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Il vecchio ordine è morto, che cosa succederà?

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Il ritmo vertiginoso degli sviluppi sulla scena mondiale da quando Donald Trump è rientrato alla Casa Bianca ha lasciato la maggior parte del mondo, compresi molti dei protagonisti, in difficoltà nel spiegare che cosa stia accadendo e nel decidere che cosa fare.
Nelle ultime cinque settimane, l’intero “ordine basato sulle regole” ha subito un colpo irreversibile. Gli Stati Uniti e la Russia hanno ripreso la strada del dialogo tra pari, mettendo a fuoco la prospettiva della fine della guerra tra Ucraina e Russia e riducendo drasticamente il pericolo di un’imminente guerra termonucleare. Solo una settimana fa Marco Rubio e Sergei Lavrov si sono incontrati in Arabia Saudita (foto), un incontro molto proficuo volto a ristabilire le normali relazioni bilaterali che Biden aveva mandato in frantumi.
Un Volodymyr Zelensky alquanto disperato ha scelto di attaccare pubblicamente il Presidente degli Stati Uniti per non averlo invitato a quell’incontro a Riad e accusandolo di “vivere in uno spazio di disinformazione creato dalla Russia”. Con una svolta di 180 gradi rispetto alla precedente posizione di Washington e del G7, Trump ha accusato Zelensky di essere “un dittatore senza elezioni” e per di più molto impopolare, lasciando intendere che i suoi giorni sono contati. Inoltre, secondo varie fonti ucraine, gli Stati Uniti hanno cessato le vendite di armi a Kiev e l’amministrazione Trump sta cercando di assicurare una solida presenza economica e finanziaria statunitense nella futura Ucraina.
Anche i leader europei si sono lagnati di essere stati esclusi dai nuovi sviluppi. Così, il 22 febbraio il presidente polacco Duda si è precipitato a Washington per incontrare il suo omologo statunitense, seguito due giorni dopo dal presidente francese Macron, mentre il primo ministro britannico sarà ricevuto alla Casa Bianca il 27 febbraio per cercare di salvare la “relazione speciale anglo-americana”. Nel frattempo, il 23 febbraio alcuni leader europei, guidati da Ursula von der Leyen, hanno dimostrato “imperitura solidarietà” a Zelensky recandosi a Kiev, dove si è tenuto anche un vertice telamatico tra i leader del G7. Insomma, tanti viaggi in aereo e tante chiacchiere, ma poco altro.
Negli Stati Uniti, la spaccatura tra i Paesi europei e gli Stati Uniti si è manifestata nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza scritta dagli USA, non contenente alcun riferimento all'”aggressione russa” in Ucraina e per un ritorno ai confini precedenti al 2014. La risoluzione è passata col voto favorevole di USA, Russia e Cina, senza il veto di Francia e Regno Unito, che non hanno avuto il coraggio di mantenere roboanti promesse.
In Medio Oriente la situazione sembra molto meno promettente, anche se è stato fermato il vero e proprio genocidio a Gaza, che era ovviamente la cosa più urgente.
In sintesi, la presidenza Trump ha messo in crisi l’attuale ordine mondiale (oltre a scuotere lo “Stato profondo” in patria). Ciò non significa che esso sarà sostituito da qualcosa di più positivo. Tuttavia, si aprono una miriade di opportunità per promuovere una nuova architettura di sicurezza e sviluppo che garantisca gli interessi di sicurezza di tutte le nazioni, come propone lo Schiller Institute (SI). Questo tema sarà affrontato nelle due conferenze internazionali dell’Istituto che si terranno nelle prossime settimane, una nell’area di New York e l’altra in Europa. Restate sintonizzati per ulteriori informazioni.