’abitazione della Bella Pierina in via Peschiera. Poi ritorno con sosta al Caffè Sport e arrivo in piazza San Carlo, che torna in auge dopo che l’anno scorso la rievocazione si era tenuta nella retrostante piazza Bergamasco.
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Al centro del paese, gli attori candiesi e vallesi della compagnia teatrale “Magatlòn” insceneranno il processo alla Pierina, il cui fantoccio finirà inevitabilmente sul rogo. Non mancheranno gli stand con vin brulè, cioccolata calda, “gal” (chiacchiere) e castagnole a cura della Pro loco.
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«La storia o se vogliamo la leggenda – spiega Massimo Mazzucco, assessore e attore degli stessi “Magatlòn” – fu riordinata mezzo secolo fa da Camillo Soldato, prima segretario comunale e poi sindaco di Candia, e nonno del magistrato Pier Camillo Davigo. Soldato scrisse a lungo sul periodico locale “Rulìn”: fra le figure da lui esaltate c’era proprio la Pierina, l’avvenente giovane che nel 1617 morì sul rogo nella pubblica piazza e che oggi rappresenta la maschera tipica del Carnevale candiese».
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Martedì sera gli occhi del pubblico saranno puntati sulla giovane che, più di 400 anni fa, nel periodo delle guerre di successione per il Monferrato, avrebbe fatto la spia per i Piemontesi ai danni degli Spagnoli. La Pierina, secondo Soldato, era nata nel 1600 in Peschiera, piccolo gruppo di case allora situate fuori dalle mura del borgo di Candia, ma oggi del tutto inserite nel centro abitato. «Mentre le sue carni si contorcevano, i suoi occhi fissavano lontano la cappelletta di Sant’Anna e brillavano, come due piccole stelle, la luce di quel martirio», si legge nel testo di Soldato.
Umberto De Agostino